Venticinque anni fa, nel 1966, un gruppo di giovani cristiani austriaci, anche per rispondere ad uno degli scandali legati agli abusi sessuali da parte di alcuni componenti del clero cattolico, decise che era tempo di agire per ottenere una serie di cambiamenti e di riforme nella Chiesa Cattolica, di cui facevano parte e di cui volevano continuare a far parte.

Il gruppo lanciò il movimento che prese il nome di Wir Sind Kirche, che lanciò una petizione ed una raccolta di firma per sostenerla e farla pervenire al Vaticano.  Il movimento si diffuse in Germania ed in altri paesi europei, e nel 1997 prese il nome di IMWAC International Movement We Are Church.  

La petizione chiedeva la costruzione di una chiesa che riconoscesse  l’eguaglianza di tutti i battezzati, donne e uomini, nella chiesa; la partecipazione di tutto il popolo di Dio nella scelta dei vescovi delle chiese locali; l’ammissione delle donne a tutti i ministeri; la fine del celibato ecclesiastico; un atteggiamento positivo nei confronti della sessualità, e l’effettivo riconoscimento del primato della coscienza personale; la piena libertà di pensiero e di espressione dentro la chiesa, e l’abbandono dell’esclusione come mezzo per risolvere i problemi, in particolare con riferimento alla ricerca teologica.

L’anniversario dell’avvio del movimento è stato celebrato a Roma con una riunione internazionale, secondo le consuetudini di incontro del movimento, che si sono dovute adattare alle esigenze poste dalla lotta all’epidemia, ma che è stato aperto a tutti gli aderenti al movimento nei diversi paesi in cui è presente, ed ha visto la partecipazione di delegati dall’Austria, dalla Germania, dall’Italia, del Belgio, dall’Irlanda, dall’Olanda, dal Regno Unito, e in collegamento internet anche dalla Francia, dall’India, dal Pakistan, dal Portogallo, dalla Spagna e dagli Stati Uniti, per un totale di 34 persone in presenza e altre 8 via internet.

Le richieste della petizione sono ancora distanti dall’essere accettate dalla chiesa cattolica, ma sono al centro del dibattito nel cammino sinodale in Germania, ed all’ordine del giorno in molti paesi nell’ambito del processo sinodale nazionale e nella fase attualmente in corso del sinodo universale.

We Are Church si è diffusa con sorprendente rapidità nella maggioranza dei paesi europei, e negli ultimi anni anche – quasi sorprendentemente – in Asia;  l’iniziativa di Council50, nel 2015, in occasione dei 50 anni del Concilio Vaticano II, ha riunito realtà europee e americane impegnate nel promuovere la riforma della Chiesa cattolica e nel rilancio dello spirito del Concilio, ponendo le basi per una rete più vasta a livello mondiale.

In particolare nei paesi di lingua tedesca Wir Sind Kirche ha facilitato l’avvio di altre iniziative di rinnovamento della chiesa cattolica, tra cui la Pfarrer Initiative, poi Priester Initiative, il movimento Maria 2.0, e molte altre.

La strategia discussa nell’incontro di Roma pone particolare attenzione al processo sinodale, proponendosi di monitorarlo in tutti i paesi, di richiedere che si svolga in modo trasparente, e partecipandovi attivamente in tutte gli ambiti possibili.

Anche se in questi anni il Movimento ha dedicato le sue energie soprattutto a portare avanti le proprie istanze nell’opinione pubblica e verso la gerarchia ecclesiastica, è stata sottolineata la necessità di “essere la Chiesa che vogliamo vedere” (“to be the Church we want to see”), anche sulla spinta delle celebrazioni dell’Eucarestia di rete, da parte della rete internazionale, in risposta ai vincoli posti dalla pandemia.

Basilio Buffoni, Adista.it, 21/11/2021