“L’esodo è, in primo luogo, un’esperienza vissuta da un gruppo di schiavi, scelto per essere popolo di Dio.

 


Esodo è anche il nome del secondo libro della Torah, che narra l’inizio di quella vicenda, il cui seguito è raccontato nei libri del Levitico e dei Numeri, e ricapitolata in quello del Deuteronomio.
Il libro dell’Esodo racconta l’epopea della liberazione nei suoi primi diciotto capitoli, mentre nei restanti ventidue si sofferma sulle leggi che devono guidare il popolo liberato.

 


Infine, l’esodo è anche una teologia, che attraversa la maggior parte dei libri biblici, facendo da collante tra il Primo e il Nuovo Testamento.

 


In tutti e tre questi livelli – storico, narrativo, teologico – l’esodo è caratterizzato dalla dinamica del cammino, espressa con tre verbi-chiave: uscire (iazà), entrare (bo), camminare (hallaq).

 


Tre verbi che precisano la grammatica del cammino della fede. Per la Bibbia, il cammino avviene nella cornice di un processo di liberazione, secondo cui non è sufficiente togliere le catene e muoversi liberamente. Questo è solo il primo movimento, quello dell’uscire. A cui ne deve seguire un secondo, espresso narrativamente col lungo cammino nel deserto, cammino di formazione paziente e di crescita graduale. Infine, il terzo movimento del cammino è dato dall’entrare nella terra di libertà, nel dare forma alla libertà sfuggita alle grinfie del faraone e successivamente educata a parlare una lingua differente da quella appresa in Egitto.

 


È questo il lungo itinerario per apprendere l’arte della libertà”.

 

Lidia Maggi, Fare strada con le Scritture, Ed. Paoline, pag. 62