Chi è?

Don Pierluigi Sartorel, sacerdote Fidei Donum della diocesi di Bolzano-Bressanone e missionario in Brasile dal 1977. Ho lavorato nella regione interna dell’Ovest Bahiano con comunità di agricoltori in cui c’erano grossi problemi riguardo la gestione  della terra ed essi correvano il rischio di essere espulsi dagli allevatori e dalle grandi imprese agro-industriali. Dal 1980 al 1986, sono stato assistente della Pastorale della Gioventú del settore popolare della diocesi di Bom Jesus da Lapa e del Regionale della CNBB. Ho lavorato poi alcuni anni nella diocesi di Goiás Velho, sempre con comunità di piccoli contadini e con la presenza di grandi fazendas. In questo periodo aiutavo nella coordinazione della Comissione Pastorale della Terra. Dal 1991, lavoro nella cittá di Fortaleza, capitale del Ceará, sempre nelle grandi periferie urbane, con le favelas e situazioni di povertá estrema. Durante questi anni sono stato anche nel gruppo del CEBI (Centro di studi Biblici) che coordina la lettura popolare della Bíbbia, insegno nella Facoltà Cattolica di Fortaleza e sono assistente ecclesiastico delle Pastorali Sociali della diocesi. Ho dato vita a corsi di formazione per animatori pastorali e accompagno il “Centro di Promozione della Vita dom Helder Camara”, che lavora con bambini e adolescenti in situazione di rischio. Durante questi anni, sono stato quattro volte in Mozambico per aiutare le comunità locali nella lettura popolare e critica della Bibbia.

 

1 Carissimo Pierluigi, iniziamo “senza tanti fronzoli”: la situazione socio-politica-economica del Brasile di oggi quale è? …So che sarebbe un discorso lungo, ma ci puoi fornire un’istantanea?

Quello di oggi è un Brasile con un’ assurda sottomissione al capitale, soprattutto capitale finanziario e capitale legato all’agricoltura industriale e all’estrazione di minerali;  è un Brasile che sta abdicando alla sua sovranità nazionale e sta riprendendo posizioni di sottomissione internazionale, in modo particolare, agli USA;  un Brasile estremamente autoritario che  nega il dialogo democratico a tutti i livelli, che vuole imporre i suoi obiettivi di governo; un Brasile estremamente conservatore, con molti pregiudizi  discriminanti, che sovverte e non rispetta la Costituzione Brasiliana del 1988 e il diritto (stando a quanto rivela il sito “Intercep Brasil…” sulla possibile corruzione del sistema giudiziario); un Brasile con tali derive fasciste da farci temere possibili rischi autoritari futuri. Ma c’è anche un Brasile con gruppi di resistenza, con manifestazioni pubbliche che stanno occupando strade e piazze di questo Paese! É un Brasile quest’ultimo che ha esperienza di lotta permanente, che mantiene viva la forza della resistenza…

Secondo Marcello Neri, direttore della Fondazione Getúlio Vargas Sociale, il Brasile, in dieci anni, aveva tolto 30 milioni di persone dalla povertà , diventando punto di riferimento per le politiche di lotta contro la fame. Tra la fine del 2015 e il 2017, gli indici si sono invertiti e 6,3 milioni di persone sono ripiombate  nella miseria. Negli ultimi 3 anni, l’aumento della povertá è stato del 33%. Secondo i dati dell’ IBGE (Istituto di Statistica Brasiliano), 15,2 milioni di persone vivono oggi sotto la soglia della povertà con meno di R$ 406 al mese (circa 100,00 Euro). La lista degli esclusi continua ad aumentare: tra il 2016 e il 2017 è cresciuta dal 25,7 al 26,5% il che significa l’ esclusione di quasi 2 milioni di persone in piú. Secondo questi dati, 55 milioni di brasiliani vivono in serie difficoltà, di questi  il 40%  vive nel Nordest brasiliano. Durante la crisi , la rendita pro capite dei ricchi é aumentata  del 3% e quella dei poveri è diminuita del 20% !.

Nell’ultima settimana di maggio, l’IBGE ha divulgato che il PIB(PIL) brasiliano è caduto dello 0,2% da gennaio a marzo. La disoccupazione colpisce 13,2 milioni di persone e il numero di brasiliani che non lavorano stabilmente é arrivato a 28,4 milioni di persone. Il Ceará (lo stato dove vivo) ha la 5a peggiore rendita del Nordest con  il 44,7% della sua popolazione in povertà.

