39960 ROMA-ADISTA. La Chiesa tedesca non è nuova a iniziative autonome e fughe in avanti, nell’impegno a osservare i segni dei tempi e a rispondere a nuove domande e nuove realtà dei credenti, come la richiesta di benedizione della Chiesa alle coppie che non possono sposarsi con rito religioso (divorziati risposati o le coppie omosessuali, v. Adista online 24/4/19 e Adista Notizie nn. 19/15; 7/19). Ne va della credibilità della Chiesa stessa, che sta attraversando una fase di crisi a livello universale e che deve passare per una riforma profonda, soprattutto dal punto di vista pastorale, se vuole continuare ad essere significativa per i cattolici di oggi. E che in Vaticano si continui a nascondere la polvere sotto il tappeto lo pensano in molti in Germania, che si trova all’inizio di un controverso “cammino sinodale”, che potrebbe cambiare il volto della Chiesa tedesca (v.qui). «È sconcertante: Roma ovviamente non ha ancora capito in che enorme crisi la Chiesa cattolica si trovi, e non solo in Germania ma nel mondo intero», dichiara mons. Klaus Pfeffer, vicario generale della diocesi di Essen, al sito ufficiale della Chiesa tedesca katholisch.de (13/9). Che così commenta le missive arrivate in Germania dalla Curia vaticana, tese a delegittimare la validità delle decisioni che verranno prese nel cammino sinodale: «Chiunque crede ancora oggi di soffocare le discussioni nella Chiesa con potenti avvertimenti o persino minacce, non risolve un solo problema, al contrario, divisioni e fratture si intensificano enormemente».

Avanti tutta!

La sensazione è che la Chiesa tedesca non si lasci intimidire dagli avvertimenti vaticani e che intenda andare diritta per la sua strada: è del 19 settembre una dichiarazione di sostegno all’iniziativa sinodale da parte della Arbeitsgemeinschaft katholische Dogmatik und Fundamentaltheologie – rete di 240 docenti di Teologia di lingua tedesca diretta dal docente di Teologia fondamentale Georg Essen – in cui si afferma che «le condizioni sistemiche di abuso sessuale nella Chiesa cattolica e il loro insabbiamento hanno provocato conseguenze e richiesto una chiara elaborazione. Il percorso sinodale» avviato dalla Conferenza episcopale tedesca e dal Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), che ha anche in agenda la crisi degli abusi, deve «proseguire con determinazione», continua l’Associazione teologica. I casi di abuso e la loro gestione, ribadisce, hanno anche conseguenze per la teologia cattolica come disciplina scientifica». Per il teologo fondamentale di Salisburgo Gregor Maria Hoff, anch’egli membro della rete, è «urgente battere il ferro finché è caldo», e riflettere su uso del potere, morale sessuale, la questione del celibato e il ruolo delle donne in una Chiesa clericale, proprio i quattro temi dei forum preparatori per il cammino sinodale in Germania. L’opinione pubblica cattolica nel Paese è piuttosto compatta nel sostenere l’iniziativa: secondo il direttore della Süddeutsche Zeitung, Matthias Drobinski, a sua volta teologo e cattolico impegnato, intervistato dal settimanale inglese The Tablet (17/9), «chiunque stia ancora cercando prove del fatto che il clericalismo è vivo e vegeto nella Chiesa cattolica, eccola qui: la lettera del card. Ouellet, che porta questo messaggio ai suoi fratelli e sorelle cattolici in Germania: “Se sentite di dover discutere il futuro della Chiesa a tutti i costi, non pensate di poter decidere nulla di significativo. Basta”. Non una parola sul motivo che ha reso necessario il cammino sinodale, cioè la massiccia perdita di credibilità della Chiesa a causa dello scandalo degli abusi. Non una parola sull’incoraggiamento del papa a discutere il futuro della Chiesa con onestà e sincerità. Se i vescovi tedeschi obbediscono a queste istruzioni da Roma, il cammino sinodale è morto prima ancora di cominciare».

D’altronde, in Germania è chiaro a tutti che la situazione della Chiesa cattolica è disastrosa: i 200mila fedeli in meno registrati solo nel 2018 (ma nella Chiesa evangelica le cose vanno anche peggio, stante il minore numero di nuovi ingressi rispetto a quella cattolica) spingono l’editorialista della Frankfurter Allgemeine Zeitung Rainer Hank a parlare di una «bancarotta del cristianesimo» (16/9). Se continua così, ha scritto, entro il 2060 il numero dei membri di entrambe le Chiese sarà ancora dimezzato (attualmente i cattolici rappresentano il 28% della popolazione, mentre dopo la Seconda guerra mondiale erano il 45%).

Anche sulle donne, un’occasione imperdibile

Anche quello del ruolo delle donne nella Chiesa è un tema non procrastinabile. E non basta fare riferimento alla Chiesa universale – come nella lettera del card. Marc Ouellet – per argomentare l’opposizione alla questione dell’ordinazione delle donne, come ha sostenuto la vicepresidente dell’Associazione cattolica femminile tedesca, Agnes Wuckelt, che vuole discuterne con i vescovi nel cammino sinodale (katholisch.de, 18/9). In ogni caso, le critiche vaticane non preoccupano troppo: lo statuto definitivo del cammino sinodale, assicura, supererà le preoccupazioni romane sull’eccessivo potere dell’Assemblea: «Sebbene i laici possano avere voce in capitolo, tutte le decisioni devono essere prese dai singoli vescovi locali in vigore», ha anticipato. E quanto allo spirito dell’evangelizzazione, che il papa pone come prioritario nel processo sinodale, «nel Forum delle donne – spiega – abbiamo sempre cercato di non perdere di vista la dimensione spirituale e la predicazione del Vangelo. Qual è il messaggio evangelico? Può conciliarsi con i dogmi e le definizioni dei secoli passati? I quattro temi di cui stiamo parlando nel “cammino sinodale” indicano che nella Chiesa si è sviluppato qualcosa che non è più evangelico. Dobbiamo esaminare criticamente le nostre strutture. Vogliamo segnalare alla società che vogliamo cambiare queste strutture. A livello spirituale, questo significa rendere di nuovo visibile il Vangelo». Il “Synodaler Weg” sarà insomma, per Wuckelt, «una grande sfida», in cui oltre alla pubblicazione di testi occorrerà «trovare altre forme di relazioni con le persone. Se vogliamo davvero lavorare secondo il Vangelo, dobbiamo riuscire a coinvolgere i semplici credenti. Vogliamo cercare di trovare concetti per praticare la trasparenza all’interno dell’associazione: da un lato, per dirci cosa stiamo facendo come delegati in questo cammino sinodale; dall’altro, ascoltare cosa dovremmo portare con noi agli incontri, in modo che possiamo essere portavoce dei nostri membri». Quanto all’esito finale del cammino sinodale, Dal momento che abbiamo aspettative e suggerimenti diversi, «speriamo naturalmente che la situazione della donna cambi in relazione all’espansione delle posizioni di comando nella Chiesa, sia nel quadro del diritto canonico che oltre. Quindi desideriamo che i vescovi tedeschi mandino il voto a Roma. Perché alcune cose non le possono decidere da soli». Quanto poi alla possibilità che il Vaticano ascolti quanto deciso al cammino sinodale, «certo, la Germania è un piccolo punto del globo, ma siamo una delle Chiese più ricche del mondo. Questo ci dà già qualche attenzione. Quindi ciò che accade qui potrebbe essere un incoraggiamento per le altre Conferenze episcopali ad andare proprio per questa strada».

 

Ludovica Eugenio, Adista Notizie n° 33 del 28/09/2019