Don Milani immagina di lasciare una lettera ai missionari che nel futuro verranno a rievangelizzare il mondo dopo la caduta della Chiesa per mano dei poveri  stanchi di non essere difesi e appoggiati nelle loro lotte per la giustizia.

don Paolo Zambaldi

“Cari e venerati fratelli,

voi certo non vi saprete capacitare come prima di cadere noi non abbiamo messa la scure alla radice dell’ingiustizia sociale.

È stato l’amore dell’”ordine” che ci ha accecato.

Sulla soglia del disordine estremo mandiamo a voi quest’ultima nostra debole scusa supplicandovi di credere nella nostra inverosimile buona fede.

(Ma se non avete come noi provato a succhiare col latte errori secolari non ci potete capire).

Non abbiamo odiato i poveri come la storia dirà di noi.

Abbiamo solo dormito.

E’ nel dormiveglia che abbiamo fornicato col liberalismo di De Gasperi, coi congressi eucaristici di Franco. Ci pareva che la loro prudenza ci potesse salvare.

Vedete dunque che c’è mancata la piena avvertenza e la deliberata volontà.

Quando ci siamo svegliati era troppo tardi. I poveri erano già partiti senza di noi.

Invano avremmo bussato alla porta della sala del convito.

Insegnando ai piccoli catecumeni bianchi la storia del lontano 2000 non parlate loro dunque del nostro martirio.

Dite loro solo che siamo morti e che ne ringraziamo Dio.

Troppe estranee cause con quella del Cristo abbiamo mescolato. Essere uccisi dai poveri non è un glorioso martirio.

Saprà il Cristo rimediare alla nostra inettitudine. E’ lui che ha posto nel cuore dei poveri la sete della giustizia. Lui dunque dovranno ben ritrovare insieme con lei quando avranno distrutto i suoi templi, sbugiardati i suoi assonnati sacerdoti.

A voi missionari cinesi figlioli dei martiri il nostro augurio affettuoso.

Un povero sacerdote bianco della fine del secondo millennio.”

(don Lorenzo Milani, Esperienze pastorali, libreria Editrice Fiorentina, 1997)