Credo che questi dati siano sufficienti a dimostrare la situazione attuale del Brasile, nel post-golpe del 2016.

 

2 Le ultime elezioni hanno visto la vittoria di Jair Bolsonaro… Come è stato possibile? Su cosa ha giocato maggiormente? Ci sono stati, secondo te, anche “aiuti” dall’estero?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo fare um piccolo sforzo per  capire lo svolgersi dei fatti degli ultimi 20 anni. Per essere precisi dobbiamo dire che, dal 2003 al 2015, i governi del PT (Partido dos Trabalhadores), hanno aderito al modello economico “rentista-neoestrativista” (liberista)  ma seguendo  la via chiamata “ideologia della conciliazione delle classi”. Di fatto, questi governi, hanno investito molto nel cosiddetto  “PATTO DELLE CLASSI”, cioè un patto tra le elites del capitale, le masse impoverite e i gruppi di lavoratori salariati, patto fatto per ridurre il conflitto. È il modello detto “petista”, nel quale tutti guadagnano, ma,  è chiaro,  che GUADAGNANO IN MODO STRUTTURALMENTE DISUGUALE.

Con la grande crisi economica, iniziata negli USA nel 2008, allargatasi alla Cina e, conseguentemente, all’América Latina e, in modo speciale, al Brasile, le ELITES del capitale, per mantenere i loro livelli di lucro , hanno rotto questo patto delle classi, creando le condizioni per la crisi contemporanea brasiliana. Per essere precisi, LA ROTTURA DI QUESTO PATTO STA ALLA BASE DELLA CRISI CONTEMPORANEA BRASILIANA ED E’ LA CAUSA DIRETTA DEL GOLPE DEL 2016!

Di fatto, le elites, in un contesto di crisi, non hanno accettato di diminuire i loro guadagni esorbitanti e  hanno così organizzato la rottura con il cosiddetto “social-liberalismo petista”,  assumendo al suo posto, integralmente, l’ ortodossia neoliberista.

Hanno dato vita al  golpe per imporre il neoliberismo piú violento e brutale, per facilitare il ritorno del capitalismo selvaggio e lo hanno fatto scatenando una grande battaglia contro i lavoratori, colpendo fortemente i segmenti piú poveri.

La destituzione della Presidente Dilma Roussef dalla presidenza del Paese, può essere definita  come GOLPE ISTITUZIONALE. Questo perché le accuse fatte non avevano consistenza: le cosiddette “pedalate fiscali”(finanza creativa) erano forme per chiudere il bilancio dello stato e che tutti i governi hanno sempre usato. All’epoca, sono state fatte passare come incompetenza amministrativa della Presidente. Così non era però, tanto è vero che non sono mai riusciti a incriminare Dilma e lei é tuttora libera cittadina senza nessun debito verso la societá.  E’ chiamato Golpe Istituzionale, perché è avvenuto apparentemente senza l’uso di forze armate

In realtà, in base alle notizie divulgate dai mezzi di comunicazione alternativi e comprovate da registrazioni varie, il golpe ha avuto l’aiuto strategico e ideologico degli USA. Con Trump, si é aperta la guerra economica contro la Cina e l’azione per la riconquista della supremazia economica e politica sull’America Latina. Come dice Papa Francesco, siamo dentro la terza guerra mondiale, combattuta “a pezzi” nei paesi piú poveri, con “colpi all’ economia” che possono distruggere un paese in poco tempo.

