Da “Poesia in forma di rosa”

Io sono una forza del Passato.

Solo nella tradizione è il mio amore.

Vengo dai ruderi, dalle chiese,

dalle pale d’altare, dai borghi

abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,

dove sono vissuti i fratelli.

Giro per la Tuscolana come un pazzo,

per l’Appia come un cane senza padrone.

O guardo i crepuscoli, le mattine

su Roma, la Ciociaria, sul mondo,

come i primi atti della Dopostoria

cui io assisto, per privilegio d’anagrafe,

dall’orlo estremo di qualche età

sepolta. Mostruoso è chi è nato

dalle viscere di una donna morta.

E io, feto adulto, mi aggiro

Più moderno di ogni moderno

A cercare fratelli che non sono più.

Pier Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa, Garzanti, 2015

Pasolini fu di certo profeta scomodo del cambiamento antropologico che ebbe inizio nei primi anni 70 del Novecento.

Il poeta si sentiva testimone di un’apocalisse, una mutazione, una fine del mondo, che travolgeva la sua stessa cultura, la sua stessa storia personale. Tutto quello che aveva fatto parte del suo mondo interiore e non solo, appariva all’improvviso obsoleto, perduto: l’arte, le chiese, i borghi, i fratelli /compagni di vita. Persino la natura, da sempre fonte di consolazione non era che un’alba post- apocalittica che faceva da sfondo al correre di un uomo pazzo e disperato, senza più appartenenza, un cane senza padrone, un randagio nella sua stessa casa.

La sua vita è testimone di una “Dopostoria” nella quale egli si vede come un feto adulto nato da una madre morta, un uomo che non è più, ne è ancora, un uomo postmoderno che si aggira cercando un senso, un’anima, un passato, un presente.

Pasolini attribuiva la colpa dell’implosione del mondo moderno al capitalismo che come forma di potere era capace, attraverso la coazione al consumo e la diffusione di una comunicazione mediatica ubiquitaria, di “addomesticare” l’umano, di “plasmare” i sogni, i desideri, la capacità lavorativa, la sessualità, la vita corporea.

Egli ripeteva come un mantra “ciò che era stato previsto e teorizzato , si sta realizzando ora mentre scrivo…una vera catastrofe, portata da uno sviluppo senza progresso e da una modernizzazione folle, per lo più subita, anomica e livellatrice”. (Testimonianze, n. 518-519, pag. 48)

Capitalismo liberista e consumismo estremo, oggi lo possiamo ben dire, portano conseguenze devastanti e  irrimediabili. Non è mancanza di speranza ma realismo, poiché è ormai chiaro che nulla può fermare questa corsa all’avere, che trascina il genere umano verso la sua estinzione.

by ELISA_451

Poesia in forma di rosa esce, sempre con Garzanti, nel 1964 è composta da testi che vanno dal ’61 al ’63, più un lungo poemetto in appendice intitolato Vittoria ed è la più ampia delle raccolte di Pasolini.

In essa Pasolini afferma in modo ossessivo la delusione per gli sviluppi della vicenda politica e intellettuale italiana e gli pare ormai inutile tutta la dialettica, piena di illusioni, degli anni cinquanta. Il poeta, deluso e amareggiato, abiura quel mondo di ideali giovanili che ritiene perduto per sempre.
Nasce con questa raccolta il mito della “Nuova Preistoria” “quando la Società ritornerà natura” dovuto alla delusione stessa della storia e dalla presa di coscienza che “la Rivoluzione non è più che un sentimento” e a fondarla saranno i barbari, cioè le plebi del Terzo Mondo e del meridione d’Italia.