Con una lettera inviata al gesuita James Martin, papa Francesco supporta il «gregge» Lgbt. La voce del pontefice in tema di accoglienza Lgbt è un colpo di scena inedito, che si giustappone alle recenti dichiarazioni ufficiali della Santa sede.

Se l’hashtag #NoVat nei Pride di ieri misurava lo iato generato dalla Nota diplomatica del Vaticano consegnata il 17 giugno allo Stato italiano per rimodulare il contenuto del ddl Zan, volto a prevenire e contrastare l’omotransfobia, è agli Stati Uniti che oggi si guarda per leggere in controluce ciò che pensa Francesco in merito. La missiva è stata anche diffusa sui canali ufficiali della Santa sede, come Vatican News.

Il supporto del papa

Con una lettera autografa scritta in spagnolo e indirizzata al gesuita statunitense James Martin, papa Francesco mostra la sua vicinanza alle iniziative pastorali in supporto della comunità Lgbt: «In merito al Congresso Cattolico Lgbt – un’iniziativa pastorale via webinar promossa dalle diocesi statunitensi -, voglio ringraziarti per il tuo zelo pastorale e la tua abilità a farti prossimo agli altri, come Cristo si è fatto prossimo, riflettendo la vicinanza di Dio» scrive il pontefice, plaudendo all’iniziativa.

«Sono grato al Santo padre per il messaggio di supporto a tutti i ministri che supportano la comunità Lgbt nella nostra chiesa», ha dichiarato padre James Martin a Domani. «È una conferma, ma anche un incoraggiamento per tutti coloro che sono coinvolti in questo ministero pastorale», ha poi aggiunto. La lettera di papa Francesco chiosa il webinar Outreach 2021, dedicato al ministero dei cattolici Lgbt, che ha affrontato vari temi come l’intersezionalità, il ministero Lgbt nelle scuole cattoliche e la realtà delle famiglie arcobaleno, con relatori di rilievo nel panorama cattolico statunitense: Shiva Subbaraman, direttrice del centro Lgbt presso la Georgetown University, padre Bryan Massingale della Fordham University, e il vescovo francescano John Stowe, solo per citarne alcuni.

Un ponte da costruire

«Abbiamo aperto il Congresso con una preghiera, proprio perché sappiamo che c’è chi si oppone a iniziative del genere» ha ammesso padre Martin, fra i promotori della prima ora di una pastorale Lgbt nella chiesa cattolica. Il gesuita, editorialista del magazine America, sull’inclusività arcobaleno ha firmato il libro “Un ponte da costruire” (con prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi nella traduzione italiana), poi divenuto un documentario prodotto da Martin Scorsese e presentato al recente Tribeca Film Frestival.

Martin è stato, altresì, scelto dallo stesso pontefice per tenere l’incontro mondiale delle famiglie a Dublino nel 2018 e, un anno dopo, ha incontrato Francesco in una lunga udienza privata. Oggi la lettera che porta in calce la firma Francisco ravviva la sensazione di vicinanza che spesso ha accesso le critiche dei cosiddetti conservatori in seno allo stesso clero Usa: «Pensando al tuo lavoro pastorale, vedo che stai imitando continuamente lo stile di Dio. Sei sacerdote per tutti gli uomini e le donne, allo stesso modo con cui Dio è Padre di tutti gli uomini e le donne. Prego per te perché tu possa continuare su questo cammino, restando vicino e mostrando compassione e tenerezza» scrive ora il papa.

Il messaggio del pontefice è un chiaro sostegno alle iniziative statunitensi che puntano all’indusività della minoranza cattolica Lgbt. Con l’avvento della presidenza Biden, 14 esponenti del clero (12 vescovi, un arcivescovo e un cardinale) hanno firmato una dichiarazione di condanna contro le discriminazioni verso i giovani Lgbt. Facendo leva sul Catechismo e il magistero della chiesa, i prelati hanno ricordato che tutti vanno trattati con «rispetto, compassione e sensibilità».

