Preti sposati. È l’ora del dialogo e della speranza

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Quando nel 1981 nasceva, in pieno fermento postconciliare, l’Associazione Vocatio, non si era in molti a nutrire grandi sentimenti di fiducia per un facile superamento della normativa canonica relativa al celibato obbligatorio nella Chiesa cattolica di rito latino. Tanto era radicato, soprattutto nel contesto della Chiesa cattolica italiana, un atteggiamento ostile ad ogni apertura.

Sono ormai trascorsi da allora circa quarant’anni nel corso dei quali la testimonianza coraggiosa di preti sposati e delle loro mogli ha spesso potuto mostrare a tutti l’infondatezza dei pregiudizi e delle ostilità che quasi sempre venivano riservate ai preti che abbandonavano il celibato. Determinante è stato a tal fine il ruolo svolto dai mezzi di comunicazione di massa che hanno contribuito a favorire una informazione aperta e corretta sull’argomento e soprattutto a far esplodere le non poche contraddizioni che hanno sin qui accompagnato la scelta celibataria imposta ai preti cattolici di rito latino.

Ricordo benissimo lo stupore che destò durante una puntata della trasmissione “Fatti vostri” condotta dal compianto Fabrizio Frizzi, alla quale partecipai insieme con Elena, mia moglie, la puntualizzazione da me fatta in forma chiara circa la presenza di molti preti sposati non solo nella Chiesa ortodossa, ma anche nella Chiesa cattolica di rito orientale.  

È una verità, questa, innegabile che evidenzia una profonda contraddizione all’interno della Chiesa cattolica. Non certo solo per questo oggi possiamo ben dire che la problematica del prete sposato sia sostanzialmente mutata anche nella Chiesa italiana: la crescente evoluzione della dimensione ecumenica del cristianesimo, la valorizzazione progressiva del ruolo della donna nella Chiesa e nella società, e, negli anni più recenti, le importanti, anche se assai… prudenti aperture del papato di Francesco, hanno fatto crescere anche in casa nostra la dimensione del dialogo anche a proposito del dibattito sul celibato obbligatorio.

Se segni di grande apertura in tale direzione si colgono in altre parti del mondo come in Brasile anche in vista dell’ormai prossima sessione del Sinodo dei Vescovi dell’Amazzonia, oggi possiamo ben dire che anche in Italia si è iniziato a percorrere, pur senza grande clamore, il sentiero del dialogo con un numero sempre crescente di vescovi: e ciò apre il cuore alla speranza di vedere anche nella Chiesa italiana una profonda apertura verso la pluralità dei ministeri e verso la libertà di scelta tra il ministero celibe e quello coniugato, senza alcuna superiorità dell’uno sull’altro.

Il Consiglio Direttivo di “Vocatio” che mi onoro di presiedere, forte della presenza al proprio interno di un folto gruppo di preti sposati giovani, intende continuare il proprio cammino su questo sentiero della speranza, stretto si, ma sicuro e promettente!  

(Rosario Mocciaro, Adista Segni Nuovi n° 29 del 04/08/2018)
Rosario Mocciaro è professore di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, Presbitero della Comunità di San Paolo in Roma e Presidente di “Vocatio”, Associazione Nazionale dei Preti Sposati Italiani