“In memoria di lei”
di Elisabeth Schüssler Fiorenza, Claudiana, Torino 1990

“La teologia cristiana femminista e l’interpretazione biblica delle donne stanno entrambe riscoprendo che l’evangelo cristiano non può essere proclamato se non vengono ricordate le discepole e quello che hanno fatto. Stanno ricuperando la cena di Betania come eredità cristiana delle donne al fine di correggere simboli e ritualizzazioni di un’ultima Cena tutta maschile, che è un tradimento del vero discepolato e ministero cristiani. (…) Finché i racconti e la storia delle donne agli inizi del cristianesimo non sono teologicamente concettualizzati come parte integrante della proclamazione dell’evangelo, le tradizioni e i testi biblici formulati e codificati da uomini rimarranno fonte di oppressione per le donne” (pag. 6-7).

“Occorre fare una ricostruzione storico-critica della storia delle donne e del loro contributo agli inizi del cristianesimo, tenendo conto con tutti i testi sono il prodotto di una cultura e di una storia patriarcali e androcentriche” (pag. 8).

“Si tratta di rivendicare il passato cristiano come passato appartenente alle donne, non solo come un passato maschile cui le donne partecipavano solo ai margini, oppure non facevano nulla. Le fonti del Nuovo testamento forniscono sufficienti elementi per una storia delle origini cristiane del genere femminile, quando dicono che le donne sono sia seguaci di Gesù, sia membri delle prime comunità cristiane con incarichi di responsabilità” (pag. 13).

“Premessa metodologica: i primi scrittori cristiani hanno trasmesso solo una piccola parte delle tradizioni, probabilmente molto più ricche, dei contributi delle donne al movimento cristiano primitivo. Molte informazioni e tradizioni sull’attività delle donne agli inizi del cristianesimo sono irrecuperabili perché la trasmissione e il processo redazionale patriarcali consideravano tali racconti e tali informazioni o insignificanti o una minaccia alla graduale patriarcalizzazione del movimento cristiano” (pag. 72-73).

Elisabeth Schussler Fiorenza (1938 – vivente)

È una delle maggiori esponenti viventi della teologia femminista. La questione del genere è sempre stata al centro dei suoi studi, iniziati negli anni Sessanta del Novecento.
Dopo una tesi in teologia pastorale si è specializzata nello studio del Nuovo Testamento. È in questo campo, infatti, che ha dato il suo maggiore contributo. Trasferitasi dalla Germania negli Stati Uniti all’inizio degli anni Settanta, Schüssler Fiorenza ha subito partecipato al nascente movimento teologico che avrebbe coniugato la riflessione teologica con le istanze di liberazione delle donne. Influenzata dalla teologia della liberazione elaborata in America latina e altrove, nel 1975 Fiorenza propone la teologia femminista come una «teologia critica di liberazione», prospettiva cui è rimasta fedele in oltre trent’anni di carriera.
Un’altra influenza formativa nel pensiero di Schüssler Fiorenza è senz’altro Elizabeth Cady Stanton, fautrice alla fine dell’Ottocento della Bibbia delle donne. La sua prospettiva viene modificata però da Fiorenza a partire dalla voce di una sua contemporanea, l’ex schiava analfabeta Sojourner Truth.
L’opera che forse meglio caratterizza il pensiero di Fiorenza è In memoria di lei (Torino, Claudiana, 1990, l’originale in inglese è del 1983). una vera pietra miliare nell’interpretazione biblica femminista. In dialogo con altre studiose, l’autrice elabora il proprio modello ermeneutico guidandoci allo stesso tempo in una «ricostruzione femminista delle origini cristiane». Inoltre, il testo sviluppa alcune idee che avrebbero poi dominato il dibattito successivo quali, per esempio, la «patriarcalizzazione della chiesa», il «discepolato di uguali» e la «chiesa delle donne». In un libro posteriore But She Said (1992) Schüssler Fiorenza sviluppa la nozione di “kiriarchia” per evidenziare la natura classista del patriarcato e dare conto delle differenze tra donne.
La teologa che lavora all’interno delle istituzioni (maschili) è considerata come un tipo di «straniera residente» che deve diventare almeno bilingue. Fiorenza stessa ha sempre messo in atto questo bilinguismo muovendosi tra la sua lingua madre (il tedesco) e quello di adozione (l’inglese) e tessendo insieme i diversi punti di riferimento del suo pensiero: il movimento delle donne, la chiesa (cattolica), la comunità accademica. Mentre negli anni Settanta Fiorenza insegna in una facoltà cattolica, successivamente si trasferisce in una facoltà protestante e attualmente è docente a Harvard. Nel corso della sua carriera si è adoperata per la diffusione del pensiero delle donne, fondando nel 1985 insieme con la studiosa ebrea Judith Plaskow la rivista «Journal of Feminist Studies in Religion» (1985). Come prima presidente donna della Society of Biblical Literature (1987) e membro del comitato della rivista internazionale «Concilium» ha sempre cercato il dialogo anche con i colleghi invitandoli a mettere in questione la presunta neutralità delle proprie letture.
Elisabeth ha contribuito notevolmente alla diffusione del pensiero delle donne nel campo della teologia cristiana. I suoi libri, tradotti in numerose lingue, coniugano riflessione sulle ermeneutiche di genere con l’esegesi femminista dei testi biblici e sono divenuti punti di riferimento fondamentali per chi si avventura in questo campo.

(Elizabeth Green)