Oggi, infatti, il favorito alle elezioni è il candidato dell’estrema destra Jose Antonio Kast, (che dovrebbe concludere il primo turno intorno al 28%) apertamente nostalgico di Pinochet, ha dichiarato che se il Generale fosse ancora vivo, voterebbe per lui. Politico di lungo corso, eletto per la prima volta deputato nel 2002, nel 2017 si era già candidato Presidente, arrivando quarto, con circa l’8% dei voti. Suo fratello Miguel è stato una figura importante durante la dittatura, uno dei cosiddetti “Chicago Boys” il gruppo di economisti, formati negli Stati Uniti che hanno partecipato al regime, imprimendo una forte svolta liberista al Cile, è stato più volte Ministro e Presidente della Banca Centrale, nella giunta Pinochet.

Kast è un ammiratore di Bolsonaro e dell’ex dittatore peruviano Alberto Fujimori, oggi imprigionato per i crimini contro i diritti umani commessi dal suo regime. La sua visione politica coniuga un cattolicesimo fortemente conservatore (è contrario al diritto all’aborto, ai diritti LGBT, ai movimenti femministi e persino alla legge sul divorzio) con una politica economica liberista e una dura retorica sulla sicurezza e contro l’immigrazione. Vuole diminuire la spesa pubblica e le tasse per le imprese, difendere la “famiglia tradizionale” (lui stesso è sposato da 30 anni e ha 9 figli) cilena, usare la mano dura contro le rivendicazioni territoriali delle popolazioni native e limitare al minimo l’immigrazione nel paese. (…)

da Avanza in Cile la destra radicale e nostalgica di Antonio Kast, di L.Manzoni, Huffingtonpost.it, 22.11.2021

Articolo completo: https://www.huffingtonpost.it/entry/avanza-in-cile-la-destra-radicale-e-nostalgica-di-antonio-kast_it_619b4474e4b025be1ade0c7c