Bolsonaro ha vinto le elezioni avendo come “direttore della propaganda” la stessa persona (nel senso del metodo usato) che ha organizzato la campagna elettorale di Trump. Lo ha fatto  organizzando ondate di FAKE-NEWS, e dando spazio a messaggi che sfruttavano – e sfruttano – i piú bassi istinti delle persone: armarsi per difendersi, nessuna terra agli indios, basta con la Riforma agraria, con l’educazione nella scuola e  nell’università, rifiuto degli elementi di riflessione socio-umana (trattati come ideologie), rifiuto di riconoscere che negli anni dal 1964 al 1982 c’è stata una dittatura militare,( elogiando addirittura i torturatori !) Ora nella pratica, questo governo, propone leggi che favoriscono le elites, annientano i diritti dei lavoratori e portano alla cancellazione della Previdenza sociale e dunque  alla salute privatizzata, chiudono le università pubbliche, fondano  135 scuole militari….., privilegiano le privatizzazioni, lo sfruttamento delle forze lavorative, privilegiano gli interessi del capitale straniero. Non possiamo qui dimenticare l’appoggio dato a questo governo da settori conservatori della Chiesa cattolica (che oggi sono anche contro  Papa Francesco), e da molti settori ultraconservatori del mondo evangelico.

Ogni giorno c’é una nuova barzelletta che si forma a partire della dichiarazioni di Bolsonaro: la piú esilarante potrebbe essere quella in cui lui dice che per lottare contro la distruzione della natura, la gente dovrebbe andare al cesso ( a c…..) a giorni alternati.

 

3 Il caso Lula: qui in occidente si sono sentite decine di versioni ed è difficile fare chiarezza… Ci puoi aiutare?

Qui si potrebbe scrivere un libro. Riassumendo, posso dire che, fino ad ora, tutte le accuse si sono basate su “delazioni premiate” (sembra che abbiano voluto imitare i pentiti di casa nostra in Mani-pulite, mi pare si chiami cosí) ma che fin’ora non hanno trovato conferma. Giá l’ ONU ha dichiarato Lula come prigioniero politico ed esiste un movimento nazionale-interno e internazionale che fa pressione sul potere giudiziario per mettere in libertá Lula. Anche l’organizzazione degli Stati Latino Americani lo ha dichiarato prigioniero politico, e molti professori di Diritto Costituzionale hanno espresso la loro denuncia contro gli abusi di potere e le “mosse  sottobanco” fatte dal giudice Moro, e altri collaboratori, per eliminare la candidatura di Lula dalle elezioni del 2018. Se candidato, avrebbe con certezza vinto le elezioni, e questo non era un fatto ammissibile dalle elites brasiliane e dagli USA.

Quello che non riesco a spiegarmi é come una campagna fatta di fake -news sia stata capace di trasformare Lula, valutato da molti come il miglior Presidente del Brasile in senso assoluto, in un corrotto che ha rubato le ricchezze della nazione. Non si é provato niente contro di lui, mentre altri politici del giro del governo, trovati perfino con un elicottero pieno di cocaina – incluendo anche il caso di 39 Kg di cocaina nell’aereo presidenziale, trovato in Spagna – sono tutti liberi e tranquilli.

Riassumendo, si puó dire che il caso Lula é sintomatico della situazione in cui il Brasile sta vivendo. Mi pare che risulti abbastanza evidente il progetto preparato per eliminare il “candidato” Lula e per far apparire tutti i mali del Brasile come conseguenze del malgoverno del PT.

 

4 Marielle Franco, Dilma Ferreira da Silva e tanti altri attivisti/e che lottano per i più poveri, per il rispetto dei diritti, per la salvaguardia dell’ambiente e del futuro delle comunità indigene vengono uccisi, incarcerati, perseguitati: Che responsabilità ha l’attuale governo?

Direi che qui in Brasile, non è mai stata facile la vita di chi si assume la difesa dei settori piú poveri e marginalizzati della popolazione. Il caso Marielle, e con lei tanti altri che hanno dato voce ai gruppi di esclusi, è forse il più eclatante. In seguito alle indagini per trovare  chi ha ucciso Marielle e il suo motorista (impiegato che guida la macchina – lei era Consigliera Comunale di Rio de Janeiro), sono arrivati ad arrestare l’assassino (quello che ha sparato), ma, viste le sue relazioni e legami con la famiglia Bolsonaro, non si é piú progrediti nella ricerca del o dei mandanti. Sono state rivelate circostanze che fanno sospettare seriamente il coinvolgimento di persone della famiglia del presidente.

Si parla apertamente di “milizie” o “miliziani” che organizzano e eseguono crimini su ordini precisi e indirizzati a persone che “rompono”…. l’ordine voluto dalla politica corrotta  che difende gli interessi smisurati dei potenti.

