Carissimo don Paolo, le scrivo con una certa amarezza.

Dopo tanto clamore si è chiusa, male, la narrazione di un Sinodo amazzonico foriero di aperture ormai irrinunciabili, già forse troppo tardive, pena la sopravvivenza stessa della Chiesa cattolica in occidente e non.

Del resto, sono convinto, che affidare il futuro nelle mani di persone non solo vecchie anagraficamente, ma soprattutto “vecchie dentro”, non poteva che sortire questo effetto.

Il vecchio conserva, obbedisce, risparmia, teme, traccheggia, non ha più sogni… E, se li ha, sogna il passato, ciò che conosce e già c’è!
L’Italia infatti, paese di vecchi, vota la destra più becera, teme irrazionalmente gli immigrati, punta a conservare lo status quo, quando è evidente a tutti che serve un cambiamento radicale, economico, politico, strutturale.

Anche il governo della Chiesa è affidato ad ultra ottantenni, si ascoltano ancora ultranovantenni nostalgici, si cooptano giovani-vecchi perché appoggino i vecchi-vecchi nel loro delirio di conservazione.
Ma, caro don Paolo, a dispetto dei frenatori, il mondo continua nella sua evoluzione. E’ davanti agli occhi di tutti l’angoscioso smarrimento che pervade i nostri tempi: crisi climatica, ripresa della destra, capitalismo aggressivo, guerre, migrazioni di popoli, pandemie.

Così come, anche se a fatica, parallelamente prosegue la conquista di diritti considerati ormai irrinunciabili (checchè ne dica la Chiesa cattolica!): la parità di genere, il superamento del razzismo, la libertà di coscienza, una più articolata democrazia, l’interesse per la salvaguardia del pianeta, il superamento di religioni che si oppongono all’accettazione di tali conquiste.

La sua /nostra Chiesa, depositaria del messaggio più rivoluzionario che il mondo abbia conosciuto, lo imprigiona di fatto con atteggiamenti autoritari e decisioni di vertice che ne oscurano, se non ne eliminano del tutto, il senso.

Nel Vangelo Gesù ha detto che non si può mettere vino nuovo in otri vecchi, perché essi esploderebbero.

Mai affermazione è stata più vera!

Infatti i maggiorenti della “nostra” Chiesa, otri vecchissimi, hanno scelto il vino vecchio, anzi scaduto da tempo e pazienza se alla fine nessuno lo berrà più, perchè avrà perso spirito e qualità.

Quello che ne deduco e credo pensino la maggioranza dei fedeli adulti, ancora coraggiosamente (o stupidamente?) rimasti, è che sarebbe davvero urgente dotarsi di otri nuovi, resistenti, disobbedienti, profetici nei quali il vino nuovo possa sprigionare tutta la sua fragranza, senza timori, ricatti, censure.

Sarebbe urgente, di conseguenza, riflettere (come diceva don Milani) sul fatto che “l’obbedienza” non è sempre una virtù. Essa può anzi diventare la più subdola delle tentazioni!

Caro don Paolo che ne direbbe se combattessimo insieme questa tentazione?

Un caro saluto, Ivan