Il Vaticano dice “no” alla benedizione delle coppie omosessuali, perché ciò contraddice l’ordine divino della creazione. I teologi Stephan Goertz e Magnus Striet vedono in essa un’adesione all’insegnamento morale degli anni ’50 – e prevedono un’accelerazione della perdita di autorità della Chiesa.

La Curia romana mostra grande preoccupazione. Preoccupata che nella Chiesa cattolica si benedicano relazioni umane che contraddicono i piani di Dio. Ciò che è moralmente inammissibile non dovrebbe essere approvato da un’azione ecclesiale. La preoccupazione è ancora una volta rivolta alla sessualità umana. Irritata dalla propria insignificanza e dal crescente dissenso interno in questo campo, già dai tempi dalla Humanae vitae (1968), la Congregazione per la Dottrina della Fede, in conformità alla propria tradizione dottrinale, si autoconferisce una speciale competenza etico-sessuale e dichiara: Ogni pratica sessuale al di fuori del matrimonio tra uomo e donna è immorale e da condannare.

Qualsiasi analogia tra i matrimoni eterosessuali e omosessuali è basata su un’incomprensione dell’ordine divino, afferma la Congregazione. La ragione è ben nota: la sessualità in una relazione non è un’espressione di autentico amore umano, se con essa – questo sembra essere così chiaro che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha omesso di sottolinearlo di nuovo esplicitamente – la possibilità di procreare (nel matrimonio) è impedita dalla volontà umana. Di conseguenza, nel sesso omosessuale, non solo gli organi sessuali non si completano a vicenda, ma due persone non si completano realmente in tali relazioni, perché Dio non ha previsto questa possibilità nel suo ordine ai tempi della creazione. Alla fine, la lettura romana del messaggio evangelico è inequivocabile: le relazioni omosessuali non sono mai da intendersi come relazioni d’amore. E se lesbiche e gay pensano di essere innamorati, si sbagliano: la loro felicità è solo un’illusione.

Come fa il personale della Congregazione per la Dottrina della Fede a saperlo? Studiando i testi in cui la volontà divina è stata interpretata dalla Chiesa nel passato. Ecco perché oggi la Chiesa non ha l’autorità di benedire queste unioni. Ma se non fosse una questione di mancanza di autorità, ma di mancanza di volontà? Allora si dovrebbe giustificare questa volontà in modo più dettagliato, invece di limitarsi a sostenere che l’omosessualità non era originariamente voluta da Dio, come ha detto una volta Benedetto XVI. La Congregazione per la Dottrina della Fede sembra essere molto sicura di conoscere la volontà di Dio.

Come arriva alla conclusione che le unioni omosessuali non sono relazioni d’amore? Ci si riferisce ai piani di Dio, così come sono fedelmente interpretati e proclamati dalla Chiesa, o lo erano in passato. I piani di Dio iscritti nella creazione sono stati pienamente (!) rivelati da Cristo. Ciò significa: ciò che è buono, lo dice la Chiesa, perché la Chiesa sa di essere autorizzata a determinare ciò che è buono. L’obbedienza, e non la propria intuizione, è l’atteggiamento appropriato.

Fin qui, tutto già sentito… Fino al 2013 questa era l’opinione magistrale continuamente ribadita. Per un attimo si era accesa la speranza che Papa Francesco fosse pronto a ripensare, a liberare la discussione e forse anche a correggere l’opinione dottrinale dei suoi predecessori. Ora, nell’ottavo anno di pontificato di Papa Francesco, tutto questo si ferma alle aspettative. Ci si era illusi che la dottrina della Chiesa si sarebbe potuta progredire un po’ in questo campo. Francesco si dimostra un discepolo obbediente dei suoi predecessori.

