Un bambino è già annegato nelle acque tra le vicinissime coste della Turchia e quelle di Lesbo ed un altro si trova in condizioni gravi nell’ospedale dell’isola greca.
A parte le fake news del presidente Recep Erdoğan e dei ministri turchi riguardo all’uccisione di due persone da parte delle forze greche al confine di Evros la ripresa di venti forti in settimana può trasformare di nuovo il mar Egeo in un cimitero, mentre gli occhi sono puntati con preoccupazione sugli scontri tra profughi e immigrati con la polizia di Atene.

Solo il fumo dei lacrimogeni, le bombe assordanti e i potenti getti d’acqua provenienti dagli idranti delle forze dell’ordine riescono a passare da una parte all’altra, attraversando recinti e fili spinati. Da parte loro i profughi e gli immigrati rispondono tirando sassi ma anche qualche lacrimogeno di fabbricazione turca alla polizia greca.
L’aver sigillato la frontiera greca sembra aver portato un grande consenso al primo ministro Kyriakos Mitsotakis e non solo tra i suoi elettori. I metropoliti del clero nella zona del confine si sono trovati “soldati tra i soldati” con la polizia, i pompieri e l’esercito chiamato a difendere i confini della patria, mentre nelle loro parole sacre non hanno trovato nemmeno una sillaba per il dramma dei profughi.

Intanto in questo clima di paura degli invasori su qualche spiaggia di Lesbo la popolazione locale ha fatto un cordone “sanitario” per ostacolare l’arrivo di imbarcazioni.
Perfino gli striscioni del Fronte militante di tutti i lavoratori (Pame), dei sindacalisti e dei comunisti ortodossi del Kke affermano di non volere nessun hotspot sulle isole, né aperto né chiuso. In un modo o nell’altro i profughi e gli immigrati sono visti male. Questa volta però le televisioni degli armatori e quella pubblica, che dipende direttamente dall’ufficio del primo ministro, non possono dire che sia Syriza a far arrivare profughi e immigrati.
Di certo fomentano l’opinione pubblica insinuando che se il governo Tsipras fosse stato ancora in piedi i profughi invece di essere fermati sul confine sarebbero arrivati ad occupare Atene.

Erdoğan sembra utilizzare i profughi e gli immigrati come carne da cannone per vincere la battaglia ad Idlib in Siria e ha risposto no al primo ministro bulgaro Bojko Borissov che chiedeva un incontro a tre.
Mitsotakis da parte sua cerca di salvare il salvabile chiedendo l’aiuto dell’Unione europea e degli Stati Uniti contro la decisione di Erdoğan di facilitare l’arrivo dei profughi e degli immigrati al confine greco-turco, mentre il presidente turco fa accompagnare dalla sua guardia costiera le imbarcazioni fino alle acque territoriali della Grecia e gli aerei turchi continuano le violazioni dello spazio aereo greco.

Il primo ministro Mitsotakis ha accompagnato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il famigerato commissario per la Protezione dello stile di vita europeo Margaritis Schinas, insieme con altri dirigenti Ue, ad ispezionare dall’alto il confine greco-turco, incassando l’appoggio degli europei nel difendere i confini della Grecia e dell’Europa, con il presidente francese Emmanuel Macron in pole position, seguito dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.

Su questa linea non ci sono schierati solo i Paesi di Visegrad ma anche i loro alleati un poco più a destra, come i fascisti spagnoli di Vox e quelli francesi di Marine Le Pen, ottenendo anche gli applausi di Salvini e di Meloni.
Il governo greco ha preso una decisione che va contro le leggi internazionali sospendendo per un mese il diritto d’asilo dei richiedenti.

Mitsotakis non ha nascosto mai la sua politica “salviniana” di blindare i confini, arrivando anche a proporre di mandare nelle isole deserte, in una sorta di confino contemporaneo, migliaia di profughi e di immigrati. La sconfitta che hanno avuto nei campi di battaglia di Lesbo e di Chios i suoi reparti di celerini della popolazione locale, dove estremisti di destra, nazionalisti e razzisti hanno cercato di avere le mani libere, ha evitato la costruzione con la forza di veri campi di concentramento per i profughi e gli immigrati. Per il momento.

 

Argiris Panagopoulos