Unorthodox, la miniserie Netflix creata da Anna Winger e Alexa Karolinski, è la storia del viaggio, fisico e spirituale, che porta la diciannovenne Esty (Shira Haas) alla ricerca della propria identità, dalla rigida comunità chassidica Satmar di Williamsburg, a una Berlino libera e disinibita. Due mondi lontani nel tempo, se pur contemporanei, che anche lo spettatore attraversa insieme ad Esty, scoprendo un microcosmo nel cuore Brooklyn, che parla solo yiddish ed è disciplinato da regole di comportamento molto precise, che condizionano la vita sociale e privata degli individui.

Destinata a vivere in funzione del matrimonio e della procreazione, mentre la sua ambizione è quella di cantare e studiare musica, Etsy lascia la comunità per tuffarsi in una Berlino sconosciuta, in cui i rapporti individui sono più fluidi, liberi, cosi come i costumi.

La storia di Esty si ispira all’autobiografia di Deborah Feldman, Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche (Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots), fuggita dalla comunità ultra-ortodossa di Williamsburg per seguire il sogno di diventare scrittrice.

Testimonianze di fuga e ribellione rispetto alla comunità ultra-ortodossa trovano largo spazio su Netflix, con One of Us, il documentario del 2017, diretto da Heidi Ewing e Rachel Grady, che raccoglie il racconto di vita di tre ex ebrei ultra-ortodossi chassidici di Brooklyn, e mette ancora una volta in netta contrapposizione le severe regole di comportamento stabilite dalla comunità e il desiderio di evasione dei tre protagonisti, in cerca della propria identità nel mondo esterno.

Nello stesso orizzonte culturale, ma con dinamiche differenti, si muove Shtisel, la serie televisiva israeliana, sempre disponibile su Netflix, creata da Ori Elon e Yehonatan Indursky, e ambientata nel quartiere di Geula a Gerusalemme, dove la narrazione ha toni più pacati e, sebbene il contrasto tra aspirazioni personali e familiari sia tangibile, la serie si concentra più sui tratti umani dei personaggi e sulla loro evoluzione che sulla critica dell’universo culturale in cui si muovono.

 

Valeria Brucoli, Confronti, n.6, 2020