Abitare le parole. Suggestioni semiserie sulla vita dalla A alla Z

Maria Teresa Milano – Luca Margaria, Torino, Claudiana, 2021

Nella sua introduzione all’antologia “I Veda” Raimon Panikkar scrive: “(…) Ora il linguaggio è una rivelazione dello Spirito. Ogni lingua ha delle parole nuove e ogni parola rappresenta la manifestazione di una nuova realtà. Ogni idioma possiede anche un nuovo ordine nel mettere insieme le parole, e ciascuna di queste relazioni rappresenta una nuova prospettiva nell’osservazione della realtà. Ogni parola è la cristallizzazione fisica e metafisica di secoli di esperienza umana. Le parole autentiche sono un tramite che ci permette di entrare in comunione con l’umanità e scoprire i nostri legami con altri popoli e con l’universo. Ogni trama di parole è come un tessuto su un telaio: ha un proprio colore, un proprio schema, e per suo tramite noi condividiamo la realtà con il resto dell’umanità.” (Panikkar R., I Veda, Milano, Mondadori, 2018, pag. 26)

Il lato bello e interessante del libro è proprio questo: affermare che la parola è qualcosa che si “abita”. E come nelle nostre case dove appunto abitiamo, ci sono tracce di noi, della nostra storia, delle nostre passioni, dei nostri pensieri, dei nostri percorsi spirituali, così è per le parole, che si rivelano come luogo di sedimentazione dell’esperienza umana universale.

L’etimologia, cioè lo studio della storia delle parole, è una disciplina appassionante! Essa infatti ci rende consapevoli che ciò che noi siamo, non si limita alla nostra breve storia personale, ma è la sintesi di un cammino sapienziale di tutta l’umanità. Comprendiamo che la parola coagula in sè storia, filosofia, arte, religione, passato ma anche presente e certamente è trampolino di lancio per il futuro. Le parole bibliche in particolare, così ben raccontate da Maria Teresa Milano, nascondono significati che spesso non conosciamo, ma che arricchiscono e spiegano il percorso dell’uomo verso la comprensione del mistero che da sempre vela il nostro rapporto con Dio e con il mondo. Anche le parole della filosofia, le “parole del portico” proposte da Luca Margaria, quelle della letteratura, dell’arte (anche cinematografica!) disegnano trame di condivisione, chiariscono e stimolano relazioni, ci fanno uscire dalla dimensione limitata del nostro io per farci apprezzare un mondo “altro”, un mondo di “altri” che parlandoci con un linguaggio sempre nuovo e creativo, ci rende infinitamente più umani, nel senso cosmico del termine.

Un libro bello, intenso e arricchente.

don Paolo Zambaldi