I temi tabù – come il celibato dei preti e il sacerdozio alle donne – non saranno all’ordine del giorno del «Cammino sinodale» italiano, come invece accade nell’analoga iniziativa in Germania con il Synodaler Weg». 

Lo ha affermato il cardinale Gualtiero Bassetti.

Il presidente della Conferenza episcopale italiana ha lasciato così sconcertati quanti pensavano che fosse giunto il momento anche nel nostro Paese di affrontare apertamente argomenti che al di là delle Alpi sono assai sentiti sia dai semplici fedeli che da molti vescovi. «Annunciare il Vangelo in un tempo di rinascita – Per avviare un cammino sinodale»: questo il tema della 74ª Assemblea generale della Cei svoltasi la settimana scorsa a Roma, e introdotta da un intervento del papa che, pur con dolcezza, ha apertamente lamentato la “amnesia” dei vescovi. 

Questi, infatti, per ben cinque anni avevano lasciato cadere nel dimenticatoio l’invito alla celebrazione di un Sinodo, da lui lanciato nel 2015 al Convegno ecclesiale di Firenze. 

Allora Francesco aveva suggerito che “in ogni comunità, in ogni parrocchia, in ogni diocesi” si cercasse di “avviare, in modo sinodale”, un approfondimento dei problemi che la Chiesa deve oggi affrontare. 

A proposito dei temi dell’Evento, Bassetti ha invece precisato: «Quelli del celibato dei preti e del sacerdozio alle donne non sono i problemi fondamentali che in questo momento attanagliano la Chiesa e l’umanità… Il cammino sinodale che sta iniziando la Chiesa italiana parte da condizioni molto diverse da quello della Germania, che ha affrontato alcune problematiche molto particolari. 

I problemi di fondo della nostra gente sono ben altri: la solitudine, l’educazione dei figli, le difficoltà di chi non arriva a fine mese per la mancanza di lavoro, l’immaturità affettiva che porta le famiglie a disgregarsi».

Secondo il porporato, dunque, in Italia i “temi scomodi” non devono essere nemmeno abbordati: singolare concezione di un “Sinodo dal basso” che non potrà affatto uscire dai binari predisposti dalla Cei.

Ma chi l’ha detto che i temi “tedeschi” siano estranei al sentire dei fedeli italiani? Del resto, una rinnovata teologia dei ministeri impone radicali domande sul “sacerdozio” tradizionale e maschilista (estraneo al pensiero di Gesù che, semmai, parlava di “ministeri”, cioè di “servizi”) e sullo “status” del clero; e il problema Chiesa-donna è talmente dirimente che nessun serio “Cammino sinodale” potrebbe bypassare. Bassetti ha escluso dalla futura agenda i temi “tabù” perché così desidera il papa? Ma negare l’evidenza non aiuterà la Chiesa romana ad affrontare argomenti ardui, che la “inclemenza dei tempi” (o la Provvidenza?) pongono sul suo cammino.

Del resto, se i vescovi della nostra Regione andassero per tre giorni a Monaco di Baviera, a farsi illustrare dal cardinale Reinhard Marx il “Synodaler Weg”, forse potrebbero poi portare a Bassetti saggi consigli su cosa sia, e come sia, un “Cammino sinodale” che voglia inverare, e non seppellire, il Concilio Vaticano II.

Luigi Sandri, L’Adige, 31 maggio 2021