In questi giorni si parla molto di benedizione. In molti luoghi è stata offerta a coloro che per tanto tempo hanno dovuto sperimentare un NO piuttosto che un SÍ: coppie dello stesso sesso, ma anche coppie risposate. Anche persone che si amano, fidanzati e coppie sposate. Sembra che tutti siano interessati alla benedizione di Dio.

Chiunque può benedire. Molti lo dicono in questo momento, anche per esprimere che la promessa della protezione divina non è affidata solo ai consacrati che, con grandi gesti e possibilmente cantando, alla domenica e nei giorni di festa impartiscono una solenne benedizione sull’assemblea dei fedeli.

Infatti, mia madre, che era una donna emancipata oltre che pia, mi tracciava spesso una croce sulla fronte, dopo aver immerso il pollice nell’acqua benedetta della piccola acquasantiera merlata che si trovava vicino alla porta d’ingresso di casa nostra. “Vai con Dio”, diceva spesso mentre lo faceva. Naturalmente non ogni volta che uscivo di casa. Ma appena si avvicinava qualcosa di importante: un viaggio, una prova, un cammino difficile ed impervio.

La sua benedizione per noi figli faceva fermare il tempo per un momento, ci offriva una pausa, e apriva uno spiraglio di serenità su qualsiasi preoccupazione presente al momento. “Camminare con Dio” lasciare che Dio cammini con me, accanto a me. O meglio, mi ricordava che non stavo camminando da solo. Non ero e non sono solo. Perché, dopo tutto, Lui è sempre lì.

“Solo Dio può benedire”


Questo è ciò che dice la benedizione: Non che Dio possa venire, ma che è già lì. Nessuna benedizione è un incantesimo, nessun segno di croce meccanico scatena il flusso della grazia, non c’è nessuna magia di benedizione. Niente diventa buono appena, o perché, è benedetto. La benedizione dice – o come è più appropriato affermare – rivela il bene, rivela che Dio è lì.

E poi non è affatto corretto dire: “Chiunque può benedire”. Piuttosto bisognerebbe affermare che: “Solo Dio può benedire”. Come già scriveva il grande filosofo Romano Guardini: “Ciò che effettivamente opera nella benedizione, ciò che scorre in essa, è la vita stessa di Dio. Egli benedice con se stesso, benedicendo dona se stesso”.

Sigillo di Dio, segno d’amore


Questo è anche espresso nelle parole che si usano. Il latino parla di “benedicere”. Benedicere è composto da due parole: “bene” – e “dicere”, che significa “dire”. “Benedicere”, tuttavia, significa molto più che “dire bene”, ma “approvare”. Attiene al bene fondamentale dell’uomo, che è sempre una creatura di Dio. Questo è il bene fondamentale, il divino. Nonostante tutti gli errori, nonostante tutte le colpe, nonostante tutto il male dell’uomo, questo divino rimane.

La Bibbia, nella Genesi, ci racconta di Caino, che uccise suo fratello. Eppure “il Signore fece un marchio per Caino, affinché nessuno lo uccidesse”. Il marchio di Caino non è un avvertimento per gli altri: “Attenzione, assassino, attenzione!”. Ma piuttosto un segno di protezione, in modo che nessuno faccia a lui del male. È un sigillo di Dio che preserva ciò che c’è di buono nel mondo. Un segno d’amore. E da questo segno, in latino “signum”, deriva la nostra parola tedesca “segnen”.

Rivelare e confermare


Così è per ogni benedizione: nessuna benedizione di per sè benedice, fa e/o disfa. Nessun benedizione modifica e/o conserva. Nessuna benedizione benedice l’uno o l’altro. E nessuna benedizione è un atto di Grazia della Chiesa, un atto di benevolenza di lei su qualcuno.

Soprattutto non funziona così per chi si ama. Perché non sono le persone a “dover essere benedette da…” – chiunque esse siano, in qualunque modo vivano, per quanto siano buone, giuste e sincere, o per quanto siano mediocri, insoddisfatte e malvagie, o in ogni possibile condizione esse si trovino. No. Chi ama non è “da benedire”; chi ama è già benedetto. In e attraverso il solo amore. Questo dice – esplicitandolo e confermandolo – la benedizione.

Nessun misericordioso “Sì” da parte della Chiesa


Ovviamente è in questa prospettiva che dovrebbero collocarsi le benedizioni, che sono offerte in molti luoghi in Germania il 10 maggio: Non si tratta prima di tutto di un misericordioso “Sì” della Chiesa a questa o quella forma di vita o di sessualità finora esclusa o non considerata. Non si tratta di un atto che ha a che fare con il diritto canonico.

Ma si tratta piuttosto una festa, in cui Dio si rivela pubblicamente come l’amore di due persone, e in cui queste due persone vivono con gioia questo amore. Una celebrazione che permette loro di essere ancora più uniti e conferma che Dio è già da tanto tempo in cammino con loro.

Markus Nolte, kirche-und-leben.de, 10 maggio 2021

(Liberamente tradotto da don Paolo Zambaldi)

https://www.kirche-und-leben.de/artikel/wer-liebt-ist-gesegnet