“Meno carceri e più scuole per i poveri. Solo così gli Usa torneranno una società equa”. Ma servono 20 anni

Nel suo ultimo libro, l’economista Temin descrive le profonde disuguaglianze dell’America dove il 20 per cento delle persone detiene soldi e potere. Bianchi poveri, ispanici, neri costretti a vivere in quartieri ghetto, spesso incarcerati senza ragione e ignorati dai media. La soluzione? Cultura e formazione per tutti.

ROMAMeno carceri, più scuole. L’economista Peter Temin – che lavora al Mit di Boston – suggerisce questa strada per sanare la profonda, strutturale disuguaglianza che affligge la società statunitense, divisa in ricchissimi e poveri. Ma Temin avverte: un piano efficace – che limiti la persecuzione della maggioranza povera puntando sul rilancio del sistema educativo – andrebbe portato a termine per un periodo lungo, di almeno 16 anni e forse di venti. Pena il suo fallimento.

Nel suo nuovo libro “The Vanishing Middle Class: Prejudice and Power in a Dual Economy”,  Peter Temin descrive l’America come un sistema a due classi. Una piccola classe prevalentemente bianca detiene una quota sproporzionata di denaro, potere e influenza politica; una seconda – molto più grande – è in condizioni di soggezione, esposta ai capricci del primo gruppo. All’interno del gruppo dei “perdenti”, persone di colore, ma anche tanti bianchi (in genere, di origini ispaniche). Gli asiatici invece sono riusciti a entrare nella classe dominante, vincendo le sue resistenze.

La cultura è una discriminante. I ricchi prendono la laurea in college di grande prestigio. Lavorano nei settori più vitali, come finanza e tecnologia. Quindi guadagnano moltissimo. Parliamo di un 20 per cento su 320 milioni di cittadini statunitensi. Gli altri sono, in maggioranza, lavoratori poco qualificati e a basso reddito. Gli immigrati che sono arrivati negli Usa prima del 1970, tante volte hanno agganciato il “sogno americano” arricchendosi pur partendo dal basso. Dopo il 1970, gli immigrati sono finiti spesso fuori gioco, anche perché discriminati in ragione della razza

Questa discriminazione, secondo Temin è perseguita scientificamente: i poveri sono costretti a vivere in quartieri degradati, spesso sono incarcerati sulla base di accuse fumose e vengono incoraggiati a non votare. Si cerca anche di escluderli dalla sfera di interesse dei media perché non possano parlare né protestare, I ricchi – grazie a copiosi finanziamenti ai politici – chiedono norme che permettano di sostenere il loro successo economico, escludendo tutti gli altri.

Temin suggerisce un piano ventennale per rendere gli Usa un mondo abitabile anche dai poveri. Le sue proposte prevedono:

– meno investimenti nelle carceri;
– più investimenti nelle scuole pubbliche (a partire dalla primarie), per riportare in condizioni di agibilità quelle dei quartieri disagiati;
– più investimenti nei trasporti perché bianchi poveri, ispanici, neri possano uscire dal ghetto;
– la creazione di agenzie pubbliche che promuovano la mobilità e la crescita sociale;
– la diffusione di una cultura dell’uguaglianza per supportare i poveri di oggi come i neri degli anni ’60 e ’70.

Le possibilità di attuare questi propositi di uguaglianza? Temin ammette che è arduo sperare nella realizzazione anche di uno solo degli obiettivi che suggerisce.

(Aldo Fontanarosa, La Repubblica, 30 dicembre 2017)