La Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM) ha avviato, il 24 novembre, una procedura di denuncia presso le Nazioni Unite e l’Organizzazione degli Stati Americani (Oas) per il grave rischio di genocidio che incombe sul popolo Yanomami in Brasile.

La nota, intitolata «L’estrazione illegale, la malaria e l’incuria del governo minacciano l’esistenza del popolo Yanomami», immediatamente rilanciata da Religión Digital, si apre sottolineando che «i popoli indigeni Yanomami e Ye’kwana, abitanti della Terra Indigena Yanomami, stanno vivendo una situazione drammatica che minaccia seriamente la loro sopravvivenza fisica come popolo e la loro continuità culturale». La Terra Indigena Yanomami è «stata delimitata e regolarizzata nel 1992 con una dimensione totale di 9,6 milioni di ettari», « con una popolazione attuale di 28.141 persone». In questi ultimi 30 anni, «la costante minaccia della presenza di attività minerarie illegali, insieme alle difficoltà nell’assistenza sanitaria di base (…) sono sempre state una sfida per la vita degli Yanomami e degli Ye’kwana», due realtà che hanno assunto «negli ultimi anni, dimensioni straordinarie e drammatiche».

Da «quattro anni», infatti, «la presenza dello Stato sul territorio è sempre più debole, non ci sono infrastrutture per l’erogazione dei servizi sanitari, né professionisti né farmaci. Il fiume, gli animali e la terra sono contaminati dai metalli pesanti utilizzati nelle miniere illegali, come il mercurio», e «la ricerca scientifica ha evidenziato che il 92% degli Yanomami è esposto alla contaminazione».

Molti degli «avamposti di ispezione e protezione per il territorio, abitato anche da gruppi in isolamento volontario – spiega la nota della Repam – sono stati disattivati ??alcuni anni fa», altri hanno svolto il loro compito «solo in modo precario», determinando l’aumento della deforestazione e il disboscamento illegale. La sicurezza alimentare di queste comunità è minacciata dall’invasione del loro territorio e dal saccheggio delle loro risorse naturali; la malnutrizione infantile continua ad aumentare in forma brutale: nel periodo dal 2019 al 2020 ha causato la morte di 24 bambini».

«Il sistema internazionale dei diritti umani deve rispondere», esige la Repam. «La Commissione interamericana per i diritti umani sta monitorando da molti mesi la situazione del popolo yanomami. Come abbiamo visto, ha concesso misure cautelari che non sono state accettate dal Governo. È evidente la considerazione che le norme internazionali, sia regionali che del sistema universale, vengono violate. Perciò stiamo presentando l’urgente rapporto degli ultimi avvenimenti alle varie istanze delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati Americani, allo scopo di sollecitare che siano messe in atto le necessarie misure di pressione affinché cessino le flagranti violazioni denunciate».

Eletta Cucuzza, Adista.it, 25/11/2021

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