Negli ultimi tempi si assiste con sempre maggiore frequenza a manifestazioni antisemite che pensavamo ormai retaggio di un’epoca oscura della storia dell’uomo.

Un fatto inquietante e incomprensibile dopo tutti i racconti i libri, le testimonianze dei sopravvissuti. Dopo tutte le condanne, i sensi di colpa, le riflessioni di intellettuali, politici, esponenti delle chiese… Dopo che l’orrore delle immagini di corpi scheletrici ammassati nel fango aveva sconvolto il cuore e la fede di molti e aveva spinto a cercare le ragioni che avevano reso possibile arrivare a tanto proprio nel cuore dell’Europa colta, civile e cristiana!

Mai più un’altra Auschwitz si era detto con forza e convinzione.

Per quanto mi riguarda, negli anni ho coltivato un amore profondo per la cultura e la storia del popolo ebraico. Le letture giovanili dei Roth, di Kafka, i Mann, Levi, i Singer …mi hanno rivelato una straordinaria capacità di raccontare storie, di penetrare i segreti dello spirito umano con inimitabile ironia…mi hanno affascinato per quel saper vivere con levità pur nelle ignominiose diaspore. Ho apprezzato la fede dei rabbi protagonisti dei racconti yiddish degli shtaetl orientali, sono inorridito alle descrizioni dei pogrom polacchi. Ho amato e amo la Bibbia, meraviglioso affresco sulla sapienza dell’uomo/ebreo e sul suo bisogno di Dio.

Per questo, ho fatto un viaggio in Terra santa, nei territori occupati, lungo il muro di separazione che si erge feroce ed oscuro, davanti alle case distrutte, condividendo cibo e angosce con i palestinesi che vengono perseguitati perché “diversi”, “poveri”, “senza patria”.

Volevo capire, vedere, riflettere su quella storia.

Davanti a quella desolazione, mi chiesi perchè, il governo di Israele, che rappresenta un popolo che ha subito per secoli la violenza dell’emarginazione, condanna altri umani alla stessa sorte? Perchè permette ghetti, torture, muri, odio etnico, razzismo… una tragedia immensa, un nuovo inutile sacrificio.

Ma ogni uomo al potere, si sa, è tentato dall’oscura volontà di potenza che gli fa dire, come già Caino, “sono forse io il custode di mio fratello?” legittimando così la sua colpa.

Ogni potere autoritario usa la paura (anche legittima) dei suoi cittadini per giustificare i suoi abusi, come anche i nostri ultimi governi han ben dimostrato.

E i molti ebrei in Israele e nel mondo, che guardano con indignazione e si dissociano da quella vergogna, vengono zittititi, ignorati, ridicolizzati.

Eppure quelle terre, intrise di dolore, hanno generato Patriarchi, Profeti e Profetesse, Sapienti e infine Gesù, l’ebreo, che con la sua testimonianza volle dare un senso universale alla sua fede in Dio, volle uscire da ogni recinto che determinasse pregiudizi ed esclusioni. Razza, genere, censo. Dopo di lui nessun razzismo dovrebbe essere possibile, nessun patriarcato, nessuna casta…

Gesù, quel Gesù, non avrebbe amato, lui che era libero, essere richiuso nel recinto del sacro, del diverso né essere Figlio di un Dio posto a garanzia dei potenti e dei loro troni.

Una cosa dimenticano i fondamentalisti religiosi, i politici fascisti che difendono la famiglia e i valori cristiani, che tifano per il presepio, baciano rosari ed esibiscono Vangeli mentre aizzano odi antisemiti…

Dimenticano che Gesù era un ebreo, anzi era un ebreo marginale.

Dimenticano che era circonciso, predicava nelle sinagoghe, era fedele alla Torah, era vicino al suo popolo, ai poveri, alle donne, agli stranieri, agli scartati…

Dimenticano che non esiste un cristianesimo senza Gesù l’ebreo. Senza la croce a cui fu appeso per aver contestato la violenza del (suo, nostro) “sistema”, politico, economico e religioso, che separa, uccide, demonizza…

Di fatto essi evocano un cristianesimo ideologico permeato dalla tentazione del potere, purtroppo incarnato in una chiesa che spesso ha voluto “contare” nel mondo anziché amare il mondo. Che così facendo ha “pervertito” il messaggio dell’evangelo che è “buona notizia” per tutti e ha ridotto Gesù a una regalità/paternità immateriale, piuttosto che accoglierlo come paradigma di vita.

Da quel Cristo tradito nascono molte responsabilità del mondo cristiano (cattolico e non) riguardo l’antisemitismo, responsabilità mai apertamente riconosciute.

Infatti come la lettura in chiave patriarcale della Bibbia ha avuto una ricaduta in ambito culturale e sociale, generando l’esclusione della donna, così la lettura in chiave “non giudaica di Gesù” ha portato di fatto a una giustificazione dell’antisemitismo.

Per questo la Chiesa/le chiese dovrebbero recuperare la dimensione storica di Gesù, proprio per non prestare più il fianco a chi ne fa il simbolo di un potere guerriero, bianco, cristiano, occidentale.

 

don Paolo Zambaldi