…e le donne dei centri antiviolenza e le giornaliste si aspettano, deluse, di vedere molti più uomini scendere in piazza e prendere la parola contro la violenza maschile alle donne. Hanno sacrosanti motivi per questo, ma chi organizza e chi partecipa sono soprattutto associazioni: molto numerose, per numero e per aderenti, quelle femminili, che per evidenti tragiche ragioni aggregano molte altre donne… molto meno numerose e partecipate quelle maschili. Non è una giustificazione, ma una lettura del primo dato di realtà su cui poso lo sguardo.

Prendiamo la parola, pubblichiamo articoli e riviste, libri e giornalini… gestiamo Centri per uomini “maltrattanti” e partecipiamo a gruppi di autocoscienza maschile, cercando in tutti i modi di far nascere in altri uomini il desiderio di mettersi in cammino di cambiamento con noi… andiamo nelle scuole, facciamo teatro, cerchiamo di dar vita a gruppi di condivisione e autocoscienza fatti di giovani maschi… partecipiamo a tutte le manifestazioni organizzate da donne o da Commissioni per le Pari Opportunità, qualche volta ne organizziamo noi… Ma siamo pochi, ancora troppo pochi: le donne ci scorgono appena quando siamo in mezzo a loro.

Io mi sento sempre interpellato dalle richieste di quelle donne, perchè hanno ragione. E cerco di farmi ponte, inoltrando le loro richieste ai miei simili con-generi. Che nella stragrandissima maggioranza fanno altro, distratti dallo sport, dal lavoro, dagli spriz, dalla finanza, dalle guerre, dai soldi, dalle mille difficoltà e distrazioni di una quotidianità che li sopraffà con la seduzione della superficialità e del consumismo individualista.

E allora mi viene la forte tentazione di afferrare quell’indice, che sento puntato contro di me, e girarlo verso le Istituzioni, popolate e gestite da persone, uomini e anche donne, che hanno studiato e che presumo sappiano analizzare i dati di realtà. Mi indigno quando li/le vedo appassionarsi agli stessi strumenti di distrazione universale: i soldi, la finanza, il lavoro, la competizione e il tornaconto come paradigmi per la gestione delle relazioni internazionali e locali, individuali e di genere.

Dalle Istituzioni – tutte, civili e religiose – pretendo attenzione, rispetto e cura per i beni comuni: al primo posto dei quali c’è, per me, la qualità della vita di ogni persona che vive sull’unica comune nostra Madre Terra. Soldi, lavoro, cultura, servizi, ecc. devono essere indirizzati a promuoverla e a rimuovere le cause che la inficiano.

La qualità della vita dipende soprattutto dalla qualità delle relazioni tra esseri umani. Dalle Istituzioni pretendo, quindi, che istituiscano e gestiscano, come dettano le leggi, tutti i servizi necessari alla prevenzione primaria e secondaria delle violenze di genere: sicurezza per donne e minori, presa in carico degli uomini e delle loro fragilità, cultura e formazione universale di docenti, educatori, allenatori, preti, genitori e adulti in generale, per un’iniziativa globale che dia speranza vera alle prossime generazioni e alla vita di relazione di quelle attuali.

Le Istituzioni non possono permettersi di continuare a delegare questo compito al volontariato, lasciandolo spesso senza risorse e mettendo le associazioni in competizione tra loro per accaparrarsi risorse sempre troppo esigue.

Il volontariato, poi, non garantisce la continuità nel tempo dei servizi che eroga: nessun/a volontario/a può essere costretto/a a restare al suo posto anche quando non ce la fa più, anche quando l’associazione non trova con chi sostituirlo/a… Mentre la comunità ha bisogno della continuità di quei servizi, che solo le Istituzioni Pubbliche possono assicurare.

Un’altra riflessione: quando lo Statuto di un’Istituzione stabilisce che la Commissione Pari Opportunità sia composta solo da donne, per quanto rappresentative di tutte le forze politiche, proclama alla comunità che i problemi di cui quella Commissione si occupa sono cose di donne, cosa da donne… che gli uomini hanno altro a cui pensare…

Ancora: solo le Chiese, che io sappia, organizzano corsi di preparazione al matrimonio per i fidanzati… Ma con la vertiginosa diminuzione dei matrimoni religiosi, i Comuni che non se ne occupano, limitandosi a celebrare e registrare, rinunciano a un’occasione importante per contribuire al miglioramento della qualità di vita delle loro comunità. Anche questa è una omissione non più giustificabile.

Per finire… Vorrei prendere quell’indice femminile, che continuo a sentire puntato contro di me, e rivolgerlo anche verso i colleghi e le colleghe della Gabanelli, invitandoli/e a non limitarsi a raccontare la cronaca dei femminicidi e a incitare gli uomini a muoversi, ma a sentirsi parte della comunità, della “Repubblica”, che non sono solo le Istituzioni dello Stato, coinvolgendosi di più nella denuncia delle omissioni e nel sostegno a chi si impegna nella costruzione di quell’altro mondo possibile che non vogliamo che resti un bello slogan.

Beppe Pavan, Cdb Viottoli (Pinerolo)