Don Renato Sacco è nato in provincia di Novara il 25 luglio 1955. Attualmente è parroco di alcune piccole parrocchie sul Lago d’Orta, in provincia di Verbania, nonché Coordinatore nazionale di Pax Christi Italia.

È stato tra i primi preti obiettori alle spese militari.

Parliamo della pace, e soprattutto di un anno che non è iniziato sotto i migliori auspici, considerando quanto sta avvenendo in Medio Oriente…

In questo stesso periodo nel 1991 iniziò in Iraq ciò che venne definita “un’avventura senza ritorno”. Parole profetiche.

A maggio come Pax Christi abbiamo diffuso un comunicato stampa in cui denunciavamo i venti di guerra in Medio Oriente. Ciò che sta accadendo è un realizzarsi del contenuto di quella denuncia. In Iraq con l’omicidio per ordine di Trump del potente comandante iraniano Soleimani, ma anche in Libia con l’azione di Erdogan. Da sottolineare come l’ordine del presidente USA sia una palese violazione del diritto internazionale, nonché uno schiaffo all’ONU. Tutto ciò rende più urgente operare concretamente per la Pace, ed è questo il messaggio che abbiamo voluto lanciare con il nostro Convegno a Cagliari di fine anno, e con la successiva marcia del 31 dicembre.

Vorresti parlarci proprio del Convegno e della marcia, dei temi loro collegati…

L’idea sottostante è stata quella di porsi in ascolto e di condividere quella che è una richiesta che viene dalla terra di Sardegna. Questa regione è infatti la più militarizzata d’Italia, il 60% delle basi militari si trovano in Sardegna. Sono presenti poligoni e centri di addestramento grazie ai quali diverse guerre sono state realizzate. Quindi, come Pax Christi, il nostro scopo è stato quello di incontrare chi lavora per opporsi a una tale situazione. I nostri relatori, a eccezione di don Luigi Ciotti e della pastora battista Elizabeth Green, erano tutti sardi: Mariella Cao, Associazione “Gettiamo le basi”, Carlo Bellisai del Movimento Nonviolento, Aide Esu di “A. Foras” Associazione per la smilitarizzazione della Sardegna, Franco Uda, presidente nazionale dell’“Arco” e portavoce della Tavola sarda della Pace, Raffaele Callia, direttore di Caritas Iglesias, Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita, del comitato riconversione RWM, Giampiero Pinna che ha presentato il Cammino minerario di Santa Barbara, Roberto Sedda di Banca Etica e don Angelo Pittau, promotore della marcia della pace Ales-Terralba quest’anno confluita nella marcia di Pax Christi.

Il titolo del Convegno “Bella Italia. Armate sponde” è paradigmatico e voluto. Riprende e rilancia il titolo di un libro uscito quaranta anni fa e scritto da Eugenio Melandri e Stefano Semenzato. Libro che denunciava la militarizzazione dell’Italia, e le cui copie appena uscite furono tutte acquistate per ordine dei vertici militari dell’epoca.

Una parte importante del Convegno è stata dedicata alla situazione nel Sulcis iglesiente. Una zona ad altissima servitù militare ma che presenta il cammino di Santa Barbara, un cammino minerario che permetterebbe di convertire in maniera pacifica ed ecologica la situazione produttiva del territorio. Superando le logiche dell’inquinamento e del ricatto occupazionale della RWM, nota fabbrica di armi che vende in Arabia Saudita.

Il senso del Convegno è stato far percepire la vicinanza di Pax Christi alle lotte di quel territorio, come sottolineato dal presidente mons. Giovanni Ricchiuti anche ricordando la figura di Giorgio Isulu, un operaio con moglie e figli che si è rifiutato di lavorare per la RWM e che tuttora rimane disoccupato.

Dietro il ricatto occupazionale vi è una cattiva informazione, quella che vuole farci credere che a causa della legge 185 del luglio 1990, che regola l’esportazione di armamenti, le commesse con l’Arabia Saudita siano diminuite provocando ricadute sul piano lavorativo. In realtà la RWM sta ingrandendo la propria sede a Domusnovas. Infatti non accetta altre commesse perché in cantiere ne ha così tante da non poterne prendere ulteriori: la richiesta è superiore alla capacità produttiva della fabbrica. Privi di lavoro sono rimasti solamente i lavoratori interinali, e i venti di guerra non faranno che implementare la produzione di armi. La guerra è una tragedia per molti e un business per alcuni.

Fondamentale è stato quindi rilanciare da Cagliari le voci della Pace e del disarmo entro un orizzonte informativo dominato in Italia, prima dell’omicidio Soleimani, da beghe di cortile molto povere, espressione di una povertà politica.

