Il regime di Erdogan va fermato. Il blocco delle armi è il minimo sindacale”, scriveva il leader di Italia Viva nella sua enews il 14 ottobre, nel pieno dell’offensiva di Ankara in Siria contro le milizie dello Ypg. Il 31 però era nella capitale saudita per la “Davos del deserto” con “i capi di alcune delle più grandi banche e industrie di armi del mondo”, scrive il Financial Times

 

“Ciò che sta accadendo in Siria contro i curdi è orrore puro. (…) Il regime di Erdogan va fermato. Il blocco delle armi è il minimo sindacale“. A parlare così il 14 ottobre, nel pieno dell’offensiva della Turchia nel nord della Siria contro le milizie dello Ypg, era Matteo Renzi. Nella sua tradizionale enews, il leader di Italia Viva difendeva “quel popolo” che “è stato in prima linea per fermare l’estremismo dell’Isis fino a qualche mese fa”, rivolgendo un invito a Bruxelles: “L’Europa deve subito imporre sanzioni economiche”.

Due settimane dopo le convinzioni dell’ex premier in tema di armamenti e diritti umani devono essere cambiate. Lo fa pensare il fatto che l’ex premier è stato ospite dell’Arabia Saudita per la Future Investment Initiative tenutasi dal 29 e al 31 ottobre a Riyad. L’ex segretario del Pd era, scrive il Financial Times, tra i “cinque presidenti e i capi di alcune delle più grandi banche e industrie di armi del mondo” che si sono ritrovati nella capitale saudita per la terza edizione della cosiddetta “Davos del deserto” (un appuntamento disertato dai leader mondiali nel 2018, in conseguenza dell’assassinio del dissidente politico Jamal Khashoggi, delitto la cui volontà politica è stata attribuita al padrone di casa, il principe Mohamed Bin Salman).

Il 31 ottobre Renzi è stato protagonista di un panel intitolato “What’s next in economic diplomacy and G20?” (Cosa accadrà nella diplomazia economica e al G20?”, appuntamento in programma proprio in Arabia Saudita nel 2020) con l’ex ministro degli Esteri saudita Ibrahim Alassaf e tre ex premier: il britannico David Cameron, l’australiano Kevin Rudd e il francese François Fillon. “L’Arabia Saudita è una superpotenza, non solo nell’economia, ma anche nella cultura, nel turismo, nell’innovazione e nella sostenibilità”, è una delle frasi pronunciate dal fondatore di Iv e registrate dai quotidiani arabi.

Prima di accettare l’invito, Renzi deve aver messo da parte almeno per un momento la propria sensibilità: fin dal 2015 una coalizione militare di Paesi arabi guidata dall’Arabia Saudita bombarda lo Yemen prendendo di mira le postazioni degli Houthi, ribelli di fede sciita appoggiato dall’Iran, e colpendo la popolazione civile.

In questo, tuttavia, l’ex premier è coerente perché la questione non sembrava interessarlo neanche quando era a Palazzo Chigi: nel 2016 , infatti, il suo governo aveva rilasciato alla Rwm Italia Spa – di proprietà della tedesca Rheinmetall, ma con sede a Ghedi, in provincia di Brescia, e con uno stabilimento in Domusnovas, nel cagliaritano –un’autorizzazione a produrre e fornire a Riyad 19.675 bombe aeree del valore di oltre 411 milioni di euro. Senza contare che l’Arabia Saudita è il terzo paese al mondo per spesa militare “a seguito di un aumento del 9,2 per cento, per un totale di 69,4 miliardi”, si legge nel rapporto annuale 2018 dello Stockholm International Peace Research Institute.

 

Il Fatto Quotidiano, 2 Novembre 2019