Per continuare a riflettere sui temi del convegno europeo di Rimini, dove Riccardo Petrella ci ha invitato, ad esempio, a parlare di impoverimento e non di povertà e ha sostenuto la necessità di lottare per l’uguaglianza del reddito e non per la sua redistribuzione. Trascriviamo quasi integralmente l’articolo di Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica ed Etica sgr, pubblicato sulla rivista Qualevita di settembre 2018.

CHE COSA SAPPIAMO DELL’ANDAMENTO MONDIALE DELLA POVERTÀ?
L’Istituto Credit Suisse ha pubblicato l’ottava edizione del Global Wealth Report: una relazione interessante e sfortunatamente eloquente. Secondo il report la ricchezza globale ha ripreso a crescere (+ 6,4% sull’anno precedente), risultando addirittura superiore del 27% ai livelli pre-crisi (da 52.074 dollari per adulto nel 2007 a 56.540 nel 2017).
Il dato più significativo è che la ricchezza è cresciuta, ma si è ulteriormente concentrata. Aumentano i milionari: dal 2007 ad oggi ce ne sono 8.740.000 in più, metà dei quali negli USA (620.000 nell’area Euro), raggiungendo quota 36.000.000 (Credit Suisse se ne aspetta 44.000.000 nel 2022). Però la ricchezza è diminuita in Africa, nell’Area Asia-Pacifico ed è piatta in America Latina. I ricchi hanno aumentato la loro ricchezza decisamente di più di quanto sia successo ai poveri.
Se stiamo uscendo dalla crisi internazionale, lo stiamo facendo con un aumento della disuguaglianza. 

Inoltre, la ripresa della crescita si è concentrata soprattutto nei mercati finanziari più che nell’economia produttiva o di servizi, cioè nell’economia reale, dove nulla è cambiato dall’inizio della crisi.

Le distanze si allargano: il 10% più ricco della popolazione mondiale detiene l’88% della ricchezza, l’1% il 51,1%, cioè quanto il 99% della popolazione (all’inizio del millennio l’1% più ricco della popolazione deteneva il 25,5% della ricchezza).
Chi colpisce soprattutto questa povertà? Tra le fasce dei non-ricchi si trovano soprattutto i giovani: i Millenials che magari hanno una formazione migliore dei loro genitori, ma hanno meno chances di loro di possedere ricchezza (casa, reddito, pensioni, ecc.). Il rapporto dimostra come i Millenials se la cavino peggio dei loro genitori alla loro età, pur appartenendo a gruppi di popolazione meno numerosi, che quindi dovrebbero soffrire meno la concorrenza nell’accesso al mercato del lavoro. Invece non è così, forse anche perchè negli anni della crisi si sono ulteriormente ridotti gli investimenti pubblici.
MENO FINANZA SPECULATIVA, PIU’ ECONOMIA REALE E ACCESSO AL CREDITO
Perchè i divari continuano ad aumentare? La diminuzione della povertà è un obiettivo da perseguire. E’ un tema connesso da sempre con la giustizia, in particolare ad una equa distribuzione delle ricchezze ed alla possibilità di dare pari opportunità a tutti anche per il loro sviluppo economico. La società si dovrebbe adoperare perchè sia data a tutti la possibilità di superare le differenze dovute al luogo di nascita, al contesto sociale, alle condizioni culturali, alla situazione economica della propria famiglia.
Ricevere credito è un diritto umano, per questo occorre agire e trovare modalità, come il microcredito, affinché le persone possano accedere al credito per migliorare la propria condizione economica attraverso o sviluppo delle proprie capacità. E’ questo un aspetto importante della finanza etica. (…)
Occorre anche che della finanza etica si considerino le idee di cambiamento della finanza, in modo da riportarla più vicina all’economia reale. Ciò che sta avvenendo negli ultimi anni è l’introduzione di nuovi meccanismi finanziari che fanno crescere le disuguaglianze e non favoriscono la redistribuzione (…).
Sta succedendo con le grande istituzioni finanziarie: poche decine di loro controllano volumi di scambio molto maggiori del PIL. Sono quindi in grado di orientare le scelte economiche, politiche dei governi, impedire cambiamenti ad un sistema che mantiene ed accresce ricchezza e potere nel mondo finanziario stesso.
LE REGOLE POSSIAMO DETTARLE NOI CAMBIANDO I NOSTRI COMPORTAMENTI
Occorre allora che ci rendiamo conto che anche da semplici utenti possiamo avere un ruolo per cambiare una situazione strutturalmente portata a spostare le ricchezze verso pochi, creando multinazionali più importanti di grandi paesi (la prima società di borsa ha un capitale maggiore dell’Iran, paese ricco di petrolio con circa 80 milioni di abitanti).
Per farlo dobbiamo porci delle domande sul cambiamento che vorremmo, sulle cose da chiedere ai governi, alla finanza e alle piattaforme informatiche di cui siamo utenti.
I social network e il web possono essere un nuovo modo per far sentire la propria voce, ma anche per scegliere in base a criteri di utilità sociale e ambientale. Si può chiedere di non essere solo utenti collaboratori, ma democraticamente proprietari dei social stessi.
Tassare le transazioni finanziarie è un buon modo per recuperare soldi da redistribuire laddove si trovano e al tempo stesso disincentivare la finanza lontana dall’economia reale. Una lotta seria all’elusione fiscale, ottimizzando la tassazione, sia nei paradisi fiscali sia ripensando gli sgravi alle grandi imprese, aiuterebbe a non far pagare proporzionalmente più tasse ai poveri attraverso le imposte sul loro lavoro o sui consumi.
Farsi domande su dove vanno i soldi dei risparmiatori e se contribuiscono ad un mondo migliore oppure no: è qualcosa da chiedere assolutamente alle banche per spingere il mondo ad essere più giusto.

(tratto da: Foglio di comunità del mese di ottobre 2018 della Cdb Viottoli di Pinerolo)