A proposito, notizia fresca del 17 settembre, data nei telegiornali: la Promotora Federale R. Dodge ha incriminato cinque persone della polizia di Rio de Janeiro per stravolgere le indagini…. e ha trasferito la loro prosecuzione  alla Polizia Federale, togliendole dalla giurisdizione di quello stato. É un indizio in più  che conferma i sospetti esistenti.

Riguardo alla distruzione dell’ambiente, Bolsonaro si é dimostrato totalmente disinteressato, anzi con le sue sparate e proposte di legge, ha permesso di imporsi ed agire a persone che rappresentano gli interessi del capitale nazionale e internazionale,  l’agro-industria , la ricerca ed estrazione di minerali nell’Amazzonia e nei territori indigeni, svendendo così le ricchezze nazionali principalmente agli USA.

 L’assemblea del Consiglio Indigenista Missionario nei giorni dal 9 al 13 settembre ha emesso un documento finale  che, tra l’altro,  dice:

“Questa assemblea ha visto la partecipazione di missionarie, missionari, leader  indigeni , Vescovi, Superiori di congregazioni religiose e rappresentanti della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB), la Conferenza dei Religiosi del Brasile (CRB),  gruppi di condivisione, Movimenti Sociali, Pastorali del campo e Ministéro Púbblico Federale (MPF)…….

Le manifestazioni pubbliche dell’attuale governo, con i suoi discorsi di odio, associate alle sue polítiche di distruzione, hanno generato ondate di violenza contro i popoli indigeni, disboscamenti, incendi, invasioni di territóri indigeni e la promessa che non si attuerà la separazione di neanche un centimetro di terra per gli indíos. Combinato a questo, il governo ha promosso la destrutturazione della Fondazione Nazionale dell’Índio (Funai), lasciandola senza i fondi previsti per la realizzazione delle sue azioni di protezione e fiscalizzazione dei territori.( Nelle piccole aree o  negli accampamenti delle comunità Guarani, Kaiowá, Kaingang e altri popoli, si soffre la fame a causa del blocco di tutti i programmi assistenziali) Il governo dunque non assegnerà le terre e  promuoverà una   politica anti-indigena nel paese…….

Come strategia, si stimola la violenza,  la criminalizzazione e l’ incarceramento di leaders sociali, ambientalisti, indígeni, indigenisti e di politici che fanno opposizione alle proposte del governo.

I discorsi e le polítiche del presidente della Repubblica propagano l’odio e la falsa politica che associati all’introduzione nel Potere Esecutivo del fondamentalismo ideologico che genera pregiudizi, individualismo e alienazione, sviluppa  un progetto di annichilimento (distruzione) dei diritti individuali e collettivi dei popoli originari (Indios) e tradizionali (caboclos), dei senza terra, senza tetto, donne, neri, LGBTQIs e migranti.”.

Credo che sia abbastanza chiaro, senza aggiungere altro.

 

5 Jair Bolsonaro (come tanti altri leader della destra populista…) ama definirsi “credente”, in campagna elettorale ha più volte fatto riferimenti al suo “personalissimo” cristianesimo, ha affidato il Brasile al Cuore Immacolato di Maria… Come valuti questa cosa?

Fin da sempre la religione ha avuto delle strette relazioni con la politica. Anche nella Bibbia troviamo le varie dinastie dei re che sempre hanno cercato di avere “un dio” dalla loro parte. L’Italia, nella sua storia (anche recente), non é indifferente a questo fenomeno.

Bolsonaro ha avuto, e ha tuttora, l’appoggio svergognato di una parte del mondo evangelico, esplicito in alcune chiese di carattere pentecostale, come per esempio la Chiesa Universale per il Regno di Dio, e altre. Con tutta certezza, ha anche l’appoggio di settori conservatori del mondo cattolico e dei movimenti di alcune cosiddette “nuove comunità”, che insegnano e inculcano una teologia anti-conciliare, organizzano una azione anti-CNBB (Conferenza dei Vescovi del Brasile), accusandola di essere comunista, e anti-Papa Francesco, accusandolo di eresia e di voler stravolgere la fede e la religione cattolica. Non mancano vescovi e preti compiacenti che benedicono il progetto rappresentato da Bolsonaro, prostituendosi agli interessi del capitale e delle elites, con la scusa della pace e dell’amore nel mondo. Come i profeti biblici, io definisco questi atteggiamenti come prostituzione agli idoli dell’interesse (soldi e potere) personale e di gruppo.

