I cristiani: uomini e donne del crocicchio.

Le parole chiave del Vangelo di oggi sono tre: il banchetto, l’invito e il crocicchio.

L’immagine del banchetto è ricorrente nelle parole e nell’esperienza di Gesù. Era a un banchetto a Cana, andava a cena con i peccatori, mangiava con gli amici e le amiche, celebrava con un banchetto Pesach/Pasqua, lasciava in eredità “lo spezzare il pane” conviviale e inclusivo. “Quando sarete insieme, quando mangerete insieme, senza divisioni, senza esclusioni, senza discriminazioni, allora sarò con voi e voi sarete i miei testimoni”.

Il banchetto infatti ha tutte le caratteristiche per esprimere il senso del dirsi cristiani: gioia, condivisione, ospitalità, semplicità, accettazione delle differenze. Mangiare insieme è infatti più che nutrirsi. E’ un momento profondamente umano perchè congiunge le speranze dello spirito e le speranze della carne. Carne e spirito non si possono più separare senza fare violenza al messaggio cristiano.

Invitare qualcuno significa molte cose… Innanzitutto condividere con lui del tempo. Ascoltare e farsi ascoltare. Inoltre presuppone un atteggiamento di libertà interiore, infatti invitare non è costringere. Bisogna lasciare la libertà di dire di no. Senza offendersi, altrimenti quell’invito non è che l’affermazione della propria potenza. Accettare l’invito è lasciarsi coinvolgere, uscire dalla comodità, mettersi in gioco, fidarsi.

Nella parabola i ”NO” sono tanti. L’invito è gentile e allettante. Il banchetto si annuncia ricco eppure… Tutti hanno qualcosa di più importante da fare. Anzi vogliono tutti farsi gli affari loro.

Non hanno tempo. Che il re inviti qualcun altro! Anzi uccidono i servi che il re aveva mandato a cercarli.

Ci riconosciamo in questi “NO”?

No all’impegno, no al servizio, no alla partecipazione.

No allo studio e all’approfondimento della Bibbia. Ci si lamenta pure delle omelie che sono lunghe, si guarda l’orologio. Nessuno avanza critiche costruttive, né si propone per un servizio, né lotta per sradicare quanto di sbagliato c’è nel nostro modo di concepire la fede. Anche la condivisione concreta dei beni (soldi ma non solo) non è in cima ai nostri pensieri.

Mi domando: stiamo rispondendo all’invito? O stiamo facendo solo un gesto culturale, una finta, in caso ci fosse l’inferno?

Che ci facciamo qua se ci pesa pure una mezz’ora di ascolto?

Che ci facciamo qua se non ascoltiamo i profeti di ieri e di oggi?

Il crocicchio è l’incontro di strade diverse. Da quelle strade diverse vengono persone diverse. Persone estranee che il re non conosce. Uomini, donne, poveri, credenti e non credenti. Ebrei e pagani, eterosessuali o no, infermi e sani.

Il crocicchio è il mondo. Lì si percepiscono le infinite povertà, i bisogni, le attese.

Lì ci sono quelli che rispondono “Sì”. Perché un invito al banchetto non l’hanno ricevuto mai. Perché sperano. Perché vogliono fidarsi.

Il re della parabola ha capito che è da lì che bisogna partire per costruire il Regno. Gli amici, i vicini, gli eletti, i pii, non sentono più il bisogno di convivialità. Il loro tempo è più prezioso…

Noi che ci diciamo cristiani è lì, al crocicchio, che dobbiamo stare!

Non al centro, nei palazzi, nelle cattedrali in cui veneriamo Dio per quel tanto che ci serve.

Dobbiamo stare lì e accogliere tutti, tutte, invitare tutti alla costruzione di un mondo più umano e più giusto nel quale si abbia tempo per il corpo e lo spirito, un mondo in cui tutti possano sedere al banchetto con pari dignità.

Gli egoisti saranno puniti e non da un Dio che come Giove scaglia saette dal cielo. Il giudizio di Dio sarà immanente alla storia. E oggi siamo sul limite di questo giudizio. Corriamo infatti verso una catastrofe nucleare, economica ambientale.

Dunque dire “Sì” all’invito è l’unica possibilità di salvezza.

don Paolo Zambaldi