Caro Paolo

Ti leggo assiduamente e con interesse|! Poterti scrivere poi mi sembra davvero positivo. Anche perché quando si hanno certi dubbi che riguardano un certo modo di comunicare della chiesa non si sa a chi chiedere e si ha sempre paura di fare una brutta figura. Noi laici siamo spesso troppo timorosi o forse non abbastanza critici o forse troppo “uditori” per farci avanti. Beh oggi volevo da te un chiarimento circa un’espressione molto diffusa e forse per questo accettata nonostante, a mio avviso, sia di una enorme gravità.

“Riduzione allo stato laicale”: cioè un prete non è più prete ma ridiventa laico. Ciò che lascia perplesso, almeno me, è il termine “riduzione” che esprime un abbassamento una diminuzione una caduta di rango.

Perché il laico credente viene così deprezzato? Non siamo tutti, clero e laici, popolo di Dio in cammino? Non abbiamo tutti davanti a Dio uguale dignità?

Ora che molti nella chiesa sono contro il clericalismo, papa Francesco per primo, non sarebbe ora di cambiare anche questa bruttissima espressione con una più consona allo spirito evangelico?

Si potrebbe semplicemente dire: “ritorno allo stato laicale”!

O no?

Andrea