É un momento cruciale della nostra Chiesa, e Dio ci aiuti ad essere fedeli alla Missione che Gesú ci ha lasciato. É chiaro ce c’é una buona parte del mondo evangelico e cattolico che svolge una lettura critica di tutto questo progetto politico- economico e non si lascia deviare.

 

6 In autunno, dal 6 al 27 ottobre, avrà luogo il Sinodo dei vescovi per la regione Panamazzonica … Un cammino che parte da lontano, un percorso impegnativo ma anche innovativo e l’Instrumentum laboris recentemente pubblicato lascia ben sperare… Tu quali prospettive, speranze, opportunità vedi per la Chiesa brasiliana ed universale?

Per rispondere, mi richiamo a alcuni brevi passi dello Strumento di Lavoro (IL):

– “Il processo di conversione al quale la Chiesa é chiamata implica disimparare, imparare e re-imparare di nuovo. Questo cammino esige una visione crítica e autocrítica che ci permetta poter identificare quello che dobbiamo desimparare, quello che pregiudica la Casa Comune e i suoi popoli. Abbiamo la necessitá di percorrere un cammino interiore per riconoscere gli atteggiamenti e mentalitá che ci impediscono di collegarci con noi stessi, con gli altri e con la natura” (RF; cf. IL 102).

–  “il Sinodo” non deve accontentarsi di trattare questo o quel sintomo della situazione ecclesiale. Dobbiamo trasformare la nostra mentalitá. É necessario andare alle cause. […] La cosmovisione dei popoli indígeni amazzonici include l’appello a liberarsi da una visione frammentata della realtá, che non é capace di intendere le multiple connessioni, inter-relazioni e interdipendenze” (RF; IL 95).

Abbiamo bisogno che i popoli originári modellino culturalmente le chiese locali nell’Amazzonia – (Papa Francesco agli indigeni in Puerto Maldonado)

Viviamo un tempo di Kairós, dopo l’annuncio del Sínodo dell’Amazzonia, momento proficuo di profonda riflessione sulla difesa dei popoli, delle culture e della natura di tutta quella vasta regione e che costituisce un patrimonio del mondo. Nell’incontro con leader delle comunità amazzoniche, a Puerto Maldonado, il 19/01/2018,  papa Francesco ricordava loro: “se, per alcuni, siete considerati un ostacolo o una distorsione, la verità è che voi, con la vostra vita, siete un grido lanciato alla coscienza di uno stile di vita che non riesce a misurare i suoi costi. Voi siete memoria viva della missione che Dio ha affidato a tutti noi: essere custodi della Casa Comune”.

E nello stesso incontro, gli indios hanno detto: “Rubarono le nostre foglie, tagliarono i nostri rami, tagliarono i nostri tronchi, ma non hanno strappato/disterrato le nostre radici, per questo resistiamo e stiamo lottando per i nostri diritti”.

 

– Nell’Amazzonia, come conseguenza delle grandi distanze, ma anche a causa di una teologia locale e del popolo di Dio, tutto indica la necessitá di avanzare per una “salutare  «decentralizzazione» della Chiesa” (RF; IL 126d; EG 16), che esige “il passo da una «pastorale di visita» (con sola celebrazione dell’Eucaristia una o due volte all’anno) a una «pastorale di presenza», per riconfigurare la Chiesa locale in tutte le sue espressioni: ministeri, liturgia, sacramenti, teologia e servizi sociali” (RF; IL 128).

– “Tenendo conto che la Chiesa ha rimodellato il ruolo dei ministri lungo tutta la sua storia, rispondendo alle trasformazioni socioculturali, […] questo incontro sinodale, suggerisce di ordinare per il ministero presbiterale uomini sposati, con esperienza di vita cristiana, che possano servire la comunitá, esercitando la loro professione e mantenendo la loro vita familiare, e possano celebrare l’Eucarestia, la penitenza e l’unzione degli infermi nella loro comunitá. Si chiede che «invece di lasciare le comunità senza Eucarestia, si cambino i criteri per selezionare e preparare i ministri autorizzati per celebrarla»” (RF; IL 126c).

