La badessa Gassmann: lasciateci dire le omelie. “Solo uomini nel clero? Squilibrio di potere”

 

Roma, 11 ottobre 2019 – Per i detrattori è la ‘papessa’. Come dire, una che mette il becco su tutto. A dare fastidio di suor Irene Gassmann, monaca benedettina dal viso disteso, i capelli neri in fuga dal velo, è la caparbietà con cui porta avanti la battaglia per la parità di genere nella Chiesa. Priora del monastero di Fahr, alle porte di Zurigo, è nota per aver promosso la ‘preghiera del Giovedí’ sulla piena partecipazione femminile alla vita cristiana. Dall’omelia, non più solo del prete (lei stessa ha predicato in cattedrale a Basilea), fino al sacerdozio che chiede di estendere anche alle donne, nonostante il niet di papa Wojtyla nel 1994 (lettera Ordinatio Sacerdotalis), ribadito dai suoi successori. In questa prima settimana di Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia la badessa è scesa a Roma in pullman con le sue sorelle per sostenere il diritto di voto delle religiose in assemblea.

 

Madre, la parità di genere nella Chiesa è più un’urgenza di giustizia o di adesione al Vangelo?
“Con le sue azioni Gesù ha dimostrato che il messaggio del Vangelo vuole portare qualcosa di nuovo. Attraverso il battesimo donne e uomini sono membri uguali e pieni dell’unico corpo, la Chiesa. Cristo non ha fatto alcuna distinzione di genere, non aveva paura del contatto. Aveva delle discepole e, dopo la Risurrezione, è apparso prima a Maria Maddalena”.

Quanto è lontana la comunità cattolica da una piena eguaglianza?
“Le donne possono studiare Teologia, possono insegnare. Tuttavia, nei casi in cui è necessaria l’ordinazione sacra, vengono escluse. Questo è incomprensibile per molte di loro, così come per tanti uomini di oggi. In tante si sentono straniere nella Chiesa”.

Il Papa avverte il problema della disparità di genere?
“Le sue priorità sono l’ecologia, la fame nel mondo, la questione della pace, quella dei rifugiati. Tutti temi che riguardano l’intera umanità. La giustizia di genere, invece, non è in cima alla sua agenda”.

Anche al Sinodo si sta parlando di diaconato femminile dopo che la commissione ad hoc, non ha sciolto le riserve. Eppure Paolo, in Rom 1,16, parla della diacona Febe, non è vero?
“In diversi passaggi dei suoi scritti fa riferimento a donne che svolgono il servizio di diaconi. Oggi dobbiamo avere il coraggio di ripensare l’intera questione dell’ordine sacro (sacerdotale e diaconale)”.

Quale è la sua visione?
“Ritengo sia bene che donne e uomini di provata fede siano proposti al vescovo locale dalle comunità per amministrare i sacramenti. In un convento, ad esempio, la suora che accompagna le consorelle anziane e malate potrebbe ricevere la missione di dare l’unzione degli infermi; la religiosa, che accompagna spiritualmente le persone, potrebbe confessare”.

Ma lei è favorevole all’accesso delle donne ai ministeri ordinati, compreso il sacerdozio?
“La nostra Chiesa è in una grande crisi e può essere guarita solo se donne e uomini sono uguali in tutti i ministeri e uffici. Finché la consacrazione resta riservata agli uomini, ci sarà uno squilibrio di potere”.

Nel frattempo le donne potrebbero tenere le omelie durante la messa.
“A Basilea possono predicare sia le donne, sia gli uomini non consacrati. Io stessa, per la festa dei santi patroni, sono stata invitata dal vescovo Felix a predicare in cattedrale. Questa possibilità è un grande arricchimento. È una missione di Gesù annunciare il Vangelo. Dopo la risurrezione disse a Maria Maddalena: ‘Va’ a dire ai miei fratelli che sono risorto’. Perché gli uomini di Chiesa hanno dimenticato questa missione di Gesù per noi donne?”.

 

Giovanni Panettiere, quotidiano.net, 11 ottobre 2019