La marcia finale, con le sue fatiche di mediazione con le istituzioni, ha suggellato questo clima di denuncia. Nel suo intervento don Ciotti ha affermato con forza la necessità di non rimanere neutrali dinanzi a ciò che sta accadendo. Bisogna essere di parte. Per la Pace e per gli ultimi.

L’orizzonte della Pace non costituisce un’utopia?

L’orizzonte della Pace e del disarmo è l’unico realistico, il solo che possa darci una speranza di vita. Io vivo vicino a Cameri (No) dove si producono gli F35 destinati a trasportare bombe nucleari. Quindi collegati a Ghedi (Bs) e ad Aviano (in Friuli). Ma è in atto un bombardamento mediatico per far passare l’idea della loro indispensabilità. In realtà sono destinati al trasporto dei nuovi ordigni nucleari B61-12. Aprendo scenari apocalittici. Infatti non ci troviamo più nel 1991, né tanto meno nel 1945 all’epoca dell’esplosione delle prime armi atomiche. Una guerra oggi significherebbe un tunnel senza uscita, quindi ne consegue l’urgenza della Pace. Ma ciò che manca è la politica. Pensiamo al silenzio intorno alla partita di Supercoppa italiana fra Juventus e Lazio giocata in Arabia Saudita. Al silenzio intorno agli interessi, al fatto che con sette milioni e mezzo di euro elargiti per il match l’Arabia Saudita si sia rifatta una verginità. Pensiamo inoltre allo Yemen o alla Palestina. La popolazione palestinese sarà una delle vittime privilegiate dei nuovi scenari di guerra, stretta com’è fra Israele (che giustificherà ulteriori repressione e corsa al riarmo con le minacce che proverrebbero dalla reazione iraniana all’omicidio Soleimani e da eventuali escalation belliche), Usa e Arabia Saudita.

Inoltre, noi come Italia non saremmo spettatori ma bersagli sensibili di un’eventuale vendetta iraniana, in quanto alleati degli Usa e sede di armi atomiche.

Scenari apocalittici. Il papa nel suo discorso ha richiamato l’importanza della memoria…

Il 12 gennaio 2019 papa Bergoglio ci ha ricevuti come Consiglio Nazionale di Pax Christi, e anche in quell’occasione ha ricordato l’importanza della memoria storica. Oltre la sempre ribadita centralità dell’uomo, la memoria è necessaria per non far cadere nell’oblio Hiroshima, i nazionalismi, i totalitarismi, i campi di concentramento. È fondamentale mantenere la lucidità della memoria in un tempo in cui parlare di guerra ha la medesima superficialità di una discussione intorno a una partita di calcio.

Su Twitter circola l’hashtag WWIII, che vuol dire terza guerra mondiale. Ma più che terza sarebbe l’ultima. Già viviamo in un ambiente altamente compromesso.

Le lancette dell’orologio si stanno avvicinando alla mezzanotte del punto di non ritorno. E come accade nel caso della violenza sulle donne, ci sarà chi dirà: “ma io non volevo”. Lo stesso Trump, nelle sue rozzezza e violenza di modi di essere, ha giustificato il proprio ordine dicendo di aver agito non per scatenare una guerra bensì per impedirà. E ha poi aggiunto che è sicuro che dio sia dalla sua parte.

Un atteggiamento perverso. Dietro il quale vi è la lobby delle armi. Vediamo anche nel nostro Paese che interessi muove, dalle armi leggere a quelle pesanti.

A ottobre, mons. Ricchiuti ha scritto una lettera al ministro della Difesa richiamando il problema. Il silenzio è la mancata risposta sono emblematici dell’importanza di tale lobby.

Ma in fondo politicamente non siamo che pedine nelle mani di un burattinaio. Privi di autonomia e di capacità di giudizio…

Emblematico sotto questo profilo il caso degli F35. Al loro interno hanno un software che può essere gestito solo da centrali poste negli Stati Uniti. Quindi se volessimo fare di tali aerei un uso operativo non in accordo con gli americani semplicemente rimarrebbero bloccati a terra. Questo permette di comprendere quanto e come in Italia si sia dei burattini, non solo in campo politico ma anche operativo.

Tuttavia ho ancora speranza pensando alla gente dell’Iraq, di tutte le religioni e di tutte le etnie, scesa in piazza per manifestare negli ultimi mesi. Gente che ha visto tanta distruzione e che non desidera vederne altra.  Giuseppina D’Urso è volontaria de La Tenda di Gionata e del Gruppo Kairòs di Firenze, nonché collaboratrice di Pax Christi Italia

 

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 2 del 18/01/2020