– “Dall’ascolto della realtà amazzonica, appare evidente la missione insostituibile che hanno le donne. Perció, é urgente per la Chiesa identificare il tipo di ministero ufficiale che puó essere conferito alla donna, tenendo conto della funzione centrale che oggi svolge nella Chiesa amazzonica (cf. IL 129 a3). In questo senso, proponiamo che si riconosca la sua presenza di guida, promuovendo varie forme ministeriali di esercizio e autoritá, e in particolar modo si riprenda la riflessione sul  diaconato delle donne nella prospettiva del C. Vaticano II” (RF; cf. LG 29, AG 16, IL 129 c2).

É chiaro che il Sinodo non potrá risolversi semplicemente nella discussione “se avremo preti sposati si o no”. La riflessione pastorale é molto piú ampia e, come detto sopra, dovrá essere un processo di CONVERSIONE PASTORALE E ECCLESIALE.

Per questo, io spero e credo che possa dare enormi frutti nel senso di farci avvicinare sempre piú alla proposta di una Chiesa che sia prima di tutto segno e semente del Regno di Dio. Con certezza usciranno delle proposte concrete per rispondere alle necessitá dei popoli della regione amazzonica, che coinvolge ben nove stati dell’America Latina. Quindi non si tratta solo del Brasile, e per questo, a maggior ragione, dovrá essere trattata la questione delle differenti culture. Senz’altro, avrá anche delle influenze su tutta la nostra Chiesa.

 

7 Un Sinodo non si prepara in un paio di giorni ma è un cammino lungo, faticoso… un percorso che però può essere anche bellissimo, arricchente ed importante! Parlaci di questo cammino preparatorio… In che modo sono state coinvolte le tante realtà ecclesiali brasiliane?

 

Le sintesi delle differenti consultazioni, varie forme di ascolto, seminari, assemblee e circoli di conversazione delle comunitá e gruppi interessati dei nove paesi che fanno parte di questo bioma, che é la Amazzonia, sommano piú di 1.500 pagine. Questa io la chiamo la “preparazione spirituale di ascolto”.  Poi, per la sua elaborazione, lo Strumento di Lavoro ricorre molte volte a questa sintesi. I dialoghi fatti in funzione del Sinodo sono stati ampi e profondi. Come dice Paolo Suess, i padri e le madri (se ci saranno!) sinodali saranno bene informati sulla realtà dell’Amazzonia e su ció che le  comunitá si aspettano dalla Chiesa.

La CNBB, vari Vescovi, Diocesi e Parrocchie, e Pastorali (soprattutto le Comunitá Ecclesiali di Base, Pastorali Sociali, Caritas), e molti Movimenti extra-ecclesiali hanno diffuso ampiamente le immagini e l’annuncio del Sinodo, hanno anche proposto un Triduo di preghiera per la sua realizzazione e  tutte queste realtà si sono associate al movimento di appoggio a Papa Francesco e alla sua proposta pastorale e missionaria. Nonostante il silenzio dei mezzi di comunicazione ufficiali (Globo e compagnia…), penso che il Sinodo sia abbastanza ben divulgato, anche se non tutta la gente ha letto lo Strumento di Lavoro (Testo preparatorio). Credo peró che tutti si rendano conto che sarà un momento molto importante per la Chiesa latino-americana e universale. Anche nella nostra Diocesi di Fortaleza sono stati programmati degli incontri a livello diocesano e regionale per riflettere sul senso dell’ottobre missionario speciale e come sottofondo ci sará una riflessione sul Sinodo Panamazzonico.

 

8 “Eco-eretici”, “scismatici”, “cattocomunisti”, “piegati allo sciamanismo amazzonico e inculturazionisti”… Come rispondi alle critiche di chi (in occidente ma non solo!) si oppone a questo importante avvenimento/momento ecclesiale?

 

Anche qui, ci vorrebbe molto tempo per rispondere, perché l’opposizione alla Teologia della Liberazione e alle Comunitá di Base viene sviluppandosi e organizzandosi fin dalla fine degli anni ’70. É stata una reazione viscerale alle proposte del Concilio Vaticano II, che ha creato nuove sensibilitá e comprensioni dell’essere Chiesa e della sua missione.