Ignoranza verso le scienze umane

Che esista, come le scienze umane hanno dimostrato da tempo, uno spettro di orientamenti sessuali, la lettera della Congregazione lo ignora. Presumibilmente, una descrizione eticamente neutra che ci sono altre forme di desiderio oltre l’eterosessualità è una conseguenza della caduta, del peccato originale. Ma lo è veramente? Contro ogni evidenza scientifica si stabilisce un ordine oggettivo della creazione. Che questo possa essere anche solo un costrutto storico non è mai valutato, poiché il Magistero sa cosa Dio ha voluto originariamente. Nessun altro argomento può essere preso in considerazione. È interessante notare che nella lettera manca qualsiasi riferimento alle condanne bibliche delle pratiche omosessuali. Questo almeno fa sperare che la letteratura esegetica sia, almeno un po’, penetrata nelle mura vaticane. Ciò che infine colpisce della lettera è quanto sia forte il dissenso verso ciò che le relazioni amorose “altre” costituiscono nel loro nucleo: non il contratto o le considerazioni sociali, ma l’affetto e il libero consenso. Quale desiderio sessuale prevalga qui è irrilevante. L’unica questione decisiva è se l’altra persona è intesa come persona. E tali relazioni non dovrebbero essere benedette da Dio?

Quando la lettera dice che solo “ciò che è in sé ordinato” per “servire questi piani” è compatibile con “la natura della benedizione data dalla Chiesa”, si vorrebbe sapere un po’ più precisamente quali dovrebbero essere questi piani. Se si intende solo la procreazione, allora la creatività di Dio in materia di piani dovrebbe essere interpretata come alquanto limitata. E quando, citando Francesco, dice che le persone con tendenze omosessuali dovrebbero “ricevere l’aiuto necessario” per “comprendere e compiere pienamente la volontà di Dio nella loro vita”, il documento ci lascia senza parole. Cosa viene raccomandato qui? Il superamento della tendenza? Astinenza sessuale completa? Il documento è bloccato in una dottrina morale formulata negli anni cinquanta. Lo sviluppo teologico dell’ultimo mezzo secolo è allegramente bypassato.

Come già con la questione dell’ordinazione di persone omosessuali come sacerdoti, la Curia Romana si attiene alla rotta presa sotto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. La rigorosa disparità di trattamento (nessuna analogia!) tra matrimoni eterosessuali e omosessuali è considerata giusta. Non vedere questo come una discriminazione resta un “carisma” esclusivo della teologia romana. Parlare di rispetto, compassione e tatto mentre si nega la realtà dell’omosessualità e l’amore degli omosessuali è prova non solo di un rifiuto della realtà, ma di un’idea di moralità premoderna. Si può facilmente immaginare a quali ferite questi pregiudizi possano portare? Quali desideri di esclusione si nascondono dietro la formulazione “comunità sana nel popolo santo di Dio”?

Tutte queste domande senza risposta faranno sì che sempre meno persone siano disposte a sottomettersi alla pretesa che il Magistero possa decidere con la propria autorità ciò che è o non è autorizzato a fare in materia morale. Non bisogna farsi illusioni: La Congregazione per la Dottrina della Fede non vuole che le unioni omosessuali siano accettate come relazioni d’amore nella Chiesa Cattolica. L’unica questione è quale prezzo i vescovi sono ancora disposti a pagare per questo rifiuto. Il documento di Roma accelererà ulteriormente l’emancipazione di tanti cattolici dalla Chiesa come madre e maestra di morale. La “Nota esplicativa” relativa al dubium presentato “La Chiesa ha l’autorità di benedire le unioni di persone dello stesso sesso?”. (risposta inequivocabile “No”), mostra solo l’alienazione di certi ambienti romani dai discorsi più moderni sulla morale e si è stabilito in un mondo interno cattolico.

Naturalmente, la maggioranza non è necessariamente nella verità. Ma di fronte all’esplosività della questione della benedizione delle coppie omosessuali, che può intervenire profondamente nella realtà della vita delle persone credenti, si dovrebbe almeno fare uno sforzo per dare delle risposte ragionevoli invece di riferirsi sempre e solo all’ordine divino della creazione. Anche un tale ordine deve rispettare il diritto all’autodeterminazione delle persone, fino a quando non vengono colpiti i diritti personali di altri o di coloro che hanno bisogno di protezione, un tale ordine deve essere un ordine possibile per l’uomo. La “nota” difficilmente potrà contare sull’obbedienza dei più nella Chiesa. Tuttavia, è indicativa di quanto sia ancora difficile per Roma accettare il concetto di libertà individuale. Tutto questo è la lunga ombra degli ultimi pontificati.