Il tema è molto sentito Oltreoceano: l’associazione Trevor Project, che previene i suicidi dovuti alla discriminazione Lgbt, da tempo denuncia un aumento delle richieste di aiuto da parte dei giovani cattolici.

Dopo la pubblicazione del Responsum del 15 marzo scorso, con cui la Congregazione per la dottrina della fede ha vietato le benedizioni alle coppie omosessuali, è stata la stessa associazione a denunciare un aumento delle richieste di aiuto via telefono: «Anche se non avesse letto il testo, il papa è direttamente responsabile del male che ha fatto alla comunità Lgbt e questo documento lo conferma», aveva dichiarato a Domani Jason Steidl, attivista Lgbt e professore di teologia al St. Joseph’s College di New York. Ora la lettera del papa fuga ogni dubbio.

Il problema delle scuole cattoliche

Negli Stati Uniti, i cattolici Lgbt hanno più volte denunciato la discriminazione da parte delle istituzioni cattoliche, come le scuole. Lo ha riconosciuto proprio il vescovo di Lexington, mons. Stowe, che i primi di giugno ha chiesto formalmente scusa a Margie Winter, per otto anni direttrice del dipartimento di religione della Waldron Mercy Academy di Merion, in Pennsylvania, licenziata in tronco perché sposata con una donna.

Non è il primo caso in una scuola cattolica. Nel settembre del 2019 ha fatto discutere la decisione del Vaticano di sospendere il decreto con cui l’arcivescovo di Indianapolis, Charles Thompson, aveva revocato lo status di scuola cattolica alla Brebeuf Jesuit School, dopo che si era rifiutata di licenziare un suo dipendente perché omosessuale: «Le istituzioni cattoliche devono essere incentrate sul Vangelo stesso e sull’estensione del regno di Dio in modi che portano le persone a una relazione più profonda con il Dio Uno e Trino», aveva ricordato mons. Stowe.

Se si guarda agli Usa, non è un caso che il dibattito socio-culturale sull’inclusività Lgbt passi proprio dalle scuole cattoliche con una posizione che appare antitetica rispetto alle «preoccupazioni» espresse di recente dalla Santa sede in riferimento all’educazione in istituzioni cattoliche.

Una posizione che disorienta

La lettera statunitense di papa Francesco chiude una settimana turbolenta in Italia, nella quale l’entusiasmo per il Pride festeggiato nelle principali città italiane è stato smorzato dalla nota della Santa sede che, rappellandosi al trattato bilaterale con lo Stato italiano garantito dalla Costituzione, ha frenato l’iter di una legge già impanata in Commissione giustizia al Senato per ammissione di parte del cento-destra, Lega e Fratelli d’Italia in particolare.

Se la leader di FdI Giorgia Meloni ha definito «irrispettosi» i simboli religiosi ammantati di colori arcobaleno, la comunità Lgbt ha voluto mandare un messaggio anche al Vaticano, percepito come l’ennesimo attore di un’impasse che mina la tutela delle discriminazioni verso la comunità Lgbt. Per questo, le parole scritte in modo informale dal pontefice suonano una risposta diretta a una gerarchia che, nella persona del Segretario di stato vaticano Parolin, ritiene opportuno modificare il contenuto del disegno di legge.

D’altronde, la nota consegnata dieci giorni fa da mons. Paul Richard Gallagher è chiara: «Ci sono espressioni della Sacra Scrittura e delle tradizioni ecclesiastiche del magistero autentico del Papa e dei vescovi, che considerano la differenza sessuale, secondo una prospettiva antropologica che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa Rivelazione divina».

Ora, però, lo stesso pontefice scrive a padre Martin della sua visione, riferendosi al «gregge, tutti coloro che il Signore ti pone alla guida, perché tu possa proteggerli e farli crescere nell’amore di Cristo». Un messaggio universale, valido tanto per gli Usa e l’Italia, se è vero che la natura della chiesa cattolica ha valore universale.

Articolo di Marco Grieco pubblicato sul quotidiano DOMANI del 28 giugno 2021, pag.9