Mi pare chiaro che questi gruppi che si oppongono al Sinodo (e a Papa Francesco) sono gruppi di interesse che usano la teologia e il nome di Dio per confermare e rafforzare il sistema che sta dominando il mondo: il neo-liberismo selvaggio. É ormai palese che ci sono dei finanziatori che, a colpi di milioni, organizzano l’opposizione piú irrazionale e usano la teologia e la morale in una forma fondamentalista, senza capacità/volontà di umanizzazione del messaggio, nel senso che l’annuncio del Regno deve essere incarnato in ogni cultura e in ogni cultura dobbiamo riconoscre le sementi del Verbo e dello Spirito, giá presenti.

Moralisti e legalisti che vivono fuori dalla storia, in una spiritualitá disincarnata che usano  queste forme rigide o per coprire i loro interessi o semplicemente per incapacitá di attualizzare il mistero della salvezza. Giá saprete che ci sono stati addirittura dei cardinali che hanno promosso incontri di preghiera e digiuno per evitare che il Sinodo approvi le eresie e gli errori che dicono siano contenuti nello Strumento di Lavoro. Affermano come dogma aspetti che sono semplicemente frutto di situazioni e periodi della storia della Chiesa, e che possono essere riveduti e aggiornati tranquillamente, senza nessun problema per la fede.

Come dice Papa Francesco, sarebbero capaci di crocifiggere nuovamente Gesú, seguendo le orme di quei gruppi che lo hanno condannato duemila anni fa.

 

9 Questo Sinodo che impatto avrà sulla vita concreta delle comunità cattoliche in Brasile?

 

Difficile dire le conseguenze concrete, ma possiamo affermare che giá da alcuni anni l’Amazzonia é uno spazio di interesse missionario molto forte per le diocesi e comunitá del Brasile. Ci sono molte diocesi che  hanno sacerdoti , oltre che i religiosi e le religiose, in missione temporanea in varie localitá dell’Amazzonia. Anche la nostra arcidiocesi di Fortaleza ha sempre alcuni preti diocesani in missione nello stato dell’Acre, luogo significativo della regione. Certamente, le decisioni proposte dal Sinodo avranno un’ influenza non indifferente sulla pastorale del Brasile, tenendo presente che anche in molte altre regioni del Paese, la mancanza di clero non aiuta a coprire le richieste e le necessitá di molte comunitá, soprattutto dell’interno. Io penso che ci sarà prospettato un nuovo modo di fare pastorale e anche un nuovo modello organizzativo e ministeriale .

 

10 La foresta amazzonica, il nostro “polmone verde”, sta bruciando ed è costantemente sotto attacco da parte di chi la vede unicamente come una fonte di facili profitti… Sappiamo tutti che non esistono facili risposte a problemi difficili! Ma quale potrebbe essere la via per tutelarla, e per tutelare i popoli che la abitano?

 

Prima di tutto una cosa molto semplice: rispettare e difendere la vita, le culture e la convivenza col bioma amazzonico che i popoli originari hanno da sempre. Sono convinto che nel momento in cui non ci saranno piú indios, non ci sará piú l’Amazzonia. Gli indios sono un elemento fondamentale per poter conservare e proteggere questo “polmone” del mondo. Assieme agli indios, per la difesa del bioma amazzonico, dobbiamo ricordare le popolazioni tradizionali che da molti anni vivono ricavando dalla natura il necessario per vivere, senza compromettere la vita del bioma. Esempio tipico da ricordare é Chico Mendes, conosciuto in tutto il mondo come il martire della difesa dell’Amazzonia, ucciso nel 1988.

Molti sono giá stati i morti – donne e uomini, missionari/e e leader indigeni – uccisi dagli interessi assassini del capitale. Tutti questi martiri sostenevano le popolazioni locali, sapendo che puó esserci una forma di vita in simbiosi con la natura del bioma amazzonico: vivere dell’Amazzonia senza distruggere la sua linfa vitale e facendo di questo spazio una fonte di vita per il mondo e le generazioni future.

Ocorrono perció politiche nazionali e internazionali che possano appoggiare e sostenere le forme di convivenza dei popoli che la abitano. No al disboscamento, no alle miniere senza freni, no all’agro- industria del latifondo e della monocultura.

Tutto questo si puó fare, se ci interessano la vita e la nascita delle nuove generazioni.

 

Pe. Luis Sartorel