Capita poche volte di leggere un testo e trovarsi completamente d’accordo, pensando: “Avrei scritto le stesse cose!”… Con questo articolo di Paolo Ricca mi è capitato!

don Paolo Zambaldi

 

Ringrazio gli organizzatori di questo incontro ma soprattutto ringrazio voi per essere presenti così numerosi in un giorno che da programma è di libertà. Questo mi conferma nella convinzione, che mi sono fatto attraverso gli anni, che questo tema non è semplicemente una idea ma è fortemente sentito, è una esigenza che viene avvertita a livello di base, cioè a livello di cristiane e cristiani qualunque, popolo di Dio, di diverse Chiese.

Ora io, in questo breve intervento, desidero dirvi che cosa è l’ospitalità eucaristica. E’ due cose: è una visione e una prassi, cioè un modo di vedere e un modo di agire. Due dimensioni che non devono essere separate, vanno insieme. E la caratteristica di coloro che promuovono l’ospitalità eucaristica è appunto di avere il coraggio di viverla, non solo di parlarne, questa è la differenza.

Di questa ospitalità eucaristica si parla da sempre, da quando esiste la Chiesa e la separazione delle Chiese, ma praticare l’ospitalità eucaristica è ancora una cosa che pochi ancora osano; per delle ragioni plausibili, naturalmente, non sono capricci, così come non è un capriccio praticare l’ospitalità eucaristica.

E’ quindi, come dicevo, un modo di vedere la Cena del signore, un modo di intenderla, di capirla a livello teologico, e un modo di viverla e di praticarla. Ma, appunto, un modo di vedere e di vivere la “Cena del Signore”. Non è un nome qualunque. Il nome che i cristiani hanno dato nel Nuovo Testamento è specifico, è la cena “del Signore”. Credo che ci fosse l’intenzione di dire quello che dice, non è la “tua” cena, è la cena “del Signore”, tu sei invitato. Se fosse la tua sarebbe diverso. Nessuno allestirebbe una cena così povera, misera, nulla. E’ appunto la cena “del Signore”.

Io divido la mia esposizione in due parti. La prima è “L’ospitalità eucaristica di Gesù”, la seconda è “L’ospitalità eucaristica nostra”.

Quale è la ospitalità eucaristica di Gesù? Cosa ha fatto Gesù? Noi cerchiamo di fare quello che ha fatto lui, non inventiamo nulla di nuovo.

Quello che è successo lo sappiamo. Gesù ha inserito questo suo gesto sul pane e sul vino all’interno della liturgia pasquale ebraica che però è completamente sparita da tutte le eucaristie che io conosco, alle quali io ho partecipato; non ce n’è una che celebra la cena come l’ha celebrata Gesù neanche minimamente, anche solo con una preghiera o lettura. In questo senso tutte le nostre eucaristie sono fuori legge, cioè fuori dalla legge di Cristo come dice l’apostolo Paolo. In questo siamo ecumenici!

Cosa ha fatto dunque Gesù? Ha preso pane e vino, ha detto delle parole che conosciamo e ha distribuito questo pane e questo vino a tutti i discepoli, compreso Giuda, che invece in tutte le eucaristia classiche è stato scomunicato. Questa è l’altra grande infedeltà delle nostre eucaristie; tutte le volte che io celebro o partecipo a una eucaristia mi chiedo dove è Giuda? Non ti devi chiedere solo se c’è Gesù ti devi chiedere anche dove è Giuda, perché anche a lui ha dato il pane e il vino.

Questa è una cosa bellissima, noi non avremmo neanche sognato, immaginato un evangelo così. Già questo è un segno che non è una invenzione umana. Già queste poche battute vi fanno toccare con mano quanto tutte le chiese sono infedeli alla cena di Gesù e nessuna può in nessun modo pretendere di dire “Questa è la vera cena di Cristo. La tua no, la mia si”. In nessuna chiesa cristiana nel 2019 si celebra la cena di Gesù.

Veniamo allora alla nostra ospitalità eucaristica.

La nostra ospitalità eucaristica –almeno così la capisco io –è il tentativo difficile, difficilissimo, di avvicinare un poco le nostre eucaristie a quella di Gesù, niente di più e niente di meno. Nessuna rivoluzione, nessun rovesciamento. In cosa consiste questo avvicinamento? Qui entro su un terreno delicato, lo dico prima, ne sono perfettamente consapevole. Un terreno delicato che mi induce a dire essendo la cena “del Signore”, di nessuna Chiesa ma soltanto Sua, nessuna Chiesa può privatizzare la Cena del Signore facendola coincidere con la propria.

A questo punto per parlare dell’ospitalità eucaristica posso usare due formulazioni.

