Corrado Augias restituirà la Legion d’Onore (la più alta onorificenza attribuita dalla Repubblica Francese), come gesto di solidarietà con Giulio Regeni e la sua famiglia dopo che Macron ha insignito dello stesso riconoscimento il leader egiziano Abdel Fattah Al Sisi, “che si è reso oggettivamente complice di efferati criminali”.

Molte voci si sono levate per fare i complimenti a Corrado Augias, per questa sua scelta di coerenza e dignità. Bravo Augias.


Nel 2016 anche l’attrice francese Sophie Marceau rifiutò questo riconoscimento perché era stato attribuito anche al principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed ben Nayef. E sappiamo cosa sia l’Arabia Saudita, a cui anche l’Italia continua a vendere armi.
Brava Marceau.


Gesti di coerenza che ci interrogano. Oltre ad applaudire chi li compie, dovremmo chiederci: io cosa posso fare? È vero, non abbiamo la croce della Legion d’onore da restituire. Ma non è detto che qualche legame col regime egiziano non ce l’abbiamo. Non solo come nazione Italia. Lo scrivevo in un editoriale su Famiglia Cristiana lo scorso 28 giugno: “Non si può tacere. È immorale e illecito vendere armi all’Egitto… Si parla di ‘affare del secolo’: un contratto di 9 miliardi di euro con il regime di Al Sisi, ‘dimenticando’ il caso Regeni e le tante violazioni dei diritti umani”.


Ma anche come singole persone, cittadini e cittadine verifichiamo i nostri conti in banca, chiedendo se l’Istituto di Credito cui riponiamo fiducia è coinvolto nell’export di armi, in violazione alle 185/90, e magari proprio in affari con l’Egitto (info: www.banchearmate.org).


Augias ha colto il momento giusto, da uomo noto e stimato per dire: io non ci sto.


Chiediamoci se non abbiamo anche noi qualche compromesso con la violazione dei diritti umani, in l’Egitto ma anche in tutti gli altri paesi in cui i diritti umani vengono violati. Augias, e Marceau ci dicono che si può, con gesti magari piccoli ma determinati. Rinnoviamo la richiesta al nostro Governo di non vendere armi all’Egitto. Ma chiediamolo anche alla nostra Banca. Oppure, stiamo attenti al nostro coinvolgimento con aziende compromesse in prima persona con vendita di armi a paesi che violano i diritti umani, ospitando su riviste o siti web pubblicità o accettando finanziamento a vario titolo. E l’elenco dei paesi coinvolti in guerre e torture, oltre all’Egitto, è molto lungo.


Noi cristiani abbiamo il culto dei martiri che, nei vari secoli e in luoghi e modi diversi, hanno pagato con la vita la loro coerenza di fede che spesso li ha portati ha difendere i più deboli o scontrarsi con le autorità fino a essere uccisi, martiri appunto.


A noi oggi, forse, non è chiesto il martirio, ma almeno il coraggio di gesti che vadano oltre ai propri calcoli o interessi, nazionali o personali. Certo, ogni scelta ha la sua convenienza che spesso porta a chiudere un occhio, o tutti e due, di fronte a palesi ingiustizie e crimini.
‘Richiamare l’ambasciatore oggi è l’unica strada percorribile’, ci dicono Paola e Claudio Regeni (che ho avuto l’onore e l’emozione di incontrare alcuni anni fa a Bolzano).


E proprio per non lasciarli soli chiediamoci se, oltre ad applaudire giustamente Augias, non abbiamo anche noi qualche Legion d’onore a cui rinunciare.

don Renato Sacco, 14 DICEMBRE 2020

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