Lei stessa ha visto vescovi ausiliari “che non osano esprimersi pubblicamente e liberamente in presenza del loro vescovo”: la benedettina Philippa Rath è preoccupata che ci siano ancora molte paure nella Chiesa. Ma lei ha (per fortuna) una visione diversa di Chiesa.

Secondo la monaca benedettina Philippa Rath, c’è molta paura nella Chiesa cattolica. Durante il suo servizio di cura pastorale per persone che prestano il loro servizio nella Chiesa, ha sperimentato che c’è una grande paura: esclusione, mobbing, avvertimenti e minacce di licenziamento. Tutto questo lo ha detto la suora stessa in un’intervista sull’ultimo numero della rivista “Publik-Forum”. Lei ha fatto esperienza di donne “intelligenti e molto competenti”, “che si battono per le riforme, ma che arrivano solo fino ad un certo punto, che si sentono limitate”, perché sanno che la Chiesa è il loro datore di lavoro. Anche nel Cammino sinodale sente “che ci sono vescovi ausiliari, sacerdoti, collaboratori pastorali e collaboratrici che non osano esprimersi pubblicamente e liberamente in presenza del loro vescovo”, ha affermato la Rath.

La via per superare queste paure, secondo la suora, è fare in modo che nella Chiesa ci siano più indipendenza, apertura e tolleranza, così da poter “essere cattolici… nel senso migliore del termine!”. La Chiesa, ha detto, sta confondendo l’universalità con l’uniformità. “La mia visione di Chiesa è un luogo dove tutti possono dire la loro opinione ed essere comunque amati e non emarginati”, ha sottolineato Rath. Questa visione è anche alimentata e rinforzata dalla sua esperienza di vita religiosa: Nella sua comunità, ha detto, ognuno può dire la sua e tutte le decisioni importanti sono prese a maggioranza. “Non c’è nessuna badessa seduta lì che dice: ‘Si va da questa parte e voi tutti dovete seguire'”. Secondo lei, la Chiesa può imparare molto dal suo ordine. “Per esempio, che le donne hanno una lunga esperienza di leadership, più o meno da 1.500 anni, e possono esercitarla bene come gli uomini”.

Il libro sulle vocazioni femminili: una grande sorpresa…

Secondo la suora benedettina, il suo libro pubblicato a febbraio, intitolato “Perché Dio lo vuole”, che raccoglie le testimonianze di vita di 150 donne che si sentono chiamate ad essere sacerdoti o diaconi, non era pensato per raggiungere queste conclusioni. “Tuttavia oggi sono convinta che dietro ci sia stata l’opera dello Spirito Santo”. Lei stessa non si sente chiamata al sacerdozio, ha sottolineato la suora: “Ma accompagno anche sacerdoti che non di rado sono sopraffatti da certi compiti e mi dicono apertamente: una donna potrebbe farlo molto meglio!” Questi includevano il battesimo, la confessione, l’unzione dei malati, la predicazione e una leadership condivisa all’interno delle comunità/parrocchie.

Philippa Rath era giornalista e ha studiato scienze politiche, teologia e storia prima di unirsi alle suore benedettine a Ruedesheim. È membro stabile dell’Assemblea Generale del Cammino Sinodale e fa parte del forum “Donne nei ministeri e negli uffici della Chiesa”.

(Liberamente tradotto da don Paolo Zambaldi)

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