Confesso che assumo dosi omeopatiche di Radio Maria perché ho scoperto, per quanto mi riguarda, una sua funzione terapeutica. Infatti, soprattutto la predicazione del direttore p. Livio, ha il potere di stimolare il mio sistema nervoso e accendere fino a farli brillare neuroni che, a volte, rischiano di lavorare a metà.

Detto questo, vorrei rivolgere la parola ai Vescovi italiani, i miei vescovi, per chiedere loro fino a quando permetteranno la divulgazione di fandonie pseudospirituali che, a mio modesto avviso, non hanno nulla da spartire con l’annuncio del Vangelo.

Mi riferisco, in particolare, a tutta quella predicazione incentrata sui cosiddetti “10 segreti”, consegnati dalla Madonna di Medjugorje direttamente a una “veggente” e scritti su una sorta di pergamena che non è pergamena ma che è fatta di un materiale che non “esiste la qui sula tera” (così si esprime la “veggente”). Così come tutta la propaganda attorno alle “visioni” sul Paradiso, Purgatorio e Inferno che manco Dario Argento. O ai continui messaggi che, puntuale come una “postina” svizzera, il 25 di ogni mese la Madonna consegna a una “veggente” (gli altri sono meno fortunati: una volta all’anno e fatevelo bastare!).

Il tutto condito con l’immancabile richiesta di sostegno economico con offerte e financo lasciti testamentari per «aiutare la Madonna ad aiutarci».

Non voglio giudicare le persone, soprattutto quelle anziane, che trovano giovamento nell’ascoltare Radio Maria, però qualche pensiero lo faccio.

È più di trent’anni che cerco di studiare, approfondire, amare la parola del Vangelo. Ultimamente con Lidia Maggi ho vissuto un bellissimo cammino di approfondimento del Vangelo secondo Marco con l’Associazione “Liberare l’uomo” che ha sede in Treviso. Otto incontri dal titolo “Daccapo. Marco, l’evangelo dei ripetenti”. Sì, “Daccapo” perché il Vangelo è un percorso che non è mai finito, è un invito a ricominciare ogni giorno nella fatica del quotidiano. E solo Dio sa quanto le nostre comunità cristiane abbiano bisogno di riavvicinarsi alla Parola, troppo spesso dimenticata, molte volte relegata in fondo a qualche angolo di catechesi o a qualche scampolo di omelia (sì, spesso nelle omelie “si usa” la Parola per arrivare a dire altro).

Se vogliamo ridare slancio e ossigeno alle nostre comunità abbiamo bisogno di ripartire dalla Parola, con serietà, dedizione, anche con tutta la fatica necessaria che comporta questo percorso. Non abbiamo certo bisogno di fantapredicazioni che non hanno attinenza alcuna con il messaggio di Gesù.

Allora chiedo ai miei Vescovi: “Quousque tandem abutere patientia nostra?”. Fino a quando dovremo sopportare questo vostro silenzio a proposito di tali “messaggi”? Spiegateci perché lasciate circolare liberamente per l’etere questo tipo di cose spacciate per cristiane e cattoliche. In caso contrario diteci chiaramente che sì, questo è quanto crediamo e vi invitiamo a credere. Così potremo finalmente abbandonare la fatica di camminare sulle vie del Vangelo e attendere che i “segreti” vengano svelati.

Io personalmente sono stanco di vedere queste ambiguità lasciate libere di scorrazzare nella Chiesa. Siete i Pastori della comunità cristiana: tirate fuori… la parresia se ne avete e prendete posizione una volta per tutte. In tempo di pandemia vi siete persino preoccupati di dirci come scambiare un segno di pace durante l’Eucaristia, guardandoci come bambini da educare perché incapaci (e questo la dice lunga sul modo di considerarci). E non riuscite a dire una parola sulle cose veramente importanti? Vi sta a cuore il Vangelo? Ditecelo e fate quel che dovete fare.

Vi abbraccio fraternamente.  

don Luciano Locatelli

Adista, 04/06/2021

Luciano Locatelli è presbitero della Chiesa di Bergamo, attualmente a tempo pieno in Caritas. “Laico” ridotto allo stato “pretale” dal 1988