Saggi. «L’ipotesi neocattolica. Politologia dei movimenti anti-gender» di Massimo Prearo, per Mimesis

Il 18 gennaio scorso, il comune di Rivoli nel torinese, ha approvato una mozione che richiede di inviare alle scuole un’informativa sui presunti «pericoli della cultura gender» per «vegliare sull’educazione» affinché non si metta in discussione «l’incontrovertibile identità biologica che la natura ha assegnato ad ogni individuo». Il testo, presentato dalla maggioranza leghista, richiede che vengano inviate alle famiglie «preventive e dettagliate relazioni scritte sugli argomenti che i docenti intendono trattare con gli alunni». A tale atto d’ingerenza politica nella scuola che rischia di limitare eventuali attività di contrasto all’omofobia e alle discriminazioni di genere, un gruppo di insegnanti ha risposto con una petizione al Sindaco, assente alla votazione, per richiedere l’annullamento della mozione.

L’EPISODIO non è che l’esito più recente di quel fenomeno di contaminazione tra la politica e il «movimento anti-gender» che il sociologo Massimo Prearo mette in luce in uno studio di recente pubblicazione dal titolo L’ipotesi neocattolica. Politologia dei movimenti anti-gender (Mimesis, pp. 320, euro 16). Si tratta di un saggio politologico preciso e accessibile che permette di comprendere storia e forme del movimentismo «neocattolico» anti-gender, pro-life e pro-family in Italia – un fenomeno che si posiziona all’intersezione tra campo religioso, militante e politico – mettendone in evidenza, da una parte, i rapporti di tangenzialità con la Chiesa e di distanza dal cattolicesimo mainstream, dall’altra, quelli di «contagio» reciproco con i partiti di destra ed estrema destra.
Prearo, che nel 2018 aveva già firmato con Sara Garbagnoli uno studio comparato Italia-Francia del fenomeno (La crociata «anti-gender». Dal Vaticano alle manif pour tous, Kaplan), riparte dalla genealogia internazionale evidenziata allora e raffina l’analisi del caso italiano con ulteriori elementi e strumenti concettuali.
Quando a metà anni ’90 le conferenze Onu sulla popolazione al Cairo e sulle donne a Pechino inseriscono nel sistema dei diritti quelli sessuali e riproduttivi contribuendo ad estendere le questioni di genere e di sessualità al campo democratico, il Vaticano dà avvio a una reazione che prende di mira il concetto-chiave di «genere» attraverso una strategia di deformazione e demonizzazione che ha come esito linguistico espressioni quali «ideologia gender», «impostura ideologica», «teoria gender». Da «utile categoria d’analisi» dei processi di costruzione sociale della dissimmetria sessuale, il «genere» inizia a diventare un oggetto polemico che circola in testi, manifestazioni, veglie, marce e convegni.
In Italia, sostiene l’autore, il «Ddl Scalfarotto» sulla penalizzazione dei crimini d’odio a carattere omofobico e transfobico nel 2013, il cosiddetto «Ddl Fedeli» sull’educazione di genere nel 2014 e il «Ddl Cirinnà» sul riconoscimento delle unioni civili omosessuali costituiscono un «triplice casus belli» che provoca la mobilitazione di gruppi, associazioni e movimenti per cui queste proposte di legge rappresentano il pericolo di introdurre nel nostro paese un’«età dei diritti» che non contempla più alcun fondamento teologico o religioso.

IN TALE CONTESTO di politicizzazione dell’ordine sessuale e di secolarizzazione della politica, il fenomeno anti-gender si presenta, da una parte, come un modo per contrastare un paradigma democratico fondato sui diritti con un paradigma fondato sui valori «naturali» della tradizione. Dall’altra, come un tentativo di dare nuovo corso al cattolicesimo politico e risolvere così il problema che, da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Ratzinger chiamò «dispersione politica dei cattolici».
Come spiega il libro, il concetto di genere, nella sua più vaga e minacciosa variante allogena gender, è stato dunque trasformato in strumento di polarizzazione da un cattolicesimo contestatario capace di inserirsi nel contesto democratico per sovvertirlo, consolidare una base militante, criticare l’azione e la posizione troppo «riformista» delle gerarchie laiche ed ecclesiastiche e configurare così quello che il libro chiama un «movimentismo neocattolico»: intransigente, combattivo, irriverente. La cattolicità delle mobilitazioni e dei movimenti anti-gender presenta infatti una certa alterità rispetto al cattolicesimo maggioritario, che però non si traduce in una totale dissociazione, soprattutto da parte delle alte sfere.
È come se la Chiesa avesse «esternalizzato» il lavoro politico cattolico ai gruppi e alle associazioni che hanno fatto della mobilitazione anti-gender il loro scopo primario ed essi lo stessero portando avanti stabilendo alleanze con forze politiche di centro-destra ed estrema destra in grado di fornire un rilievo pubblico e mediatico alla causa.

È NATA COSÌ una saldatura tra conservatorismo cattolico e nazionalismo religioso tale per cui il ricorso da parte di leader partitici come Salvini o Meloni a una simbologia che va dal rosario al «cuore puro di Maria» passando attraverso marcatori semantici della causa pro-life, anti-gender e pro-family come «papà», «mamma», «bambino», «difesa del bambino», «vita», «buon Dio» non può essere interpretata solo come una strumentalizzazione della religione da parte della politica ma vice versa – nota Prearo – come una vera e propria contaminazione dei partiti con elementi messi a disposizione dal movimentismo neocattolico.
In un mondo sempre più complesso e sfuggente, la costellazione «anti-gender» con i suoi addentellati politici pasce sull’inquietudine, agita spauracchi concettuali come la presunta «cultura gender» e alimenta timori propagandistici che non hanno riscontro concreto nella realtà ma rispecchiano bene l’immaginario antidemocratico da cui provengono.

Silvia Nugara, il manifesto, 10.02.2021

https://ilmanifesto.it/alleanze-per-un-controllo-dellordine-sessuale/