La Chiesa cattolica sta attraversando uno dei momenti più bui dalla sua istituzione e sembra ormai destinata a scomparire, almeno nella forma in cui l’abbiamo conosciuta, se non cercherà di aprire un dialogo costruttivo/sincero con chi ancora ripone in lei qualche speranza, con chi è ed è stato vittima dei suoi comportamenti e delle sue scelte e se non riconquisterà quella fiducia che è necessaria per rendere possibile ogni relazione.

Una fiducia persa in seguito alla sconvolgente questione degli abusi, sempre più grave e sempre più evidente, una fiducia che sembra molto difficile da ricostruire soprattutto perché l’annunciata intransigenza rimane solo “annunciata” e gli insabbiatori (vescovi, cardinali, vicari generali ecc.) vengono ancora protetti e giustificati, come si è visto nel caso del respingimento delle dimissioni dei vescovi tedeschi. Il papa, nonostante i proclami, ha dimostrato di non voler affrontare ed eliminare un “sistema clericale” che non solo favorisce il comportamento del singolo, ma pure lo copre e lo garantisce. L’istituzione viene dunque ancora e sempre prima dell’uomo, il potere prima della giustizia, il privilegio prima della tanto sbandierata misericordia.

Una fiducia messa in crisi dallo scandalo, senza fine, delle finanze vaticane, con processi istituiti e cassati, sistemi giudiziari gestititi a colpi di Motu, emessi da un potere assoluto, come solo nelle dittature, che certo non sono garanzia né di democrazia, né di giustizia. Del resto la Curia romana (papa compreso) continua a negare esplicitamente (un unicum oggi!) che vi sia esigenza di democrazia per decidere le sorti di un’istituzione portata allo sbando proprio da una concezione autoritaria del potere clericale.

Una fiducia messa in crisi da una Chiesa ormai esclusa dal dialogo col mondo, arroccata gerarchicamente e teologicamente, affamata di visibilità, arrogante e nostalgica. Una Chiesa che non accoglie ma discrimina la diversità: le donne ancora poste ai margini, gli omosessuali stigmatizzati come peccatori, i teologi critici allontanati dall’insegnamento, i laici senza diritto di parola (quantomeno di una parola decisiva!). La via sinodale tedesca che sta tentando un’innovazione in questo senso, viene costantemente bacchettata e silenziata da Roma, che lo vede non come un arricchimento del dialogo intra-ecclesiale, ma come una minaccia – ufficialmente all’unità della Chiesa- in realtà al proprio ruolo accentratore, alla propria ricchezza materiale, al mantenimento della casta sacerdotale. Il sinodo universale recentemente proposto da Roma infatti, annunciato in pompa magna, ha solo due obiettivi: silenziare quello tedesco scomodo (pericolosamente democratico) e far naufragare in un mare di belle e stucchevoli parole ogni tentativo di cambiamento. Non per niente viene ribadito a più voci, che in esso non vi sarà votazione di stampo parlamentare, cosa peraltro improbabile quando si scrive nel regolamento che solo i vescovi e i cardinali hanno diritto di voto e quando il papa si tiene il privilegio di dare o togliere la sua approvazione!

In tutto ciò, mentre la nave affonda, Francesco ha trovato una via d’uscita, uno strumento di distrazione che mette tutti d’accordo: parlare, scrivere, discutere di ecologia. Ovviamente nessuno nega l’importanza di questo aspetto della nostra storia attuale, né l’urgenza che si deve avere nell’affrontarlo, né che l’attenzione al pianeta esuli dal” religioso”. Visti però i problemi, le lacerazioni interne alla chiesa, le contestazioni e l’abbandono in massa da parte dei fedeli ,  che rischiano di cancellare il cristianesimo dalla faccia della terra (e con cristianesimo intendo l’Evangelo, che in termini di salvezza integrale ha ancora molto da dire all’uomo), mi sembra che l’interesse ecologico sia diventato una fuga dalle responsabilità, una comoda scappatoia per chi vuol evitare scelte che potrebbero essere dolorose e impopolari.

don Paolo Zambaldi