Nel vociare infantile di un parco giochi si sente spesso gridare piagnucolando: “La colpa è sua…io non ho fatto niente”.

I bambini, si sa, sono incapaci (ancora) di assumersi la responsabilità delle loro azioni, sono egocentrici, scaricano su altri le loro difficoltà. Ma sono, appunto, bambini!

E’ davvero inquietante constatare come ciò avvenga, sempre più spesso, anche tra gli adulti, sia nel privato, sia a livello istituzionale. 

La colpa di un cattivo risultato è sempre di qualcun altro.

Il debito pubblico? L’Europa, la Merkel, la Francia, i migranti, il governo di ieri…

Il meridione? I Borboni, Garibaldi, la mafia, la corruzione, il lavoro nero…

La scuola? I professori, i presidi, il ministro, i ragazzi svogliati, i genitori, la società…

La Chiesa? I preti, il papa, i tempi difficili, l’illuminismo, il relativismo…

La guerra? Gli americani, i russi, l’Islam, il tribalismo africano, i terroristi…

L’evasione fiscale, la corruzione, la disonestà? I politici, “Roma ladrona”, i padroni,le tasse troppo alte…

C’è del vero nell’attribuzione di certe colpe, ma il considerarsi sempre vittime non porta da nessuna parte. O meglio porta a votare partiti violenti nella speranza che risolvano “con pugno di ferro” le situazioni.

Ancora una delega, ancora una rinuncia all’assunzione di responsabilità personale.

Di piccoli e grandi padri e delle loro funeste gesta è costellata la storia. Storia di popoli che stremati dall’ingiustizia, spaventati, aizzati ad arte perché odiassero presunti nemici, si sono affidati all’ uomo della provvidenza e hanno sperato, come sperano i bambini, che “il papà” avrebbe punito i cattivi, quelli che facevano loro del male.

Sappiamo bene, lo vediamo ogni giorno come finisce la storia. In un mare di sangue, in un’ingiustizia ancora più grande.

Cosa serve dunque per crescere, per non lasciare che altri, furbescamente, si offrano di difenderci?

Innanzitutto serve il discernimento: separare il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, il profondo dal superficiale. Poi l’onestà di considerarsi sempre “in ricerca”, mai padroni della conoscenza, né della verità. Poi la pazienza di aspettare che il seme dia frutto. Poi il coraggio di mettersi in prima linea rischiando tutto posizione, sicurezza ricchezza, onorabilità e finanche la vita se serve.

Tutte virtù che esigono forza di carattere e maturità.

Tutte virtù che paiono scomparse nella nebbia di questi tempi di travolgente meschinità.

Credo che tutti coloro che hanno a cuore il bene dell’uomo (dei loro figli, dei loro amici, dei loro concittadini, dei loro fedeli, dei loro alunni) non possano che lottare insieme per rifondare “un’educazione” che sia garanzia di maggiore autonomia, di maggiore capacità critica, di conseguente maggiore assunzione di responsabilità.

Basta dare sempre la colpa solo agli altri! 

Usciamo da questa pericolosissima paralisi!

don Paolo Zambaldi