Il 28 dicembre 1943 furono assassinati dai nazifascisti i 7 fratelli Cervi e Quarto Camurri. La loro memoria rappresenta certo un doveroso omaggio alla Resistenza antifascista e ai valori che hanno riscattato la dignità del Paese e costruito la Repubblica democratica, ma la storia della famiglia Cervi ci parla soprattutto di oggi. E’ la storia di chi ha scelto di non rimanere a guardare, ma di limpegnarsi per la giustizia.

Come diceva Papà Cervi:

“Mi hanno sempre detto (…) tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta (…) La figura è bella e qualche volta piango (…) ma guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l’ideale nella testa dell’uomo“.

COMPAGNI FRATELLI CERVI

Sette fratelli come sette olmi,
alti robusti come una piantata.
I poeti non sanno i loro nomi,
si sono chiusi a doppia mandata:
sul loro cuore si ammucchia la polvere
e ci vanno i pulcini a razzolare.
I libri di scuola si tappano le orecchie.
Quei sette nomi scritti con il fuoco
brucerebbero le paginette
dove dormono imbalsamate
le vecchie favolette
approvate dal ministero.

 

Ma tu mio popolo, tu che la polvere
ti scuoti di dosso
per camminare leggero,
tu che nel cuore lasci entrare il vento
e non temi che sbattano le imposte,
piantali nel tuo cuore
i loro nomi come sette olmi :
Gelindo,
Antenore,
Aldo,
Ovidio,
Ferdinando,
Agostino,
Ettore …

 

Nessuno avrà un più bel libro di storia,
il tuo sangue sarà il loro poeta
dalle vive parole,
con te crescerà
la loro leggenda
come cresce una vigna d’Emilia
aggrappata ai suoi olmi
con i grappoli colmi
di sole.

 

Gianni Rodari