La piazza simbolo del lavoro e del sindacato diventa il palco in cui gli “invisibili” prendono la parola nell’iniziativa organizzata dal sindacalista Usb Aboubakar Soumahoro: dai precari ai disoccupati, dai lavoratori della scuola ai giovani (con rappresentanza delle Sardine). Tra distanziamento e mascherine, cassette di frutta e verdura l’appello è alla politica: “Siamo noi che portiamo a loro il cibo, ora ci diano diritti”

 

Non siamo corpi da sfruttare“. La voce si alza da piazza San Giovanni, simbolo della sinistra, dei sindacati, del lavoro. Ma se il primo maggio il lockdown ha rinviato il concertone, la grande piazza di Roma diventa il posto in cui “gli invisibili diventano visibili”. Sotto gli oltre 30 gradi di un 5 luglio si ritrovano e si alternano sul palco e in piazza – distanziati per quanto possibile e tutti con la mascherina – braccianti agricoli, rider, precari, operai della Whirlpool che sta per andarsene, lavoratori dell’ArcelorMittal che nel loro avvenire hanno solo buio. Ci sono i lavoratori della scuola, i senza casa, i senza lavoro, i giovani. Sono gli Stati Popolari, organizzati dal leader sindacale dell’Usb Aboubakar Soumahoro e la scelta del nome così simile agli Stati generali organizzati a Villa Doria Pamphilj dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte non è affatto casuale. Quella di San Giovanni diventa l’occasione per poter raccontare le rispettive storie di crisi e di dolori e anche lanciare le proposte. Un’iniziativa in cui si sono riviste dopo tanto tempo anche le Sardine, che con un flash mob hanno lasciato scritto sull’asfalto della Capitale: “Non siamo invisibili!“. E’ una piazza della proposta, non della protesta, rivendica Soumahoro che manda un altro messaggio al capo del governo che già aveva incontrato agli Stati generali dopo essersi incatenato fuori da Villa Pamphilj: “Ascolti la voce degli invisibili”, dice.

“Fight uberization”, “Mai più consegne senza diritti”, “Nessuno è invisibile”, “Pari diritti per tutti” si legge su cartelli e striscioni in piazza. Tra i primi a prendere la parola lavoratrici precarie, braccianti e rider. “Questa piazza sta dimostrando che gli invisibili possono diventare visibili. Sono qui per rappresentare i braccianti d’Italia. Siamo noi a portare il cibo sulle tavole dei politici – ha detto un ragazzo arrivato dalla Puglia, indicando delle cassette di frutta e verdura posizionate sul palco -. Nelle campagne non manca il cibo ma i diritti dei braccianti“. “Noi non siamo corpi da sfruttare” ha aggiunto un altro salendo sul palco della manifestazione dove si sono susseguiti interventi e storie di precari. “Durante la quarantena siamo stati messi fuori dalle misure del Governo – ha raccontato Tommaso, un rider -. Molti di noi hanno continuato a lavorare con la paura per il rischio di contagio. Noi siamo braccianti metropolitani“.

A portare la propria testimonianza anche lavoratori della Whirlpool di Napoli e dell’ex Ilva di Taranto. “Siamo qui per dire alla politica asserragliata nei palazzi di potere che non accetteremo che il Paese riparta senza di noi – ha sottolineato Soumahoro – Perché il Paese siamo noi e siamo noi che dobbiamo ripartire e ripartiremo dalle proposte emerse da questa piazza”.

A dare il proprio sostegno agli Stati Popolari anche Carola Rackete che in un video ha detto: “In questo momento la nave di salvataggio Ocean Viking è in mare. Negli ultimi giorni sono state inviate sette richieste alle autorità europee per essere assegnati a un porto di sicurezza. A bordo ci sono molti sopravvissuti fuggiti dalla guerra civile in Libia, ma queste persone sono invisibili per le autorità europee, sono invisibili come i lavoratori migranti che sono in Italia, che chiedono giusti salari e accesso alla previdenza sociale. Le disuguaglianze sociali – ha aggiunto – stanno crescendo in Europa. Quindi è ancora più importante che tutti si uniscano perché tutti sappiamo che l’ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque”.

 

Il Fatto Quotidiano, 5 Luglio 2020