40167 ROMA-ADISTA. La prepotenza delle religioni (Chiarelettere, 2020, pp. 128, euro 12; il libro può essere richiesto anche ad Adista, tel. 06/6868692; email: abbonamenti@adista. it), è il secondo libro di Ortensio da Spinetoli ad uscire postumo. Ed il secondo ad uscire per i tipi di una editrice “laica” come Chiarelettere. Le ragioni di questa nuova operazione editoriale sono legate al successo che ha avuto il precedente libro, L’inutile fardello. Ma anche, ed è un motivo strettamente legato al primo, al grande fascino che la figura di questo cappuccino teologo continua ad esercitare, ben al di là del mondo conciliare e progressista che lo ha sempre letto (spesso anche sulle pagine di Adista, come si evince dal libro) ed amato, per la sua radicalità e per il rigore esegetico che ha sempre contraddistinto i suoi lavori. A tutto questo si aggiunge il rinnovato interesse per l’approccio storico-critico al testo sacro e alle figure evangeliche, a partire da quella di Gesù. Alla luce di tutto questo, a cui va forse aggiunta l’ammirazione per la coerenza con cui Ortensio ha sempre condotto la sua ricerca, che pure gli è costata ostracismo ed emarginazione da parte della istituzione cattolica e del suo ordine religioso, è logico che Ortensio sia letto ormai da un pubblico sempre più vasto, composto anche di non credenti. O di persone che raramente si avvicinano a testi di teologia o esegesi biblica.

La chiave per capire Ortensio da Spinetoli sta probabilmente in una affermazione contenuta nel libro e ripresa anche nella quarta di copertina che presenta il volume: «Il Vangelo non è un libro devozionale, ma rivoluzionario. Se lo si prende sul serio non si può rimanere a dormire nelle chiese o nei conventi, ma si diventa perturbatori dell’ordine ingiustamente costituito». Ortensio il Vangelo, e lo studio del suo contenuto, lo ha preso così seriamente da farne la ragione stessa della sua lunga, e feconda, vita di studioso e religioso. E a causa del Vangelo Ortensio ha pagato anche un caro prezzo. Teologo raffinatissimo, tra le punte della teologia post-conciliare, Ortensio da Spinetoli (1925-2015) è stato superiore provinciale dei frati cappuccini delle Marche e ha insegnato – tra l’altro – alla Pontificia Università Antonianum: l’aula dove si tenevano le sue lezioni, all’inizio degli anni ‘60, a fatica contenevano i tanti studenti che desideravano ascoltarlo. Ma la sua teologia gli ha presto procurato problemi con il Vaticano. Il suo primo libro, Maria nella Bibbia, del 1964, se fu di capitale importanza nel rinnovamento degli studi su Maria donna della Galilea, gli valse un richiamo da parte di quel dicastero vaticano che ancora si chiamava Sant’Uffizio. Successivamente, a causa dei suoi testi e del suo insegnamento, subì un processo presso la Congregazione per la Dottrina della Fede. Non sarà condannato, ma verrà rimosso dall’insegnamento e allontanato dal suo stesso ordine.

Questo nuovo libro, come raccontano Gianfranco Cortinovis, Giovanni Fava e Nicoletta Sonino (amici e collaboratori di Ortensio, oltre che curatori del volume) nella loro introduzione, nasce da questa esigenza: nell’enorme produzione del cappuccino teologo «c’erano articoli usciti in riviste (in particolare Adista e Tempi di Fraternità) e materiale di interventi e seminari rivisto dall’autore che aspettavano di essere fatti conoscere». L’idea del libro è venuta così. E il libro «raccoglie una serie di contributi che vanno dal 1993 al 2011. L’eterogeneità dei tempi e della destinazione di questi interventi può dar pensare ad un materiale molto vario per contenuto e destinazione. In realtà il filo conduttore che lega i diversi saggi, articoli, relazioni, è solido e dà al libro una sua forte coerenza interna. Che sta nel cercare con pazienza l’identità di Gesù, oltre le interpretazioni che già i suoi discepoli e gli evangelisti ne diedero poco dopo la morte. Senza parlare del monopolio della sua figura che già a partire dalla fine del I sec. il nucleo originario di quella che sarà la struttura gerarchica e istituzionalizzata della Chiesa cattolica comincerà ad esercitare.

La visione della Chiesa che emerge dalle pagine di Ortensio – il titolo del libro lo suggerisce con chiarezza – non è positiva per il passato, né ottimista per il futuro. Certo, Ortensio è morto nel 2015 e forse del pontificato di Francesco avrebbe avuto un giudizio più possibilista. O forse no, visto che ad inizio pontificato, nel 2013, Ortensio scrisse a Francesco una lunga missiva elencando ciò che a suo giudizio era fondamentale cercare di scalfire per rendere la Chiesa più profetica ed evangelica, ma la sua missiva non ottenne nessun cenno di ricezione o risposta.

La speranza per Ortensio viene semmai da chi, dentro e fuori la Chiesa, si interroga ormai con una fede adulta e in piena libertà di coscienza: «Il Concilio non è ancora stato attuato, il Sant’Uffizio ha solo cambiato nome, ma la Chiesa non è più la stessa», scrive Ortensio nel 2011 in uno dei saggi pubblicati sul libro e all’epoca comparsi sulle pagine di Adista. «La gerarchia continua a parlare come ha sempre fatto, ma sono sempre meno quelli che si lasciano convincere, meno ancora intimidire, dai suoi richiami o anatemi. E così, afferma Ortensio, i non allineati, i liberi pensatori e ricercatori sono sempre più numerosi, dentro e fuori la Chiesa, tanto che è diventato impossibile frenarli o fermarli. Qualcuno tuona contro il relativismo e il pluralismo, ma invano, perché queste sono le uniche condizioni che rendono possibile oggi la convivenza pacifica in un mondo multietnico e pluriculturale». La Chiesa osteggia in tutti i modi questa libertà di ricerca, critica e giudizio. Ma non riesce più a farlo. «E se qualche volta riesce ancora a metterne a tacere uno, deve presto rassegnarsi a vederne altri che si fanno avanti a prendere il suo posto. C’è sempre una cattedra extra, un pulpito, uno scranno, una piazza (da ultimo quella di Internet) per chiunque voglia esprimere liberamente la propria adesione di fede a Gesù di Nazareth e a Dio».

 

Valerio Gigante, Tratto da: Adista Notizie n° 9 del 07/03/2020