Prima Gad Lerner, giornalista, e ora Liliana Segre, senatrice a vita, reduce dall’inferno della Shoah, ambedue ebrei e in quanto ebrei insultati e linciati sulle piazze politicanti della Lega salviniana (Lerner) e sulla rete (Segre), a ritmo ossessivo, magari con copertura da anonimato. Non possiamo più minimizzare, non dobbiamo più tollerare, non è lecito affermare che sia “libera espressione del pensiero”. Al contrario, siamo alla pura e semplice “apologia di nazi-fascismo”, vietata dalla Costituzione, dalla coscienza civile, dalla Storia.

Gli autori di queste vigliacche prodezze, in maggior parte di destra estrema, si definiscono difensori di “Dio, Patria e Famiglia” e pretendono di appartenere alla religione cattolica. Molti sono praticanti della domenica e strenui difensori della “civiltà cristiana occidentale” e del crocifisso “simbolo d’identità nazionale. Quasi tutti oggi votano Lega di Salvini, il quale davanti a loro sbandiera il vangelo, il rosario e, novello pontefice laico, addirittura dall’aula del Senato della pubblica, laica Repubblica, consacra il Paese al “Cuore Immacolato di Maria”, la “Mamma” con bacio del rosario incorporato.

Poiché lo hanno dimenticato, o forse non lo hanno mai saputo, a costoro bisogna ricordare che quel Crocifisso difeso come simbolo occidentale è l’effigie di un Ebreo, Gesù di Nazaret, figlio degli ebrei Myriam e Joseph, cresciuto e morto da ebreo. Il presepe sventolato come bandiera identitaria, secondo i racconti evangelici, è la culla di un bambino ebreo, figlio di ebrei, discendenti di ebrei, costretti a emigrare in Egitto per salvare la pelle dalla persecuzione e dalla fame.

Il rosario mostrato come trofeo di guerra alle folle miscredenti e plaudenti è il simbolo di una donna ebrea, assunta dall’occidente come “Madre” di un Figlio straordinario, ma dimenticando le loro origini e la loro identità: ebrei per sempre, oggetto di culto cristiano e cattolico in tutto il mondo e in tutte le latitudini.

Gli apostoli e i discepoli di Gesù sono ebrei, compreso Matteo, cui è attribuito, come autore, il 1° vangelo, quello appunto “secondo Matteo”. Dal momento in cui Gesù si rivela esegeta del volto di Dio (Gv 1,18), questi assume come caratteristica della propria natura l’ebraicità che resta sua identità eterna. Già Papa Pio XI, nel 1927, in pieno regime fascista, alla vigilia delle leggi razziali contro gli ebrei italiani, diceva ai seminaristi del Seminario Lombardo che in quanto cattolici “spiritualmente noi siamo semiti”. È necessario, quindi, acquisire una mentalità semitica, se vogliamo cogliere il senso proprio dei vangeli perché l’ebraicità di Gesù, degli apostoli e della chiesa nascente appartiene al cuore della rivelazione del Nuovo Testamento e condiziona la nostra fede ancora oggi, domani e per sempre.

Per onestà, non possiamo nascondere la verità storica e cioè che l’antisemitismo, dall’inizio della diaspora definitiva (135 d.C., imperatore Claudio), è stato coltivato teologicamente dal cristianesimo prima e dal cattolicesimo poi che ne ha fatto il perno della teologia che presentava la Chiesa cattolica come “sostituzione” del Popolo ebreo. Posizione falsa, utile solo politicamente al fine di depredare in ogni epoca i beni “mobili” degli Ebrei, di volta in volta, eletti a responsabili e colpevoli di tutti i mali del mondo.

La Chiesa cattolica è colpevole storicamente di avere inculcato, attraverso il catechismo, l’odio contro gli Ebrei, rei di “deicidio” e teologicamente perché non ha tenuto conto della lettera di san Paolo ai Romani, capitoli 9-11, dove si afferma con chiarezza e senza equivoci che l’alleanza di Dio con il biblico Popolo d’Israele è “eterna” e “irrevocabile”. Ne deriva che anche la Chiesa cristiana e cattolica, se vuole essere fedele a Gesù, deve entrare nell’alleanza d’Israele e riconoscere la propria ebraicità che non è più un “accidente” esteriore, ma parte integrante della propria essenza e della propria identità.

L’antisemitismo, matrice di ogni forma di razzismo e odio etnico, è il rifiuto assoluto di Gesù Cristo, della Chiesa e della propria identità di cattolici e cristiani. I quali, almeno i più pensanti, non possono più far finta di non essere della partita e lasciare ai “barbari” cattolicanti o “cristiani da pasticceria”, atei di fatto, lo spazio di dire e urlare corbellerie che non hanno diritto di cittadinanza. Dallo Stato mi aspetto che “ripudi” gli antisemiti, epigoni del fascismo rigurgitante e per la Chiesa ufficiale è tempo di dichiarare “scomunicati” tutti coloro che fomentano l’antisemitismo, in ogni sua forma, il razzismo, e l’identità etnica perché l’appartenenza alla religione “cattolica” significa, come il nome stesso dice, “universale”.

Chi usa il vangelo, il rosario e il presepe deve avere coscienza di essere figlio del mondo intero, senza confini, senza etnie, senza “prima questo o quello”, perché davanti al Dio della “civiltà occidentale” tanto cara ai leghisti e limitrofi fascisti, si estende, come dice l’Apocalisse (7,9): “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”. Parola di Dio, parola di Gesù ebreo per sempre.

 

 

don Paolo Farinella, Il Fatto Quotidiano, 28 Ottobre 2019