Otto marzo: “iniziare da sé”, da parte maschile, serve a fare emergere la presenza di due tendenze nelle chiese, una basata sul potere e una che apre a una nuova giustizia fra i generi

Secondo i dati pubblicati dall’Istat, gli omicidi nel nostro paese sono in calo mentre aumenta il numero di donne uccise. In tutto il mondo i casi di femminicidio sono aumentati dall’inizio della pandemia e in Italia undici sono le donne uccise quest’anno dalla violenza maschile. Undici donne di meno, il cui sangue continua – questo 8 marzo, quando avremmo voluto parlare d’altro – a indignarci. La violenza maschile contro le donne non è sintomo di una società ammalata di maschilismo ma il fondamento stesso di tale società, la quale ha grande difficoltà a liberarsi di forme di potere genderizzate al maschile.

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2020, undici ministri dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (nove pastori di cui uno valdese, il ministro musicale e il presiden- te dell’Unione) hanno prodotto un video, Inizio da me (questo lo slogan scelto come titolo), in cui hanno dichiarato il loro impegno a porre fine al potere patriarcale nella propria vita, nell’esercizio del ministero e nel loro impegno sociale. Questo significa cercare una maschilità che non sia costruita in modo speculare a un femminile da annientare. L’iniziativa ha coinvolto più di un terzo dei pastori riconosciuti come ministri dalle chiese battiste. Non possiamo che rallegrarci di un inizio così promettente per smantellare ogni residuo di potere patriarcale dentro e fuori delle chiese.

Il cristianesimo ha una risorsa impareggiabile per una mossa del genere. Si chiama Gesù di Nazaret, uomo – come testimoniano ampiamente le Scritture – che preferì subire violenza piuttosto che perpetrarla. Quando leggiamo la morte di Gesù attraverso un’analisi di genere, vediamo con occhi nuovi il senso della sua crocifissione da parte dei romani. Sappiamo che Gesù incluse tra i suoi seguaci le donne e le difese dagli attacchi tanto dei suoi quanto di coloro che ce l’avevano con lui. Tuttavia, non sempre ci rendiamo conto che Gesù, agendo un diverso modo di stare nel mondo (ovvero effettuando quell’inversione di rotta auspicata dal pastore in prova Nicola Laricchio all’inizio del suddetto video) fu vittima egli stesso del potere maschile.

Il non aver visto che i poteri che hanno ucciso Gesù fossero declinati al maschile ha permesso alle chiese di incorporare nella propria vita, pensiero e organizzazione, le strutture e la mentalità patriarcali. Fino a poco tempo fa, le chiese hanno voluto ambedue le cose: un Gesù come esempio da seguire (per alcune più che per altri) e un modo di dirsi e organizzarsi legato al tipo di potere maschile che ha ucciso Gesù.

Non possiamo che rallegrarci quindi che alcuni pastori e ministri delle chiese battiste, accompagnati da altri attori dentro e fuori delle chiese evangeliche, come il past. Daniele Bouchard e Stefano Ciccone, abbiano fatto proprie le parole “inizio da me”, slogan che ricalca il “partire da sé” che in Italia ha caratterizzato la presa di coscienza delle donne. Infatti, come Gesù ci insegna, non si possono servire due padroni. E qui veniamo al nodo: non si possono servire due declinazioni della maschilità, quella patriarcale (per alcune cose) e quella nuova in corso di costruzione (per altre). Bisogna scegliere, esattamente come poco prima della Pasqua, la folla ha dovuto scegliere chi eliminare e chi salvare: Barabba, rappresentante del potere basato sulla violenza e declinato al maschile, oppure Gesù che incarnava un modo nuovo di relazionarsi tra persone e di stare nel mondo.

A confronto ci sono due modi di incarnare la maschilità: Barabba, che pur lottando contro lo status quo confermava la sua violenza intrinseca, e Gesù che aveva inaugurato una trasformazione personale e sociale spostandola su un piano diverso. Come spesso accade, la folla scelse di salvare il vecchio, il consolidato, ciò che avrebbe garantito i privilegi di un genere contro un altro, voltando le spalle a Gesù che offriva orizzonti nuovi di giustizia tra i generi.

Lungo i secoli le chiese non hanno fatto molto meglio, spesso inserendo Gesù nelle stesse forme di potere patriarcale che lo avevano ucciso, quelle che dipendono in ultima analisi dalla violenza reale o simbolica sulle donne. Guardarsi dentro e “iniziare da me”, dunque, è un bell’inizio a un percorso che – se si diffonde dentro e fuori i nostri ambienti – rischia di rivoluzionare le chiese, e seminare semi di cambiamento in una società che, Dio sa, ne ha tuttora bisogno.

Elizabeth Green, Riforma, 5 MARZO 2021