Questa è la mia tesi: La tomba vuota non è correlato “necessario” alla resurrezione di Gesù di Nazareth.

Tanto una tomba “vuota” quanto una “piena” sono segno della resurrezione di Gesù Cristo. Se solo la tomba “vuota” fosse il segno dell’avvenuta resurrezione, ne seguirebbe che la resurrezione di Gesù non sarebbe più speranza per la “nostra” resurrezione. Infatti, i nostri corpi mortali si corrompono nel sepolcro, mentre quello di Gesù non è passato per la corruzione.

Potremo dire, quindi, che Gesù non è morto “fino in fondo”, proprio perché il suo corpo non è “passato” per la corruzione ma l’ha “evitata”. Gesù non sarebbe morto “come noi”. A questo punto, però, se la “corruptio corporis” è ciò che identifica qualcuno come morto, ciò significa che Gesù – evitando la corruzione della morte – non è veramente morto. Come leggere Atti 2,29: “questi [= Gesù] non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne vide corruzione”? La discesa di Gesù agli inferi e la corruzione vanno interpretati l’uno con l’altro.

La testimonianza del NT (Ef 4,10 e 1Pt 3,19-20) ha inserito la “discesa agli inferi” come attestazione che Gesù è veramente morto. “Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione” (1 Pt 3, 19-20). Il testo di Atti 2,24 afferma, inoltre, che Dio ha risuscitato Gesù, “sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere”. Ciò non vuol dire che Gesù abbia schivato l’angoscia e gli inferi.

La testimonianza del NT e successivamente della Chiesa è che Gesù è morto “passando attraverso” angoscia ed inferi, non schivandole. Così sarebbe in sintonia con questa verità di fede interpretare Atti 2,29 in analogia all’angoscia, da cui Gesù è stato sciolto (benché passandoci attraverso), e agli inferi (benché ci sia veramente entrato dentro). “Non vide la corruzione” di Atti 2,29 non significa, dunque, gli fu evitata la corruzione del corpo per cui il suo corpo non subì la corruzione. Come non fu abbandonato negli inferi, così il “non vedere” la corruzione significa che il corpo di Gesù non fu lasciato “nella” corruzione (che subì) ma nella corruzione “vide il Signore” (cf Salmo 15,8, in Atti 2,24).

Per via dell’analogia fidei, dunque, possiamo direche il corpo di Gesù subì il processo della corruzione del corpo ma questo decadimento non sì fermò lì. Il fine di questa “corruzione” è la resurrezione: stare presso Dio.

Credo che questo è un valido argomento per la possibilità che il sepolcro di Gesù sia stato “pieno” e che l’eventuale scoperta del cadavere di Gesù (è solo una ipotesi questa) non inficerebbe la fede nella resurrezione pasquale, anzi la confermerebbe specialmente nella sua dimensione di speranza per i nostri corpi mortali che sono “mortali” poiché passano attraverso l’angoscia, il mondo degli inferi e principalmente/visibilmente la corruzione. Che il sepolcro sia “pieno” o “vuoto”, dunque, né conferma né contraddice la resurrezione. Non è la fede nella resurrezione che “esige” o l’uno o l’altro.

La fede pasquale può ben convivere con l’una o l’altra ipotesi, così come Karl Rahner e Ingolf U. Dalferth hanno dimostrato dal punto di vista della cristologia sistematica.  È la ricerca storica che può, tutt’al più, dare ragioni di plausibilità e probabilità per l’una o l’altra ipotesi. Attualmente la ricerca storica non ha argomenti favorevoli più per l’una che per l’altra ipotesi. Entrambe sono possibili.

La scelta per l’una o per l’altra ipotesi “dipende” dalla visione teologica che si adotta. Ma la fede nella resurrezione non si “fonda” sul ritrovamento della tomba “vuota” (così come della tomba “piena”) ma sull’agire salvifico di Dio “su”, “in” e “con” Gesù morto e crocifisso. L’innalzamento di Gesù (ἀνάστασις) da parte di Dio (Padre) è allo stesso tempo un risvegliarsi (ἐγείρω), destarsi e stare in piedi da posizione supina da parte di Gesù. L’azione divina non è meramente “estrinseca” ma attiva “in” Gesù quella forza, quella “dynamis” che lo ha accompagnato fin dal suo concepimento. È lo Spirito che “fa sì” che Gesù “si” alzi dai morti. Quanto più Dio opera, tanto più la creatura agisce. Per questo i due verbi della resurrezione ἀνάστασις/ἐγείρω dicono pienamente l’evento della resurrezione. Dio fa sì che le creature si facciano. Dio Padre fa sì che Gesù si alzi e risusciti, si risvegli dal sonno. Ciò che Ef 5,14 riferisce al credente in Cristo, può essere riferito a Gesù stesso: “Svegliati, o tu che dormi, déstati dai morti e (anziché Cristo) Dio Padre ti illuminerà”.

Paolo Gamberini SJ, ApertaMente blog, 25 febbraio 2021

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