Di Stephan Goertz e Magnus Striet, Mainz/Freiburg – 16.03.2021

(liberamente tradotto da don Paolo Zambaldi)

https://www.katholisch.de/artikel/29101-nein-zur-segnung-der-vatikan-wird-nicht-mit-gehorsam-rechnen-koennen

Chi sono gli autori:

Univ.-Prof. Dr. Stephan Goertz

Nato nel 1964 a Oberhausen

Diploma in teologia cattolica 1991 presso l’Università Ruhr di Bochum

Dal 1992 al 2004 ha lavorato presso il Dipartimento di Teologia Morale (Prof. DDr. Antonio Autiero) presso la Facoltà Teologica Cattolica di Münster

Dottorato nel 1998 in teologia morale con la tesi:
“La teologia morale sotto la pressione della modernizzazione. Interdisciplinarità e modernizzazione come provocazioni dell’etica teologica – in dialogo con la sociologia di Franz-Xaver Kaufmann” (Münster 1999)

2000 Premio scientifico dell’Istituto Cattolico-Sociale dell’Arcidiocesi di Colonia per la tesi di laurea

Abilitazione 2003 a Münster, titolo della tesi di abilitazione:
“Perché l’etica vuole diventare pratica. Studi filosofico-teologici sul rapporto teoria-pratica-relazione” (Regensburg 2004)

2003 Nomina come docente universitario a Münster

2003/2004 Docenza presso l’Istituto di Teologia Cattolica dell’Università di Duisburg/Essen

Dal 2004 al 2010 cattedra di etica sociale/teologia pratica presso l’Istituto di teologia cattolica dell’Università Saarland

Dal 2006-2008 Professore dirigente dell’Istituto di Teologia Cattolica

2009 Visiting Fellow presso il Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler (Trento/Italia)

Dal 2010 presso la Johannes Gutenberg-Universität Mainz, cattedra di teologia morale

Dal 2012 secondo relatore dell’Associazione dei teologi morali tedeschi

Dal 2013 Membro del Comitato Regionale Europeo, Etica Teologica Cattolica nella Chiesa Mondiale (CTEWC)

2014 Chiamata alla cattedra W3 di teologia morale Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität Bonn (rifiutata)

2017/2018 Decano associato della facoltà di teologia cattolica, JGU Mainz.

Da ottobre 2018 decano della facoltà di teologia cattolica della JGU Mainz

Da aprile 2020 Decano del FB 01 della JGU Mainz

Prof. Dr. Magnus Striet

1994-2000 Assistente di ricerca presso il Seminario di Dogmatica e Storia del Dogma, Münster/Westphalia
1998 Dottorato con la tesi “Das Ich im Sturz der Realität. Studi filosofico-teologici su una teoria del soggetto secondo la tarda filosofia di Friedrich Nietzsche”.
2001 Abilitazione e concessione della venia legendi per la materia Dogmatica e Storia del Dogma
Argomento della tesi: “Mistero rivelato. Sulla critica della teologia negativa”.
WS 2001 – WS 2003/4 sostituzione della cattedra di dogmatica all’Università Eberhard-Karls di Tubinga
SS 2004 sostituzione della cattedra di dogmatica ed ermeneutica teologica alla Wilhelms-University di Münster
dal 2004 professore di teologia fondamentale presso l’Università Albert-Ludwigs-Universität Freiburg i. Br.
2008-2010 Membro del gruppo di lavoro “Teologie e studi religiosi nelle università tedesche” del Consiglio Tedesco di Scienze e Lettere
2008-2010 Decano della Facoltà di Teologia di Friburgo
dal 2011 Membro cooptato della Facoltà di Filosofia
2015-2017 Vice Decano della Facoltà di Teologia
dal 2015 Presidente della Graduate School “Humanities” (insieme alla Prof.ssa Dr. Barbara Korte, Prof.ssa Dr. Birgit Studt).
Dal 2016 subprogetto leader nel SFB 948 “Heroes – Heroisierungen – Heroismen. Trasformazioni e congiunture dall’antichità alla modernità” (portavoce: Prof. Dr. Ralf von den Hoff).
2017 Modifica del titolo della cattedra in “Teologia fondamentale e antropologia filosofica”
Dal 2018 Membro del gruppo di lavoro “Testo e testualità (Responsabile: Prof. Dr. Andreas Kablitz, Prof. Dr. Peter Strohschneider, Prof. Dr. Dr. h.c. mult. Christoph Markschies; finanziato dalla Fondazione Thyssen).