La prima. Ogni cristiano battezzato, cioè ogni cristiano che è inserito in una comunità cristiana, ha il diritto di partecipare a qualunque mensa eucaristica in qualunque chiesa cristiana. Quindi l’ospitalità eucaristica può essere una ospitalità intracristiana, per cui tutti i cristiani devono essere i benvenuti in qualunque cena celebrata in qualunque chiesa, indipendentemente dalla loro concezioni su di essa che possono essere diverse.

La seconda. Indipendentemente dal battesimo se tu partecipi al culto e quando c’è il momento dell’eucaristia ti senti chiamato, cioè hai fame e sete di questo tipo di comunione –indipendentemente ripeto dal battesimo; i dodici non erano battezzati, non c’è assolutamente alcun documento che ci dica che i dodici fossero battezzati –allora puoi partecipare. Mi rendo conto che questa seconda formulazione è discutibile ma io sono convinto di questo. Quello che conta è se hai fame e sete di questo pane e questo vino, questo è l’im-portante; il battesimo di fronte a questo è secondario. E’ questa fame e questa sete che ti accredi-tano per partecipare alla mensa dei mendicati di Dio.

E qui veniamo a un punto fondamentale che è un punto dirimente per questa visione delle cose: che cosa costituisce la Cena del Signore? Quali sono gli elementi costitutivi con i quali c’è Cena del Signore e senza i quali non c’è Cena del Signore? Gli elementi costitutivi sono chiarissimi: sono il pane, il vino e le parole di Gesù.

Questi sono gli elementi. Non l’interpretazione del pane, del vino o delle parole di Gesù. Io sono valdese, tu sei cattolico: cosa mi unisce a te nella celebrazione della cena? Non la mia interpretazione del pane, non la tua interpretazione del pane ma il pane! Gesù dice: “Questo è il mio corpo”. Come vanno interpretate queste parole? Si tratta di un simbolismo, c’è una presenza reale, ecc. ? Niente di tutto questo.

Gesù non ha spiegato quale significato dava a queste parole e nemmeno l’apostolo Paolo. E allora devo essere io a spiegarlo a te oppure devi essere tu a spiegarlo a me? E’ una presunzione spaventosa, è follia! Vuoi spiegare ciò che non ha spiegato Gesù, ciò che non ha spiegato Paolo? Vuoi essere più cristiano di Gesù o di Paolo? Non sei ubbidiente alla Scrittura se pretendi di poter fare ciò. Questo secondo me è un discorso elementare. La Parola non ti autorizza a questo.

Io non so cosa pensate. Ma io penso che quando Gesù ha celebrato la cena i discepoli non hanno capito nulla. Questo è un grande conforto per noi. Siamo autorizzati a non capire. Io sono felice di questo

E lo stesso Calvino diceva: “Quando partecipo al pane e al vino io sento di più di quello che le mie parole possono dire”. Questo è l’atteggiamento giusto.

C’è un ultimo punto.

Come il battesimo così la cena trascende i confini di qualunque Chiesa all’interno della quale questi riti vengono celebrati. Iocelebro la santa cena nella Chiesa valdese ma questa cena, essendo “del Signore” e non della Chiesa valdese, trascende la Chiesa valdese, è più grande della Chiesa valdese, che è un rito della cristianità intera, è un rito che è per tutti i cristiani. E secondo me lo è anche per i non cristiani, per chi aspetta, per chi invoca, per chi desidera. E’ una cena aperta.

Potrei riassumere tutto il di-scorso che ho fatto con questa definizione: l’ospitalità eucaristica vuol dire “cena aperta”, dove il centro è Gesù che ti chiama, Gesù che ti cerca, Gesù che è lì con quel pane, con quel vino, con quelle parole; non le mie, non le tue, ma le sue.

Gesù è lì che aspetta chi vuole partecipare a questo banchetto che prelude al grande banchetto messianico. Ecco, questa è l’ospitalità eucaristica.

E’ una cosa bellissima, una cosa splendida.

Alcune Chiese la praticano, almeno parzialmente, altre invece la rifiutano. Io penso che i cristiani che condividono grosso modo quello che ho detto devono avere anche il coraggio e la libertà di farla, perché in fin dei conti è una questione di libertà; e non c’è libertà senza trasgressione, ricordatevelo bene.

Gesù è il maestro. Ha trasgredito il sabato in una maniera così esplosiva che lo ha portato alla croce. Non c’è libertà senza trasgressione. Allora se sei un cristiano libero allora abbi anche il coraggio di trasgredire.

In umiltà, perché le obiezioni le conosciamo, le prendiamo sul serio. Però non accettiamo di essere spiati. Come dice l’apostolo Paolo, non accetto che la mia libertà venga spiata, non accetto che tu spii la mia libertà cristiana.

 

Paolo Ricca, Ospitalità Eucaristica n.10