Verso le presidenziali . Con la nomina della giudice Amy Coney Barrett alla Corte suprema Trump avrà un’amica in più per arbitrare le mille controversie sui risultati che si apriranno dopo il 3 novembre

 

Quarantotto anni, occhi azzurri, sette figli, cattolica, allieva del giudice Antonin Scalia, ferocemente contraria all’aborto: questo è il ritratto di Amy Coney Barrett, la prescelta di Trump per sostituire Ruth Bader Ginsburg alla Corte suprema. Mancano pochi giorni alle elezioni (in alcuni stati si inizierà a votare per posta già la prossima settimana) e i repubblicani vogliono assolutamente avere un giudice amico in più per arbitrare le mille controversie sui risultati che si apriranno dopo il 3 novembre.

La strategia è semplice: contestare ogni voto arrivato per posta e affidare le decisioni finali ai tribunali, fino alla Corte suprema. Una replica di ciò che accadde nel 2000, quando furono i giudici – e non i cittadini – a mandare George W. Bush alla Casa Bianca.

In questo caso, il Belzebù della situazione non è Trump bensì Mitch McConnell, il capo dei senatori repubblicani che quattro anni fa impedì la conferma di Merrick Garland, il giudice nominato da Barack Obama. Oggi McConnell dispone di una solida maggioranza: 53 disciplinati senatori su 100 sono pronti a votare per chiunque sia loro indicato, in nome degli interessi superiori del partito. Può perfino permettere a un paio di loro che rischiano di non essere rieletti di votare contro: gli restano sempre 51 voti favorevoli, sufficienti per ottenere un successo storico. E può farlo anche nella sessione fra il 4 e il 31 dicembre: il nuovo Senato, dove i repubblicani potrebbero perdere la maggioranza, entra in carica solo il 1° gennaio.

La nomina della Barrett ha anche un motivo politico più immediato: gli elettori repubblicani sono sempre stati molto più motivati dei democratici, dal desiderio di mantenere il controllo dei tribunali e questo ha favorito Trump già nel 2016. Molti americani votarono per lui per questo motivo, compresi alcuni milioni di conservatori che lo trovavano moralmente discutibile, quando non repellente. Una scelta che viene da lontano, dall’opposizione all’aborto e al desiderio di vedere cancellata la sentenza della Corte Roe vs. Wade che nel 1973 lo legalizzò. Inoltre, la base del partito nelle zone rurali si preoccupa molto del declino dei «valori tradizionali» e conta sempre più su giuristi conservatori che si schierino dalla sua parte nelle guerre culturali contro l’omosessualità e contro il protagonismo delle donne e delle minoranze etniche nella vita pubblica.

Le elezioni americane si vincono mobilitando i propri sostenitori, non cercando di convincere gli elettori indecisi, e Trump ne è così convinto da nominare una donna cattolica che porterà a votare tutti gli antiabortisti d’America, tagliando l’erba sotto i piedi a Biden, fino ad oggi in vantaggio fra gli elettori cattolici. Scegliendo la Barrett, Trump ha ignorato la possibilità di nominare un’ispanica della Florida, Barbara Lagoa, che sicuramente gli avrebbe portato un consistente pacchetto di voti in uno stato senza il quale i repubblicani non possono vincere. Sarebbe stata una intelligente mossa difensiva ma Trump ha preferito dare un segnale di fiducia nelle proprie possibilità di rielezione a livello nazionale.

Quali scenari si aprono adesso? I democratici non hanno più la possibilità di fare ostruzionismo, cioè di richiedere il voto di 60 senatori per aprire il dibattito vero e proprio. Ci sarà qualche schermaglia procedurale ma la candidatura di Amy Coney Barrett sarà approvata dal Senato, formando in questo modo una solida maggioranza di sei giudici di destra contro tre progressisti. La Barrett ha solo 48 anni e quindi potrebbe restare in carica per quattro decenni: l’incarico è a vita, salvo l’improbabile caso di una procedura di impeachment.

Una vittoria di Biden, e dei democratici in Congresso, potrebbe però aprire la strada a una vendetta in stile Franklin Roosevelt: la Costituzione non specifica il numero dei giudici della Corte suprema, che è cambiato più volte nella storia americana. Se avessero spina dorsale, i democratici potrebbero approvare una legge che portasse il numero di giudici da 9 a 13 e inserire nella Corte quattro nuovi membri, ristabilendo un equilibrio politico oggi rotto. Ma, naturalmente, prima bisogna vincere e poi bisogna avere la volontà politica di farlo, due cose oggi nelle mani degli dei.