I teismo nasce dal bisogno dell’uomo fragile, in balia di palesi ingiustizie, alle prese con l’impotenza e con la morte di aggrapparsi ad un dio onnipotente, giustiziere, immortale. Questo dio è chiaramente una proiezione: un’idea, un concetto. Ci ha pensato il pensiero critico, specie quello psicoanalitico, a smontarlo. Il Dio di Gesù è al centro della vita, sostiene la vita; è vicino e sperimentabile attraverso ogni forma di vita, viene quindi dal profondo: dal mistero e dalla meravoglia che la vita suscita. Nella Bibbia ha un nome Abbà”. Esso rimanda alla dimensione materna, alla tenerezza, all’amore. Gesù ne è un riflesso fedele. Da qui nasce il suo spessore umano, la sua autonomia, la sua libertà rispetto ad un’interpretazione restrittiva della Torah, la sua attenzione agli estranei, agli ultimi, ai malcapitati, ai lebbrosi, alla donna (in una cultura molto maschilista); la sua capacità di farsi prossimo persino al nemico, di investire tutti di fiducia incondizionata restituendoci quindi alla dignità di figli di questo padre. La morte violenta non gli impedisce di continuare ad amare. Interpreta in modo unico – anche se non esclusivo – il bisogno universale di una umanità nuova. Un’umanità che è ancora purtroppo bambina, ma già capace di sognare con Lui un Regno impregnato di accoglienza e di amore.

La proposta del Vangelo

La min personale convinzione è che, per interpretare adeguatamente tale sorprendente autorevole profondità e grandezza, si è finiti con ricorrere alle categorie religiose dell’epoca col rischio di sottrarlo al suo essere in realtà di tutti e per tutti, di farlo apparire come un dio piovuto dal cielo, di renderlo funzionale ad una religione che poi finirà col contrapporsi alle altre, e ricalcare nonostante lui schemi patriarcali e autoritari. Per trasmettere la memoria, cercherà di presentarsi come l’unica interprete e garante della salvezza. Chiederà quindi obbedienza e sottomissione. Il dio del teismo è in qualche modo riuscito ancora a far capolino. E proprio nel nome di questa immagine distorta di Dio che nella mia adolescenza avevo sognato di riscattarmi dalla mia indegnità puntando assurdamante alla perfezione; allontananodomi così in realtà da me stesso, dalla mia storia, dalle mie radici, dalle mie passioni, da una sana vita personale e sociale. La preoccupazione prevalente era la salvezza dell’anima dopo la morte. Ho avuto bisogno di persone accoglienti e della psicologia umanistica per imparare a considerami nella mia positività: sentirmi orientato quindi alla vita piena e – data la mia natura spirituale – proiettato verso il bene, il bello, giusto. Solo in un secondo tempo ho incominciato a capire che il Vangelo, che pur mi era stato trasmesso, conteneva già in modo eccellente tale proposta.

La presenza di Dio

Adesso mi è chiaro che Dio è presente in me e in ogni forma di vita come suo centro, nucleo e senso ultimo; non è quindi esterno ad essa, ma il fondamento ultimo. È l’essere in cui ogni essere è radicato. Ma quanta fatica per riuscire ad attingere all’acqua zampillante della vita! In coerenza con le accresciute conoscenze scientifiche mi fa bene adesso sentirmi erede di un complesso lunghissimo processo evolutivo, polvere delle stelle, un puntino interrelato in modo prodigioso con la vita della terra e del cosmo. Una vita rispettata dal Creatore nella sua autonomia, nel suo farsi. Sono adesso convinto che farebbe bene a tutti sentirsi in ultima istanza generati da un tale Dio. Un Dio “il cui Essere emerge quando ogni essere è accresciuto, la cui vita si rivela quando ogni vita è vissuta, il cui amore si manifesta quando ogni amore è condiviso e la cui identità si rivela quando le barriere sono spezzate e si forma una comunità”. Cosi lo descrive il vescovo John Shelby Spong. Certo si tratta ora di condividere un sogno. Esso ha a che fare sempre con una nuovo Natale, con un nuovo inizio. E una situazione dinamica chemi fa piacere condividere a mo’ di augurio con i lettori.

Don Dario Fridel ha insegnato religione,

psicologia della religione e psicologia pastorale