Gran parte di quello che metto per iscritto ha il precedente nella voce, proviene da un ascolto.

Le storie che racconto affiorano all’orecchio, prima di ridursi al fruscio della penna sul quaderno a righe.

Hanno il punto di partenza in forma di teatro personale, che si svolge alla lentezza della mano e della trascrizione.

Mi appassiona il dialogo, lo scambio di battute dove la parola è palla da biliardo spinta a rimbalzare tra le sponde, senza governo sulle sue carambole.

Nel dialogo mi capita di dare torto a me stesso, di trovare impreviste obiezioni, benvenute.

Sviluppo lo spirito di contraddizione, indispensabile anticorpo di un isolamento (…).

Dev’essere una creatura allo stato brado, il dialogo, e le sue parti possono avere tutte torto o venirsi incontro sulla spinta di istinti, sentimenti e altre variabili.

Dialogo succede tra uno scoglio e le ali che ci fanno il nido,

tra il seme e la terra,

tra le nuvole e il vento,

tra le onde e una barca in avaria:

il dialogo è lo stacco di una foglia in autunno fino all’ultima oscillazione e alla sua resa al volo.

 

 

Erri De Luca, La doppia vita dei numeri, Feltrinelli, Milano, 2011