Bolsonaro fascista e forse oltre, l’ex capitano delle forze speciali che rimpiange i generali al potere ed esalta Pinochet. Qualcosa si sapeva, molto si temeva, ma il primo anno di potere si rivela peggio del temuto.

«Se la prima misura varata dall’ex capitano aveva riguardato il taglio del salario minimo a milioni di lavoratori, l’ultimo atto si è compiuto a metà dicembre alla Conferenza sul clima di Madrid. Nella capitale spagnola il presidente brasiliano si è posto alla testa di quella ‘coalizione fossile’ che non vuole fissare regole per una cooperazione climatica, e l’Amazzonia è stata utilizzata come arma di ricatto nei confronti degli organismi internazionali e dei paesi che perseguono gli obiettivi fissati dagli accordi di Parigi», l’amara ma puntale sintesi di Francesco Bilotta sul Manifesto.

Il Trump latino dell’America a sud

Un Bolsonaro reazionario politicamente incontinente che a livello internazionale, «pur con tutto il discredito che lo circonda, è favorito dalla stretta alleanza con Trump con cui condivide una visione ultraliberista condita di sovranismo in campo economico e una posizione negazionista in campo ambientale». Il ‘braccio violento (e sbragato) della reazione’ il ruolo che qualcuno gli ha chiesto di interpretare sul piano internazionale. Ma in casa è peggio. « Sul piano interno le politiche economiche, sociali e ambientali perseguite Bolsonaro stanno producendo effetti disastrosi su vasti strati della popolazione brasiliana. Le disuguaglianze sociali si sono approfondite come conseguenza della riduzione dei sussidi destinati ai più poveri».

L’Amazzonia è mia e la gestisco io

Ormai storica la provocazione di Bolsonaro all’assemblea Onu di fronte al dramma degli incendi che hanno devastato la foresta amazzonica. «L’Amazzonia non è patrimonio dell’umanità, e nemmeno il polmone del mondo. Tutte frottole». Le parole di Bolsonaro accolte da un silenzio incredulo e sguardi straniti di capi di Stato. Bolsonaro che attacca senza citarlo il francese Macron ed elogia apertamente Trump. «L’Amazzonia non è del mondo ma nostra e gli indios non sono rappresentati da quei pochi soggetti ‘manipolati dai governi stranieri’ nella guerra per far avanzare i propri interessi sulla foresta». Il resto del discorso dedicato alle ossessioni del duce brasiliano, sopratutto l’ideologia marxista che si è infiltrata nelle scuole e «vuole distruggere l’innocenza dei nostri bambini, pervertendo la loro identità più basica ed elementare, quella biologica».

Lula come Obama, ‘da cancellare’

Dal settembre all’Onu all’oggi di fine anno. Dettagli sulla nuova povertà brasiliana. 1. Il programma Bolsa Familia, creato nel 2004 dal primo governo Lula e che sostiene i nuclei familiari in condizione di povertà, ha subito tagli che hanno portato a una forte vriduzione del numero di famiglie (circa 600 mila) che ne possono usufruire. 2. Il programma abitativo Minha Casa, dimezzati i contributi erogati, ora al minimo storico. 3. Altri programmi come il Fies, che favorisce l’accesso all’istruzione superiore della popolazione a basso reddito, e l’Abono salarial, una specie di 14° salario per lavoratori dipendenti a basso reddito, altri drastici tagli. 4. La riforma previdenziale del governo Bolsonaro innalza i requisiti pensionistici e aumenta i contributi a carico dei lavoratori. 5, gravi fenomeni di in un paese in cui il 60% dei lavoratori svolge un lavoro informale, con attività lavorative senza diritti e tutele.

Getulio Vargas e Indice Gini

Nel 2019, anno primo della presidenza Bolsonaro -dati della Fondazione Getulio Vargas- si è registrata la più alta disuguaglianza di reddito degli ultimi 10 anni. «L’indice Gini (indicatore usato per misurare le disuguaglianze), ha toccato quest’anno il valore di 0,627, uno dei più alti al mondo. Le politiche antipopolari di Bolsonaro hanno avuto effetto immediato, ampliando il divario tra la parte più ricca del paese e il resto della popolazione». Va decisamente meglio ai gruppi industriali, finanziari e agrari che stanno facendo impennare gli indici della borsa brasiliana grazie anche ai tagli a istruzione, previdenza e sanità. Stop invece alla riforma agraria che interessa 23 milioni di lavoratori rurali, piccoli agricoltori e senza terra in concorrenza impossibile con fazendeiros «autorizzati dalle nuove norme volute da Bolsonaro a usare le armi per difendere i latifondi dalle ‘invasioni’».

Terre indigene e genocidio

Ferma anche la ‘demarcazione delle terre indigene’, la definizione delle zone protette dei popoli nativi. Governo Bolsonaro fermo a zero demarcazioni rispetto alle 500 richieste in corso. «Per questo, invasioni, attacchi alle comunità indigene, incendi, all’ordine del giorno. La Commissione pastorale della Terra indica che il numero di indigeni assassinati nel 2019 è il più alto degli ultimi 11 anni». Dall’organizzazione dei popoli indigeni del Brasile, dopo gli assassini di queste settimane dei rappresentanti indigeni nello Stato del Maranhao: «Siamo in un campo di battaglia e sono forze politiche conservatrici, autoritarie e razziste a disseminare l’odio, con un governo fascista che sta superando ogni limite».

Tribunale internazionale

A fine novembre un gruppo di giuristi brasiliani ha presentato al Tribunale penale internazionale dell’Aia una denuncia contro Bolsonaro per istigazione al genocidio degli indigeni brasiliani, ci informa sempre Bilotta. Denuncia a documenti sullo smantellamento degli organismi di controllo, l’omesso intervento di fronte ai crimini ambientali, l’attacco ai difensori dei diritti. «Intanto, in nome della lotta alla criminalità, la polizia opera in forma sempre più estesa e violenta nei quartieri poveri e degradati dei centri urbani». La precedente denuncia di Remocontro: https://www.remocontro.it/2019/12/27/brasile-impunita-agli-sbirri-assassini-dono-natalizio-di-bolsonaro/.

Paure del troppo e troppi Bolsonaro

Di fronte a quanto accade in molti dei Paesi vicini e dopo l’appello di Lula a scendere in piazza contro il governo, il deputato Eduardo Bolsonaro, il terzo figlio di Jair Bolsonaro (eredi tutti in carriera e tutti adeguatamente forcaioli) e il ministro dell’economia Paulo Guedes hanno evocato / minacciato la possibilità di ricorrere a misure emergenziali in caso di rivolte sociali, con la sospensione delle garanzie costituzionali, come avvenne durante la dittatura del generali tanto rimpianti del presidente e dall’intera famiglia Bolsonaro (di non vantabili origini italiane). «Nel Brasile di Bolsonaro tutti gli scenari sono possibili».

 

  31 Dicembre 2019