Le prese di posizione, gli insulti, la violenza verbale che hanno investito la cooperante tornata dall’Africa dopo lunghi mesi di prigionia, lasciano davvero l’amaro in bocca, anche se non giungono inaspettate…

Si è tollerato ormai da anni l’incitamento all’odio razziale, l’attacco indiscriminato all’Islam, la condanna violenta delle Ong, lo sdoganamento di un linguaggio che potrebbe essere tranquillamente riferito alle squadracce fasciste!

Senza battere ciglio.

Del resto molti ancora fanno fatica a leggere in questo nostro tempo i segni dell’avanzare di un potere antidemocratico, violento, discriminatorio.

L’ignoranza diffusa, l’egoismo individualista, la paura indotta ad arte, occultano questa “bestia nera” che avanza.

E in puro stile fascista si attaccano i deboli, i buoni, i poveri, i migranti, gli islamici, gli omosessuali, le donne… e in particolare le donne che fanno scelte “impopolari”.

Donne “che se la cercano”, “che non meritano di essere salvate” coi soldi degli italiani…

Si attacca per uccidere. Per ora con le parole. Domani chissà.

Fa inorridire che nel coro di questi aguzzini siano presenti le voci di “cristiani devoti”, che mentre sostengono di battersi per la vera Chiesa di Gesù Cristo, in realtà sono seminatori di un odio che gronda dai loro siti pervasi da un’ignobile sete di potere (ecclesiastico e non).

Sono solidale con Silvia “Aisha” Romano… le auguro di riprendersi da questo trauma profondo, le chiedo scusa per ciò che ancora deve sopportare, e mi auguro che possa sentirsi sempre libera di fare le scelte umane, religiose, personali che le sono più care.

 

don Paolo Zambaldi