I libri perdono sempre più terreno.

Per tanto tempo essi sono stati la barriera contro ogni fascismo, il luogo della libertà di opinione, il veicolo dello scambio delle idee, il lievito di ogni cambiamento… Intere generazioni hanno gustato, con un libro tra le mani, la lentezza necessaria del pensiero, il silenzio della meditazione, la gioia di insperate consonanze.

Censure di ogni genere hanno cercato inutilmente di bloccare quella virtuosa circolazione di intelligenze, senza mai riuscirci del tutto.

Ma dal secolo scorso qualcosa è cambiato radicalmente.

Il 10 maggio del 1933 Hitler bruciando i libri in piazza, diede alle fiamme un simbolo, decretò la fine della supremazia della sapienza sulla violenza, della libertà sulla dittatura, della giustizia sull’oppressione.

Come ogni potere fascista (compreso quello della “santa” Inquisizione!), voleva azzerare il confronto, esaltava l’ignoranza che rende la massa indifesa di fronte alla propaganda, incapace di distinguere la falsità degli intenti, impaurita e asservita alle oscure divinità dominanti.

Ma come profeticamente aveva detto Heine, “Un popolo che brucia i libri prima o poi brucerà gli uomini”.

Il 10 maggio 1933 non è stata una parentesi, anche se la dittatura di oggi si manifesta in forme diverse, più subdole e apparentemente meno aggressive.

Il falò dei libri è ancora in atto e la sua fiamma è ben alimentata…

Assistiamo infatti al continuo discredito della cultura vista come un inutile orpello, nonché allo scardinamento della scuola, all’abbandono dei teatri, dei conservatori, dei cinema… Accettiamo che il web sia l’unica fonte d’informazione e mostriamo noncuranza verso il dilagare dell’analfabetismo di ritorno.

Di conseguenza risulta sempre più evidente anche fra i cosiddetti “intellettuali”, un’assoluta incapacità critica, un asservimento avvilente al potere, una mancanza di visione riguardo al futuro. Essi (tranne rare eccezioni) danno vita a un gigantesco talk show, rumoroso e superficiale, rozzo e connivente, dal quale la massa non trae indicazioni, nè luce, nè sospetti d’inganno.

Infatti pochi, fino ad alcuni anni fa, avrebbero creduto possibile (e permesso!) che la cosiddetta libera stampa, non battesse praticamente ciglio davanti allo scempio razzista dei governi, né fosse così tollerante verso la violenza verbale, né che esprimesse  solo un vago dissenso nei confronti dei “ducetti” che negli ultimi trent’anni hanno infestato la politica italiana…

Negli ultimi anni purtroppo si è scambiata la competenza per cultura, si è privilegiato il fare più che il pensare, si è affermata un’idea di successo che azzera il servizio alla verità, che spesso isola, epura, impoverisce.

Il tempo, o meglio “il prezzo” che gli si è dato, sta distruggendo, novello falò, la sapienza del mondo. Tutto corre sulla definizione capitalista che “il tempo è denaro” intendendo che il pensiero è qualcosa di improduttivo, di “inutile”…

Alex Langer compianto costruttore di cammini di pace e di solidarietà riteneva che per salvare l’uomo da se stesso, i popoli dall’autodistruzione, il pianeta dalla rovina, si dovesse vivere “lentius, profundius, soavius”

I libri sono i garanti di questo processo! Sono strumenti di liberazione non violenta, sono il vaglio che aiuta a distinguere il grano dalla pula.

 

don Paolo Zambaldi