La giornata mondiale per la pace, voluta dall’Onu, e che si celebra domani, ve-de le Chiese cristiane impegnate a sensibilizzare i loro fedeli per questo nobile scopo, mentre invece tra di loro non riescono a superare gli ostacoli, storici e teologici, che impediscono la concelebrazione dell’Eucaristia. E dunque oscurano la testimonianza dell’unità cristiana.

La drammatica situazione in Afghanistan – che, per ora, vede vincenti i talebani, ma con molta gente in estrema povertà e con la programmatica emargina-zione delle donne – si aggiunge, proprio in questi giorni, ai molti altri conflitti in atto, in particolare in Medio Oriente. Insomma, la pace nel mondo rimane un grande sogno irrealizzato.

E le Chiese? Innumerevoli sono le loro iniziative, a livello sociale, per sana-re le piaghe di conflitti incancreniti. Mille volte papa Francesco ha invocato la pace; spesso è intervenuto il Consiglio ecumenico per indicare vie di riconciliazione tra i popoli. Ma, per la pace intraecclesiale, rimangono insoluti nodi intricati. Uno di essi è l’Eucaristia, perché, di norma, non la celebrano insieme cattolici, ortodossi e protestanti; e la ragione è che, sui ministeri, e sulla loro validità, non vi è reciproco riconoscimento.

In tale stagnante situazione, si sta diffondendo la “ospitalità eucaristica”, cioè il tentati-vo per aprire strade nuove, e superare mura fin qui invalicabili. Di che si tratta? Esemplifichiamo, partendo dalla Germania, o dalla Svizzera: la parrocchia cattolica, una domenica invita i fedeli della parrocchia evangelica della stessa cittadina, a venire alla messa durante la quale il pastore, o la pastora, con i loro fedeli, ricevono l’Eucaristia da don “X”. La domenica successiva questo prete, con i suoi fedeli, vanno nella chiesa evangelica, e qui nella Santa Cena si comunicano.

Non si tratta, dunque, di con/celebrazioni, cioè con preti e pastori insieme sull’altare nello stesso rito. Si tratta di “ospitare” nella propria comunità, ogni tanto, fedeli di un’altra e diversa Chiesa. E perché? «È Gesù che invita alla Sua mensa, non la Chiesa»; e, ancora «L’Eucaristia è il viatico per i peccatori, non il premio per i perfetti».

Motivazioni che non convincono affatto il mondo ortodosso, che dunque respinge nettamente la “ospitalità”; per esso solo quando le Chiese divise avranno superato le loro lacerazioni sarà possibile non solo la ospitalità eucaristica, ma addirittura la piena concelebrazione.

Queste vicende potrebbero sembrare delle astruserie, senza senso; ma se tutti i cristiani (1,3 miliardi di cattolici, 250 milioni di ortodossi, 100 milioni di anglicani, trecento milioni di evangelici e riformati) dimostrassero al mondo che, superando ostilità di secoli, si riuniscono nell’Eucaristia, non sarebbe questo, di per sé, un contributo alla pace nel mondo?

Infatti, ogni volta che, sulla terra, cade un alto muro che divideva fratelli e sorelle e favoriva l’odio, la pace sul pianeta fa un passo avanti.

Luigi Sandri, in Ospitalità eucaristica n. 31, ott. 2020