Sul numero in uscita di Rocca, datato 1.mo ottobre, don Aldo Antonelli, già parroco di Antrosano (Aq) e referente di Libera per l’Abruzzo riflette su due parole, che hanno la “stessa radice, ma producono frutti diversi”: Identità e Idiozia!

«C’è una versione del termine “identità” che – argomenta Antonelli – ne fa un uso “idiota”, nel senso etimologico del termine, per indicare colui che gira attorno a se stesso, chiuso ad ogni comunicazione, bruciato in un corto circuito che lo pone in opposizione agli altri ed anche all’altro che ognuno porta in se stesso. E’ l’uso tutt’oggi in bocca alla politica da strapazzo e negli spot da baraccone.

Un fenomeno ben descritto da Amartya Sen che il 30 giugno 2006 scriveva su La Repubblica: “Viviamo in un mondo diviso, disgregato dalla disuguaglianza economica e dalla disaffezione politica, ma anche, sempre di più, dalla coltivazione, a fini violenti, di sistemi univoci di classificazione degli individui, che limitano profondamente la ricchezza degli esseri umani. Lo sfruttamento di un’identità conflittuale si manifesta in molte forme diverse, in distinte aree dell’interazione sociale. Gli individui combattono contro altri individui in nome di ciò che la loro presunta identità unica esige da loro, dividendosi rispettivamente secondo criteri di razza, di religione, di etnia o di nazionalità: tali divisioni si traducono in scontri razziali, massacri intercomunitari o stragi politiche”.

Dimenticando, invece, che la vera “Identità” non è nel soggetto, come si teorizza generalmente, bensì nella relazione, nel rapporto, nella dimensione io-tu.

Nella coscienza, appunto, che le identità sono plurali, ci rendono riconoscibili gli uni verso gli altri, non gli uni contro gli altri. Perché proprio attraverso l’incontro, attraverso gli occhi degli altri noi scopriamo qualcosa della nostra identità».

«Come cristiani, poi, dovremmo ricordare che la dinamica relazionale ha nel mistero trinitario le sue radici», conclude Antonelli

 

Adista, 22/09/2019