La Bibbia non è la cronaca di fatti storicamente successi, ma la riflessione teologica di avvenimenti a volte distanti secoli tra l’accaduto e il raccontato. Israele comprese che negli avvenimenti della sua storia era presente Dio. Un Dio loro fedele alleato, al quale attribuirono il successo o l’insuccesso delle loro imprese (Dt 2,33-34), e che giustifica le proprie mire espansionistiche (Gs 11,20).

Chiarito questo si comprendono meglio certi libri della Bibbia che se non sono letti in questa ottica portano davvero non solo al timore ma all’orrore di un Dio dipinto come mostro sanguinario. Per questo occorre leggere i racconti biblici obiettivamente e non con l’occhio fanatico del religioso che si arrampica sugli specchi per trovare sempre e comunque una giustificazione a tutto quel che Dio e il suo popolo combinano insieme.

Sotto il titolo di Bibbia si presentano uniti in un solo volume l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento, posti praticamente su un piano di parità.

I racconti biblici sono costruiti letterariamente perché avevano lo scopo di formare il popolo in continua ricerca della propria identità, messa a dura prova da due deportazioni nel VIII e nel VI secolo, da cui nacquero i libri dell’Esodo, e quei grandi capolavori di letteratura che sono i Profeti.

Solo dopo il ritorno da Babilonia, Israele conobbe pace e furono redatti il Levitico, per dare ordine giuridico al popolo e poi i Libri Sapienziali.

Con il Vangelo è diverso, perché siamo più vicini ai fatti e le testimonianze sono quelle di una comunità che non ha bisogno di narrare miracoli e prodigi, ma vivere nell’insegnamento di Cristo (realizzare forme di umanità vivere in comunione, spezzare il pane e condividerlo con gli altri per divenire “figli di Dio”).

Neanche i Vangeli sono cronaca. L’unico fatto storico accertato è la nascita e la morte di Gesù.

Nei Vangeli Gesù non ha parlato né di sacramenti, né di regole, né ciò che la Chiesa deve fare. Ha dato una spinta vitale alla comunità per creare gli strumenti per la crescita e la maturazione dell’individuo nella linea dell’amore. “C’è una spinta data da Gesù: questa spinta e questa energia della creazione che chiede di essere accolta. Poi sarà ogni comunità ad avere la capacità di creare quegli strumenti che favoriscono la crescita, l’amore, la serenità degli altri”.

I vangeli si differenziavano dai testi sacri ebraici: il testo sacro era considerato parola di Dio. I vangeli sono considerati un testo vivente, un testo in crescita. Ogni comunità, quando riceveva il vangelo di una comunità diversa, lo accoglieva e poi lo arricchiva con la propria esperienza o spesso lo censurava.

 

Alberto Maggi