Folle in delirio, logica da concerto rock e un “Lìder Màximo” da adorare: è questa la Chiesa che vogliamo presentare ai nostri giovani?

11 Agosto 2018. Settantamila giovani riuniti a Roma. Cantano, sventolano bandierine e fazzoletti. Omaggiano il papa con doni. Poi si trasferiscono in piazza S.Pietro e animano una notte con danze e performance. Sono felici, sono cristiani, sono cattolici… Wow!

 

E poi ci sarà la GMG (Giornata mondiale della gioventù). Tutto uguale, ma più in grande! E più lontano… Wow!

 

Non so perché, ma ogni volta che vedo queste scene penso ad altre piazze sventolanti, a masse eccitate alla vista del capo, a gente inchinata all’uomo che sta là in alto e saluta sorridente… 

 

Provo la fastidiosa sensazione che la Chiesa esibisca il suo potere terreno, la sua voglia di visibilità, il suo bisogno di misurarsi con il mondo usando i metodi del mondo.

 

Oggi domina l’evento, si gioca sull’emotività, sull’eccezionalità, sull’esserci? Dunque via con la rappresentazione, lo spettacolo abbia inizio.

 

E potrebbe esserci chiunque lassù: un cantante, un comico, un animatore, un capo o appunto un papa. Effetti speciali, esaltazione, felicità… Wow!

 

C’è una qualche relazione tra tutto questo e Gesù? Perché è a lui che dovremmo guardare, sono le sue parole che dovremmo ascoltare, sono anche i suoi modi che dovremmo fare nostri. O no?

 

Se leggo il Vangelo, vedo Gesù che cammina da un paese all’altro della Galilea. Deserto intorno. Vestito come tutti, povero più di tutti, accompagnato da pochi, parco di parole e di gesti. A volte fermo in mezzo alla gente per spiegare, spronare, mettere in crisi. A volte in dialogo con singoli. A volte impegnato in dispute con i soliti provocatori, gli “atei devoti” del tempo. A volte a pranzo con i reietti della società.

 

Lo ascoltavano sicuramente turbati, sicuramente spesso scandalizzati dalla sua Parola, dal suo mettere in evidenza i limiti della loro antica fede, la schiavitù dei beni che attanaglia l’anima e provoca ingiustizia e infelicità al mondo. 

 

Lo ascoltavano tutti insieme: vecchi, giovani, bambini, ricchi e poveri, liberi e schiavi, credenti e atei, romani ed ebrei…

 

La sua non era una predicazione settoriale. Quella è una nostra deprimente invenzione.

 

Quello che chiedeva era cambiamento, impegno, presa di responsabilità, fede adulta, scelta radicale per la pace, per la giustizia, per la verità. 
Era scelta di essere poveri con i poveri. In cambio offriva la libertà e la “vita”. 

 

Immagino gente in silenzio o mormorii di disapprovazione. Immagino anche slanci di gioia, scelte improvvise: “E, lasciate le reti, subito lo seguirono” (disposti a tutto, anche al martirio).

 

Lui “passava” tra la gente. Anche il monte delle beatitudini, non è un monte ma un leggero rilievo utilizzato per far sentire la voce. 

 

E chi lo seguiva lasciando tutto non lo faceva spinto dall’emozione: seguirlo infatti era mettersi “contro” il sistema, i benpensanti, i religiosi, la propria famiglia, il buon senso.

 

Il confronto con l’happening romano è impietoso e sfiora la blasfemia!

 

Del resto i risultati di questi esaltanti “raduni” sono sotto gli occhi di tutti: chiese vuote, giovani sempre più lontani, zero impegno, vocazioni al palo, Lega al potere, consumismo trionfante, odio verso chi è “diverso”, cristianesimo in crisi…

 

Perché dunque si mettono in scena questi eventi? Perché si istigano i giovani alla “papolatria”? 

 

Forse per coprire la quasi scomparsa della Chiesa cattolica in occidente? Forse perché i “bravi giovani papisti” riuniti, riescono a illudere i vertici curiali che il loro potere non è finito? Forse perché osannare “il bianco padre che da Roma…” riporta indietro nel tempo in cui tutti, ma dico tutti, erano praticanti? 

 

Perché anche Francesco che pur tenta una qualche discontinuità coi pontificati precedenti, amanti dei papa boys, si piega a queste messe in scena? 

 

Lo so è difficile accettare il fatto, che la Chiesa, per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi secoli, sia finita!

 

Travolta dalla sua incapacità di testimonianza, dalla sua opacità affaristica e morale, dalla sua tentazione di contare nel mondo, dalla sua mancanza di profezia. Non è riuscita  da sola, a convertirsi e cambiare, per questo dovrà subire una lunga e terribile insignificanza.

 

La sua sopravvivenza non sarà legata, né aiutata, da rigurgiti di passate onnipotenze, né dal suo ostinato appoggio a superstizioni medievaleggianti, né da letture dogmatiche e fondamentaliste della Parola, né da tardivi e lenti mea culpa

 

La sua sopravvivenza sarà affidata alla nascita di comunità di credenti che sceglieranno con una coscienza matura la strada indicata da Gesù nel Vangelo, che  con le loro vite testimonieranno la giustizia e la verità, che con l’amore reciproco si sosterranno nelle difficoltà. Comunità accoglienti dove ogni uomo potrà trovare ascolto e conforto. Comunità che si interrogheranno sulla Parola, che spezzeranno il pane della solidarietà, che porranno Dio al centro del loro essere.

 

L’importante infatti non è che la Chiesa, come struttura clericale-gerarchica sopravviva, ma che i credenti in Cristo ritrovino e trasmettano al mondo il Suo messaggio di verità, di amore, di gioia.
don Paolo Zambaldi